
Segnalo un articolo comparso sull’Unità, a proposito di veli ma soprattutto di diritti e corpo delle donne
http://archivio2.unita.it/v2/carta/showoldpdf.asp?anno=2010&mese=05&file=06CUL38a

Segnalo un articolo comparso sull’Unità, a proposito di veli ma soprattutto di diritti e corpo delle donne
http://archivio2.unita.it/v2/carta/showoldpdf.asp?anno=2010&mese=05&file=06CUL38a
Io ho un reddito fisso, diciamo il mio stipendio. Riccardo ha un reddito aleatorio, diciamo ventimila azioni Telecom. Ecco, tra me e Riccardo ci possiamo mettere d’accordo e scrivere un contratto nel quale stabiliamo che tra il 2015 e il 2016 io gli verserò ogni mese il mio stipendio e lui in cambio mi verserà ogni mese una somma pari alla plusvalenza che lui ha realizzato in questi anni e fino al 2015, divisa per 12. Io ci guadagno se il mio stipendio non cresce molto e se lui fa una bella plusvalenza, lui ci guadagna se io vengo promosso e/o se le sue azioni vanno male. Questo contratto poi io lo metto sul mercato e Goffredo decide di comprarlo in cambio di soldi, pochi maledetti ma subito, perché lui nelle capacità d’investimento di Riccardo ci crede di brutto. Io a quel punto mi son tirato fuori dal rischio speculativo e ho convertito in soldi oggi un eventuale guadagno (magari maggiore, o almeno è quel che pensa Goffredo) domani.
Tempo dopo io sono al bar con Zack e dico “ma quel Goffredo là è proprio un pollo, eh. Mi ha comprato uno swap assurdo indicizzato sul mio stipendio e sul rendimento delle azioni di Riccardo”. Zack pero’ non solo non pensa che Goffredo sia un pollo, ma mi invita a scommetterci: facciamo quindi un nuovo contratto, in cui io scommetto che Goffredo finisca sul lastrico a causa del suo investimento sul titolo — che peraltro ho emesso io, e ne so qualcosa sulle possibilità che almeno il mio stipendio cresca — mentre Zack scommette che Goffredo abbia fatto un affare: lui mi offre quindi un contratto d’assicurazione, impegnandosi a pagarmi una certa somma se, nel 2016, dovesse venir fuori che Goffredo e Riccardo non son stati molto scaltri, io gli allungo dei soldi (pochi, maledetti, subito). Io poi questa particolare “polizza d’assicurazione” la posso ovviamente scambiare sul mercato ma non intendo farlo subito: non prima di aver parlato in giro di quanto sia scarso Goffredo e di quanto andrà male Telecom, in modo da farne salire un po’ il prezzo e farci una bella plusvalenza.
Nel frattempo Goffredo si rende conto che per comprare il mio titolo ha impegnato gli ultimi soldi che aveva in tasca e stasera per giunta c’è Pupo a Parigi e lui a un concerto di Pupo non può proprio mancare. Disperato, decide di venire alla riunione del Pd (quella ristretta, sui Comites) e ci viene con dei titoli del debito appena stampati: lo impegnano, in cambio di contante fresco, a pagare a chi li compra un tasso d’interesse mensile da oggi fino al giorno della scadenza, più il riscatto della somma (alla pari, cioé il 100%) alla scadenza. Per convincerci, visto che nessuno pare interessato all’acquisto, alza il tasso d’interesse, dal 3 al 5, infine al 7%. Quando sono arrivati al 9% io, Beatrice e il resto dell’assemblea ne compriamo un po’, Goffredo può andare al concerto di Pupo e per il momento tutto bene.
Il problema di Goffredo è che non avrebbe dovuto prendere anche due coche-cole alla modica cifra di 18 euro al baracchino fuori dalla sala dei concerti, perché adesso non ha sufficiente contante, anche calcolando gli interessi attivi che gli darebbe la banca sul suo capitale, per ripagare gli interessi passivi che ha contratto con me e con Bea. Allora inizia a emettere altro debito e — cosa ancor peggiore — si fa convincere da Bea sull’emissione di un altro derivato, soldi freschi in cambio dell’impegno a ripagare tutto tra il 2016 e il 2020. Bea — che ha su di me una certa autorità morale — mi consiglia di far finta di comprare questi titoli in modo da dare una mano a Goffredo, che altrimenti va in bancarotta e non pagherà né me né lei (ovviamente per questo lavoro Bea prende una commissione da Goffredo). Poi Bea (sempre lei) si impegna anche a coprire il fatto che Goffredo non ha ricevuto in realtà neanche una lira né da me ne da altri, ma l’ha scritto nelle sua contabilità comunque come un attivo. Quindi gli copre un falso di bilancio
Ecco uscendo di metafora questo è quello che è successo alla Grecia (Goffredo) per colpa degli hedge funds (io e Bea), per mezzo degli swap: il primo (il contratto tra me e Riccardo) era uno swap “semplice”; il secondo (quello tra me e Zack) era un CDS, Credit Default Swap. Si nota che la differenza è che mentre il primo swap era su due redditi che tutti possono verificare via via e che sono reali (è cioè uno swap con un sottostante), il secondo era uno swap sul niente, una pura scommessa.
Il mio interesse e quello di Bea è speculativo: a noi interessa dapprima che Goffredo emetta titolo con il più alto tasso possibile, e comprarlo. Poi ci conviene che la gente sappia che Goffredo non è solvibile, in modo che il mio titolo che scommette sull’insolvenza di Goffredo (il secondo swap) salga di valore. Infine, ci conviene che arrivi Maria Chiara che, su pressioni guardacaso mie e di Bea, dia a Goffredo i soldi che gli servono, cosi’ da un lato noi abbiamo il capitale dell’investimento garantito, dall’altro ci siamo assicurati un titolo che rende moltissimo e che pero’ non presenta rischi particolari (e noi lo sappiamo). Ovviamente venderemo lo swap che scommette sul fallimento di Goffredo non appena saremo sicuri che a Goffredo gli aiuti arrivano, ma prima che lo sappiano gli eventuali acquirenti. Li venderemo proprio quando tutti credono che Goffredo fallirà sicuramente. Mentre ci terremo stretti il suo BTP, che — quando le acque si saranno calmate — sarà un gran bell’investimento, sicuro sicuro, a medio-lungo.
Più seriamente: per gli hedge funds questo della Grecia è in realtà un obiettivo intermedio. La ciccia la fanno speculando sul valore dell’euro. Nel frattempo la Grecia ha dato una piccola, coraggiosa risposta: gli hedge non possono comprare i titolo del debito greco.
Da un punto di vista di policy la soluzione più seria mi pare:
1. impedire che gli swap siano scambiabili sui mercati, regolamentati o non – non tutti gli swap, solo quelli puramente speculativi
2. stabilire per legge che gli stati che aderiscono all’UE debbano avere un bilancio certificato da un’agenzia europea, e debbano essere in attivo, come in Germania (se la Merkel aiuta i greci non può farlo andando in rosso, loro il pareggio nei conti ce l’hanno nella costituzione)
3. far pagare le tasse a chi non le paga: in Grecia c’è un’evasione fiscale altissima, unita a una crisi economica strutturale: i soldi mancano per forza. Ah, by the way: vi ricorda qualcosa?
4. Impegnarsi pubblicamente a non aiutare proprio nessuno. I greci falliscono? Falliscano. Chi ci ha scommesso comprando titoli del debito, stavolta si attacca. Il popolo greco si rivalga su chi per anni non ha pagato le tasse, sulle banche, sui governanti.
5. Rispondendo con open market operations alle oscillazioni dell’euro. Abbiamo una base monetaria ampia, certo se non avessimo usato tutti quei soldi per aiutare le banche a fare i profitti che hanno fatto nel 2009, sarebbe stato meglio. Ma i soldi li abbiamo.
Sono iniziate le raccolte firme per indire referendum abrogativo per
la ripubblicizzazione dell’acqua.
Propongo le seguenti azioni (in ordine crescente di importanza, impegno ed efficacia)
1) Adesione formale alla raccolta firme da parte del PD Circolo Parigi ed Associazione Democratici Parigi.
Pubblicazione sul blog, su FB, via newsletter indicando la nostra adesione ed invitando a firmare in Italia;
2) Stessa cosa, ma costituendo un comitato promotore con tutti quelli che ci stanno
3) Azione formale verso il consolato o in Italia, affinchè i residenti italiani (solo iscritti all’AIRE ?) a Parigi poassano firmare almeno al Consolato.
4) Azione formale affinché i residenti italiani a Parigi possano firmare in banchetti al di fuori del consolato, magari organizzando una iniziativa.
Vedere se anche chi non è iscritto all’Aire possa firmare. In Italia è possibile firmare anche se firma fuori dal proprio comune di residenza.
Tutto questo non è affatto convincente.
Un coro si leva, se non unanime almeno trasversale rispetto agli
schieramenti politici, dalle aule di Montecitorio. Esponenti di rilievo
di PDL, PD, UDC marciano insieme verso una interrogazione parlamentare,
si appellano al Presidente del Consiglio perché ristabilisca un
fondamentale principio di merito in uno degli ambiti più intricati del
panorama italiano. Prove di riforme istituzionali? Di più, molto di più
per un italiano. Lazio-Inter. Non una Lazio-Inter qualunque, ma una
Lazio-Inter che decide l’esito di un campionato avvelenato dalla
resurgenza delle polemiche di calciopoli, e che strappa dalle mani lo
scudetto alla Roma (non a caso, esiste un club giallorosso a
Montecitorio).
Per chi desiderasse approfondire:
http://www.repubblica.it/sport/calcio/2010/05/03/news/reazioni-poltica-3784870/
Il circolo parigino del PD si è riunito mercoledi 31 per una discussione sull’esito del voto.
Ne è nata una lettera rivolta al segretario Bersani e alla Presidente Bindi del PD.
Di seguito il testo:
PD Parigi
Parigi, 8 aprile 2010
Cara Presidente, Caro Segretario,
tra i nostri valori iscriviamo quello della verità. E la verità – così come è stata percepita dalla stragrande maggioranza dei militanti e dall’opinione pubblica – è che abbiamo perso.
Cambiare passo non basta: è necessario cambiare direzione.
Molti di noi, durante la campagna elettorale, si sono sentiti in forte disagio quando hanno scoperto che un esponente del Partito, implicato in vicende di corruzione, paragonava il Pd a un negozio.
Noi abbiamo scelto un partito e per nessuna ragione, a nostra insaputa, vorremmo trovarci in un negozio o in un comitato di affari: non è la nostra concezione della politica. Anche questo risultato mostra i guasti della realpolitik, di una politica ridotta a furbizia o a gioco di alleanze, senza alcuna visione ideale.
Troppe volte abbiamo dato l’impressione di un partito confuso, senza una linea chiara. E, cosa più grave, troppo timido o sordo rispetto alla giusta protesta di gran parte del nostro potenziale elettorato.
Ora è necessario ripartire (con passo nuovo, certo), su priorità chiare: un progetto chiaro che in primo piano ponga la difesa della Costituzione e della legalità, contro i tentativi di stravolgere l’una e l’altra; le politiche del lavoro e dell’occupazione; la difesa dei più deboli; l’accoglienza e l’integrazione degli immigrati; la laicità dello Stato. E sarà necessario recuperare la tensione ideale che ha dato vita all’incontro dei cattolici democratici e dei democratici di sinistra nel Pd: la politica delle alleanze non basta, rischia anzi di essere un vicolo cieco, un navigare a vista, incomprensibile e incompreso dall’opinione pubblica.
Alcuni hanno invocato un supplemento d’anima. Di certo, occorrerà lavorare con passione a un progetto comune che dia spazio alle ragioni “alte” della politica. Anche così si recupererà il consenso elettorale che non abbiamo saputo raccogliere alle ultime regionali.
Le nostre tessere, e le nostre teste, non mancheranno, dall’estero, per costruire un’alternativa. Vi invitiamo a conoscerci e speriamo che accetterete l’invito.
Circolo PD Parigi
Le relazioni transatlantiche nel 2010
Venerdì 9 Aprile, ore 21,30
Mairie du 13° Place d’Italie (M° Place d’Italie, 5, 6, 7)
Intervengono l?on. Sandro Gozi (PD) e François Lafond, direttore dell’uffcio di Parigi del German Marshall Fund.
L’Europa e l’Unione Europea non sembrano più rappresentare una priorità per gli Stati Uniti. Il G2 con la Cina o il G20 con i paesi in via di sviluppo o ancora l’assenza di Obama al vertice UE-USA di Madrid ne sono i segni più evidenti. Eppure il trattato di Lisbona ha dato quel numero di telefono di Mr Europe che Kissinger cercava. Ce la farà l’UE da sola? Dove può far sentire la sua voce? Di questi temi il PD Parigi parlerà con il Deputato italiano PD Sandro Gozi e il Direttore del GMF a Parigi, due persone che vivono l?Unione europea e le relazioni transatlantiche dall’interno.
Si discuteva ieri sera tra amici di quanto sia utile ricordare a noi
stessi le “buone pratiche” di funzionamento dell’amministrazione
pubblica che, da Italiani, ogni tanto notiamo in Francia. Non è certo
tutto rosa e fiori, ma a volte ci imbattiamo in piccole perle. Condivido
con voi quella di ieri: il cambio di indirizzo.
Ho appena cambiato casa, devo segnalare il nuovo indirizzo a parecchie
entità. Benvenuti su … https://www.changement-adresse.gouv.fr/ Ci si
registra, si indica il vecchio indirizzo, si indica il nuovo. Poi ti
viene proposta una lista di “enti” dello stato al quale segnalare il
cambiamento, in un comodo form che contiene la posta, l’agenzia delle
entrate, la securité sociale, la CAF … ce ne sono una ventina.
Si fa la scelta, per ogni ente si indicano i propri estremi (e.g. numero
fiscale per l’agenzia delle entrate) e … fine. In 5 minuti sono tutti
notificati.
Stefano Zacchiroli