Potete vedere e sentire l’intervento e l’intervista di Beatrice Biagini all’assemblea dei circoli del PD che si è tenuta sabato a Roma.
Un saluto a Ilaria
Ilaria La Commare, una delle fondatrici del nostro circolo, ha scelto di lasciarci martedi’ 17 marzo.
Gli amici di Ilaria
vi invitano a
un momento di raccoglimento in sua memoria
sabato 21 marzo alle ore 18:30
in contemporanea a Roma e a Parigi
Roma: Cuntrastamu – via Agostino Bertani, 5 a Roma, dalle 18,30
Parigi: La libreria 89, r Fbg Poissonnière 75009 Paris
Chi vuole potrà leggere un testo di Ilaria o un messaggio da condividere che sarà scritto su un libro che consegneremo alla famiglia, sia a Roma che a Parigi
Si ringraziano: La libreria, Cuntrastamu, Cafebabel.com
La riunione dei circoli e l'”agenda di Ispra”: che la direzione ci ascolti
In calce a questo post trovate un post di Paolo Marsili del circolo di Ispra del PD, che riguarda la riunione dei circoli a Roma il 21 di marzo 2009. Lo riprendiamo con piacere perché dice cose cui vorremmo che la Direzione ponesse la massima attenzione.
Mi sembra cosi’ importante che tanto per inventarsi uno slogan parlerei dell'”agenda di Ispra”.
Non so nel vostro lavoro, ma nel mio le riunioni importanti si organizzano con mesi, anni di anticipo. Si chiariscono i processi decisionali. Si stabilisce un ordine del giorno. Del meeting del 21 – da non sottovalutare, è l’unico spiraglio che sembra venir dato ai Circoli – invece si sa soltanto che il nostro circolo avrà sette minuti di tempo di parola. Non abbiamo nessuna idea del ruolo di questa comunicazione; quali effetti ci si aspetta che abbia? Le nostre proposte verranno registrate da qualcuno?
Ditemi quello che vi pare, tutto questo è dilettantesco, a dir bene, e in malafede a pensar male.
E farei anche notare che è vero che noi siamo diversi in quanto Berlusconi ci mette i soldi, come dice il circolo di Ispra; ma non va affatto sottovalutato il fatto che ha messo nel partito suo dei manager. Ovvero gente che sa che cos’è la riunione del lunedi’ mattina. Ci piace, non ci piace, ma questa è la concorrenza: gente che sa come funziona il lavoro organizzato. Il nostro partito non è, ci mancherebbe, né lo vogliamo, un partito azienda, ma a nessuno di noi va di perder tempo e vedere intelligenza e azione vanificate per la disorganizzazione.
L’agenda di Ispra è questo: il partito non dev’essere gestito in modo dilettantesco. Il 21 sarà importantissimo muoversi a lato della kermesse assembleare per ottenere il massimo di scambi orizzontali con gli altri circoli.
Roberto Casati
Caro segretario Franceschini,
ho reperito quasi per caso la notizia che sabato prossimo si terrà l’assemblea nazionale dei circoli PD.
Bene è una bella e importante iniziativa che ho scoperto sul sito nazionale del PD, ma per la quale non è venuta al nostro Circolo Aziendale PD-ISPRA alcuna segnalazione dalle strutture (o presunte tali) di Partito.
Ma allora mi domando ancora una volta: dove sta il Partito?
Ma i responsabili dell’organizzazione del Partito che cosa organizzano se per un evento importante come l’Assemblea Nazionale dei circoli PD non riescono a dare il giusto e necessario risalto?
Ma come si pensa di andare alle elezioni per il parlamento europeo se si continua a mortificare la base che sta tra la gente? Ma abbiamo proprio uno spirito suicida?
Il recente cambio al vertice del PD, al di là dei buoni/ottimi spunti che hanno finalmente messo in difficoltà il governo Berlusconi, che ripercussioni sta avendo sul piano interno del Partito?
Dove sono andati a finire i buoni propositi per un rinnovato rapporto con la base?
Dobbiamo forse risolvere ancora la questione del partito leggero e dell’esistenza o meno dei circoli territoriali e di quelli aziendali?
Sul sito ho cercato l’agenda dei lavori. Ciò che ho trovato è che si comincia alle ore 10:00 e si finisce alle ore 17:00. Di cosa si parlerà non si sa!
Agire in questo modo significa rendere impossibile la partecipazione della base. Significa letteralmente respingere e annullare quel movimento costituito dai milioni di cittadini che sono andati alle primarie e, per ultimo, alla manifestazione del 25 ottobre 2008. Significa sprecare tanta energia, quella della parte migliore della nostra società. Significa volere e fare un partito sul modello del PDL senza sapere che quel modello funzionerà per il PDL solo fino a quando ci sarà un padrone e signore che con i suoi soldi e i suoi mezzi mediatici potrà disporre di un potere mai visto in una democrazia occidentale.
Noi del PD non abbiamo e non vogliamo avere un padrone.
Noi ci siamo ripromessi di cambiare in meglio questa società.
Noi vogliamo un partito che sia della gente e tra la gente. Un partito popolare che trae la sua proposta politica dalla realtà vissuta e dai problemi dei cittadini collegando le soluzioni ai principi della equità sociale, del rispetto della persona, della solidarietà, dell’inclusione sociale, dello sviluppo, della tutela ambientale …. in una ottica rigorosamente riformista.
Ma un partito di questo genere non può prescindere da un rapporto strettissimo con la base, con la sua base.
E allora qui ritorno all’organizzazione che non c’è e che a questo punto assume una valenza politica che ha una drammatica ricaduta sulla “natura” del PD. Su quello che si vuole sia il PD.
Ebbene carissimi dobbiamo darci una mossa e uscire dalle secche di questo grande malinteso.
E’ ora che il partito a tutti i livelli, ma in particolare in quelli più alti, su questo punto prenda una posizione definitiva e poi, soprattutto, agisca di conseguenza.
Io sono disposto a combattere questa battaglia in ogni contesto nel quale posso accedere.
Voglio che il mio Partito si organizzi seriamente perché l’organizzazione non è solo il tramite ineludibile che permettere l’indispensabile osmosi di idee, progetti e di energie tra la base e il vertice, ma è l’elemento fondamentale attraverso il quale la discussione politica interna si sviluppa in modo ordinato e fattivo. E’ in ultima analisi una condizione necessaria per la formazione, definizione e confronto democratico delle proposte politiche .
Per questo, ripeto, lotterò per quanto saprò e potrò e invito tutti democratici a lottare a non rinunciare al sogno che tutti abbiamo associato alla nascita del PD.
Caro segretario ti prego volgi lo sguardo all’organizzazione e fai qualcosa di più e al più presto perché così, temo, non si va da nessuna parte.
Ti auguro di cuore un grande in bocca al lupo!
Paolo Marsili
Coord. Circolo PD-ISPRA
Una parabola laica (Elena Pasquinelli)
Un uomo va dal legislatore e gli dice: senta per me la vita è un dono di cui io non posso disporre, un qualcosa di molto superiore alla piccolezza della mia condizione umana; sono preoccupato perché il giorno in cui la mia capacità di esercitare la mia volontà e anche la mia coscienza venissero a mancare, ovrrei veder rispettata questa mia profonda convinzione. Che la vita non è mia e non ne posso decidere, essa mi sarà tolta o data da Colui che questa vita regge.
Il legislatore pone delle domande: mi scusi ma se la sua vita è indisponibile, noi cosa possiamo fare per aiutarla? Cosa preferisce che facciamo nel caso di una malattia grave: non vuole essere curato, perché la sua vita dipende dal suo Dio?
Voto degli italiani all’estero
Una nota da “Inform”
“Gli elettori italiani residenti nei Paesi membri dell’Unione Europea possono votare per l’elezione dei rappresentanti del Paese dove risiedono, oppure, in alternativa, per l’elezione dei rappresentanti italiani.
Anche chi si trova in un Paese UE per motivi di studio o di lavoro può votare per i rappresentanti italiani, presentando all’Ufficio consolare di riferimento, entro il 19 marzo, apposita domanda al proprio Comune italiano di residenza.
L’elezione dei membri italiani del Parlamento Europeo avrà luogo, nei Paesi UE, il 5 e il 6 giugno 2009 (mentre in Italia il 6 e il 7 giugno), presso la sezione istituita dall’Ambasciata/Consolato di riferimento.
Se si rientra nelle categorie di cui sopra, l’elettore riceverà a casa, da parte del Ministero dell’Interno italiano, il certificato elettorale con l’indicazione della sezione presso la quale votare, della data e dell’orario delle votazioni. Qualora non si dovesse ricevere il certificato elettorale, si potrà contattare l’Ufficio consolare competente per verificare la propria posizione elettorale, ed eventualmente richiedere il certificato sostitutivo. Per conoscere l’ubicazione della propria sezione sezione, si potrà anche consultare il sito della sede diplomatico-consolare di riferimento.
Se invece l’elettore desidera votare in Italia pur essendo residente in un Paese UE, deve farne esplicita richiesta, entro il giorno precedente le elezioni in Italia, al Sindaco del Comune italiano di ultima residenza.
E’ vietato il doppio voto: pertanto se l’elettore vota presso le sezioni istituite all’estero non potrà farlo presso quelle presenti in Italia, e viceversa.
Il cittadino italiano temporaneamente in un Paese extra-UE – come militare o appartenente a forze di polizia in missione internazionale [1]; come dipendente di amministrazioni pubbliche per motivi di servizio [2]; come professore universitario o suo familiare convivente [3] – potrà votare per i rappresentanti italiani al Parlamento Europeo, esprimendo il suo voto per corrispondenza.
La procedura da seguire dipende dalla categoria di cui fa parte: se è un militare o un dipendente pubblico, dovrà trasmettere una dichiarazione al comando o amministrazione di appartenenza, entro il 3 maggio; se è un professore universitario, dovrà trasmettere la dichiarazione direttamente all’Ambasciata/Consolato di riferimento unitamente alla dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà. I familiari conviventi dovranno presentare anche la dichiarazione sostitutiva relativa allo stato di familiare convivente.
Per ulteriori informazioni, si può scrivere all’indirizzo di posta elettronica votoestero09.europee@esteri.it
[1]Appartenenti alle Forze armate e alle Forze di polizia temporaneamente fuori dal territorio dell’Unione europea in quanto impegnati nello svolgimento di missioni internazionali.
[2]Dipendenti di Amministrazioni dello Stato, di regioni o di province autonome, temporaneamente fuori dal territorio dell’Unione europea per motivi di servizio, qualora la durata prevista della loro permanenza all’estero, secondo quanto attestato dall’Amministrazione di appartenenza, sia superiore a tre mesi, nonché, qualora non iscritti alle anagrafi dei cittadini italiani residenti all’estero, i loro familiari conviventi.
[3]Professori universitari, ordinari ed associati, ricercatori e professori aggregati, di cui all’articolo 1, comma 10, della legge 4 novembre 2005, n. 230, che si trovano in servizio fuori dal territorio dell’Unione europea presso istituti universitari e di ricerca per una durata complessiva all’estero di almeno sei mesi e che, alla data del decreto del Presidente della Repubblica di convocazione dei comizi, si trovano all’estero da almeno tre mesi, nonché, qualora non iscritti nelle anagrafi dei cittadini italiani all’estero, i loro familiari conviventi. (Inform)”
Riunione PD parigi 6 marzo 2008 ore 21 (dopo conferenza di Franco Prodi sul cambiamento climatico alle 18:30)
Alle 21:00 presso la sede Acli di Rue Georges Eastman n. 6 nel 13° riunione del circolo di Parigi dedicata al seguente ordine del giorno:
- segreteria Franceschini: la proposta del PD Parigi
- scadenze elettorali : amministrative, europee e referendum
- trasperenza e democrazia interna: sintesi del gruppo di lavoro
- scuola estiva PD Europeo
- manifestazione 28 marzo: Carovana
- varie ed eventuali
Ricordiamo inoltre, nella stessa data:
Il 6 Marzo 2009 alle ore 18:30, nella sala Fer à Cheval della Marie del XIII Arr. a Parigi, si terra’ un incontro con Franco Prodi , professore ordinario di fisica dell’atmosfera all’Università di Ferrara, sul tema:
“Cambiamenti climatici: cause naturali e cause antropiche”
In un contesto in cui media e politica si impossessano del tema del riscaldamento del pianeta alimentando confusioni sulle basi oggettive della discussione, l’incontro si propone di fare chiarezza, dando gli elementi di base per orientarsi e rivendicando il primato della conoscenza scientifica.
Partendo dal “sistema clima”, descritto nelle sue fondamenta fisiche, la presentazione descriverà i grandi cicli climatici del passato e la variazione del riscaldamento negli ultimi due secoli del clima storico, presentando gli aspetti che ancora devono essere approfonditi per arrivare ad una conoscenza che permetta la previsione degli andamenti futuri.
In occasione delle manifestazioni sarà possibile ritirare la tessera.
Il costoso calendario elettorale: 200 milioni di euro (più del costo della Social Card) per uccidere il referendum
Come sappiamo, la decisione attuale è di avere questo calendario
elettorale in Giugno:
– 6/7 amministrative (primo turno) + europee
13/14 referendum elettorale
20/21 amministrative (eventuale secondo turno)
Non notate qualcosa di strano? Avendo già due turni di elezioni,
bisognava proprio mettere il referendum a panino tra le due elezioni?
Nando Dalla Chiesa: réponse à B.H. Lévy sur le cas Battisti
Nous publions ce court texte de Nando Dalla Chiesa en réponse à un article de B.H. Levy. Les partis de gauche et notamment le PCI, on l’oublie bien trop souvent, ont été en première ligne dans la lutte contre les terrorisme. Nous souhaitons un débat, en France, plus au jour des données historiques.
Les terroristes ne sont pas des héros romantiques
Nando Dalla Chiesa
http://archivio.unita.it/v2/gol/viewer.asp?Pag=21&G=24&M=02&A=2009&foliazione=47&startpag=0&sezione=naz
Tiré de L’Unità, 24 février 2009.
“Je suis tout à fait d’accord avec la phrase de B.H. Lévy: “Les principes n’admettent pas d’exceptions”. C’est bien ça. Si quelqu’un tue en Italie une ou plusieurs personnes il purge sa peine suivant les procédures et les mesures prévues par la loi italienne. sans exceptions. Et cela même s’il a des amis ou il peut vanter des protections et des sympathies auprès des élites intellectuelles françaises.
Umberto Veronesi, Andrea Camilleri, Stefano Rodotà, Paolo Flores d’Arcais: Gli emendamenti del Pd sulla legge “fine-vita” non sono una mediazione, sono una resa.
Riprendiamo e sottoscriviamo l’appello pubblicato da Micromega:
“Stimato onorevole Franceschini,
appena eletto segretario del Partito democratico, lei ha fatto riferimento alla laicità come valore irrinunciabile del suo partito, in quanto valore irrinunciabile della carta costituzionale. Il banco di prova della coerenza pratica rispetto a questa affermazione è costituito dall’atteggiamento che il suo partito assumerà nella discussione sulla legge cosiddetta “fine-vita”.
Laicità significa che nessuna convinzione religiosa o morale viene imposta per legge da un gruppo di persone, per quanto ampio, alla totalità dei cittadini. E questo vale più che mai per quanto riguarda ciò che è più proprio di ciascuno, che fa anzi tutt’uno con la propria esistenza, la sua stessa vita, e la parte finale di essa.
E infatti la Costituzione della Repubblica nel suo articolo 32, e la convenzione di Oviedo ratificata dall’Italia, la legge sul servizio sanitario nazionale, e numerose e univoche sentenze della Cassazione negli ultimi anni, stabiliscono in modo tassativo che nessun cittadino può essere sottomesso a “interventi nel campo della salute” senza il suo consenso (debitamente informato) e che tale consenso può essere ritirato in qualsiasi momento. La convenzione di Oviedo evita ogni distinzione tra “cure” e altri interventi (“di sostegno vitale”, ecc.) proprio perché non si possa giocare sulle parole e violare così il diritto del paziente di rifiutare qualsiasi trattamento medico e/o ospedaliero (tranne che per gli eccezionali motivi di sicurezza pubblica: epidemie, vaccini e simili).
Sulla propria vita, insomma, può decidere solo chi la vive, e nessun altro. Questo l’abc della laicità che l’Europa tutta ha adottato in campo medico, confermando l’essenzialità del consenso informato nell’articolo 3 della carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.
Il disegno di legge Calabrò distrugge tale diritto. All’art. 2, comma 2 dice infatti: “L’attività medica, in quanto esclusivamente finalizzata alla tutela della vita e della salute, nonché all’alleviamento della sofferenza non può in nessun caso essere orientata al prodursi o consentirsi della morte del paziente, attraverso la non attivazione o disattivazione di trattamenti sanitari ordinari e proporzionati alla salvaguardia della sua vita o della sua salute, da cui in scienza e coscienza si possa fondatamente attendere un beneficio per il paziente”.
Il che significa che Piergiorgio Welby non potrebbe far disattivare il respiratore artificiale, e che Luca Coscioni non avrebbe potuto rifiutare la tracheotomia, e che l’amputazione di un arto che va in gangrena diventerebbe coatto, e così la trasfusione di sangue anche a chi la rifiuta per motivi religiosi (tutti rifiuti garantiti oggi dalla legge e più volte applicati fino al “prodursi della morte del paziente”).
Non basta. L’articolo 5 comma 6 stabilisce che “Alimentazione ed idratazione, nelle diverse forme in cui la scienza e la tecnica possono fornirle al paziente, sono forme di sostegno vitale e fisiologicamente finalizzate ad alleviare le sofferenze e non possono formare oggetto di Dichiarazione Anticipata di Trattamento”. In tal modo il cosiddetto testamento biologico diventa una beffa. Qualsiasi cosa abbia stabilito il cittadino, davanti a un notaio e reiterando le sue volontà ogni tre anni, il sondino gli sarà messo in gola a forza. I medici delle cure palliative hanno del resto spiegato drammaticamente che alimentazione e idratazione non alleviano ma moltiplicano e intensificano le sofferenze nei malati terminali. Queste sofferenze aggiuntive, che è difficile non definire torture in malati in quelle condizioni, diventano con questa legge obbligatorie.
E’ evidente il carattere anticostituzionale di tale legge, ma anche il suo carattere semplicemente disumano. Purtroppo gli emendamenti proposti dal suo partito (primo firmatario Anna Finocchiaro) lasciano intatta la violenza dell’articolo 2 comma 2, e aprono solo un modesto spiraglio rispetto a quella dell’articolo 5 comma 6. Non parliamo della cosiddetta “mediazione” di Rutelli, praticamente indistinguibile dal disegno di legge della maggioranza, e che non a caso è stata benevolmente accolta dall’on. Quagliariello.
Il Partito democratico aveva il suo progetto di legge da anni, e con tale programma andò alle elezioni che portarono al secondo governo Prodi: la legge firmata da Ignazio Marino. Ogni passo indietro rispetto a tale proposta sarebbe una rinuncia pura e semplice ai diritti elementari sanciti dalla Costituzione, dalla convenzione di Oviedo, dalle sentenze della Cassazione.
Abbiamo letto che il suo partito sarebbe comunque orientato a dare ai suoi parlamentari “libertà di coscienza” al momento del voto. Ci sembra che tale atteggiamento sia frutto di un fraintendimento molto grave.
Se venisse presentato un disegno di legge che stabilisce la religione cattolica come religione di Stato, proibisce il culto ai protestanti valdesi e obbliga gli ebrei a battezzare i propri figli, sarebbe pensabile – per un partito politico che prenda sul serio la Costituzione – lasciare i propri parlamentari liberi di “votare secondo coscienza”, a favore, contro, astenendosi? O non sarebbe un elementare dovere, vincolante, opporsi a una legge tanto liberticida?
La legge ora in discussione sulle volontà di fine vita è, se possibile, ancora più liberticida (e disumana) di quella sopra evocata. Non costringe al battesimo forzato, costringe al sondino forzato, al respiratore forzato, a qualsiasi accanimento che prolunghi artificialmente una vita che, per la persona che la vive, non è più vita ma solo tortura. Peggiore quindi della morte.
In ogni caso la libertà di coscienza del parlamentare non può essere invocata per violare e cancellare la libertà di coscienza delle persone.
Siamo certi perciò che nulla di tutto questo accadrà, e che in coerenza con il valore della laicità da lei riaffermato, il Partito democratico non tollererà scelte che violino, opprimano e vanifichino l’elementare diritto di ciascuno sulla propria vita.”
Andrea Camilleri
Paolo Flores d’Arcais
Stefano Rodotà
Umberto Veronesi
(25 febbraio 2009)
Cambiamenti climatici: cause naturali e cause antropiche. un incontro organizzato dal PD Parigi
Il 6 Marzo 2009 alle ore 18:30, nella sala Fer à Cheval della Marie del XIII Arr. a Parigi, si terra’ un incontro con Franco Prodi , professore ordinario di fisica dell’atmosfera all’Università di Ferrara, sul tema:
In un contesto in cui media e politica si impossessano del tema del riscaldamento del pianeta alimentando confusioni sulle basi oggettive della discussione, l’incontro si propone di fare chiarezza, dando gli elementi di base per orientarsi e rivendicando il primato della conoscenza scientifica.
Partendo dal “sistema clima”, descritto nelle sue fondamenta fisiche, la presentazione descriverà i grandi cicli climatici del passato e la variazione del riscaldamento negli ultimi due secoli del clima storico, presentando gli aspetti che ancora devono essere approfonditi per arrivare ad una conoscenza che permetta la previsione degli andamenti futuri.
Ha svolto l’ insegnamento universitario, avendo conseguito la libera docenza in Meteorologia nel 1971, prima come incaricato all’Università di Modena (1970-1987), poi dal 1987 a tutt’oggi come professore ordinario di Fisica dell’Atmosfera all’Università di Ferrara.
Ha trascorso vari periodi di ricerca presso il National Center for Atmospheric Research di Boulder (Colorado, USA). E’ stato membro della Commissione internazionale di Fisica delle Nubi e delle Precipitazioni (ICCP) della IUGG (International Union of Geodesy and Geophysics). E’ nel board di alcune riviste scientifiche internazionali.
Il campo di ricerca principale è la fisica delle nubi e delle precipitazioni, con particolare riguardo alla formazione della grandine, alla fisica dell’aerosol, ai bilanci di radiazione, alla radarmeteorologia dei temporali grandinigeni, alla meteorologia da satellite, alle previsioni di nowcasting.
Ha pubblicato più di cento lavori su riviste scientifiche internazionali.