L’italia nel pallone (Elena Pasquinelli)

Un coro si leva, se non unanime almeno trasversale rispetto agli
schieramenti politici, dalle aule di Montecitorio. Esponenti di rilievo
di PDL, PD, UDC marciano insieme verso una interrogazione parlamentare,
si appellano al Presidente del Consiglio perché ristabilisca un
fondamentale principio di merito in uno degli ambiti più intricati del
panorama italiano. Prove di riforme istituzionali? Di più, molto di più
per un italiano. Lazio-Inter. Non una Lazio-Inter qualunque, ma una
Lazio-Inter che decide l’esito di un campionato avvelenato dalla
resurgenza delle polemiche di calciopoli, e che strappa dalle mani lo
scudetto alla Roma (non a caso, esiste un club giallorosso a
Montecitorio).
Per chi desiderasse approfondire:
http://www.repubblica.it/sport/calcio/2010/05/03/news/reazioni-poltica-3784870/

Un breve riassunto per coloro che, colpevolmente, non si
interessano al calcio pur interessandosi di politica – ricordatevi che
nessuna riforma istituzionale solleverà mai gli animi degli italiani
quanto la proposta di inserire la moviola in campo. Come direbbe
Gasparri: se andate al bar, credete di sentir dibattere di modello alla
tedesca o di modulo all’italiana?
La vicenda Lazio-Inter nel suo piccolo offre un condensato di
politica italiana:
– dopo aver processato la Juventus grazie a
intercettazioni illegali commissionate dal presidente dell’Inter
e eseguite dal secondo maggior azionista dell’Inter (Tronchetti
Provera, Telecom-Inter), l’Inter gode di uno scudetto strappato
direttamente dalla maglio di una squadra che lo stesso anno fornisce il
70% degli effettivi alla nazionale italiana che vince il mondiale –
probabilmente non tifata dagli esponenti della Lega
non si procede a verificare la testimonianza di coloro
che, durante i processi e le fasi istruttorie, insistono sulla
co-partecipazione di Inter e Milan al sistema calciopoli: lo “scandalo”
viene chiuso in modo che lo spettacolo calcio continui e le televisioni
possano lucrare a dovere
– questo fino a quando la bolla diventa intenibile e nuove
intercettazioni permettono di ascolare la voce del fu onesto Facchetti
(lo scudetto strappato alla Juventus dalla magia e consegnato all’Inter
fu definito dal signor Facchetti e dal presidente Moratti: lo scudetto
degli onesti) il quale si intrattiene con l’allora designatore arbitrale
Bergamo in conversazioni che lasciano poco all’immaginazione (quasi
come quelle di Berlusconi con la signora d’Alessio: chi ricorda
il presidente del consiglio prodigo di consigli verso la “escort”
D’Alessio sulla maniera migliore di “toccarsi” non potrà non sentire
un’assonanza nei consigli di Facchetti a Bergamo sul modo di scegliere
gli arbitri).
Veniamo ai dati recenti: la Roma in testa a testa per lo scudetto
con l’Inter vede la Lazio (eterna nemica di campanile) incitare l’Inter a
segnare, per strappare lo scudetto alla Roma. L’Inter segna, facile, e
il mondo politico esplode.
Scandalo: e la meritocrazia? E la giustizia? Tutti la
reclamano ora a Roma. Deve fare l’oggetto di un’azione parlamentare
congiunta, perché sui veri problemi ci si unisce, si superano le
barriere.
Ci si chiede perché perdiamo tempo sulle riforme
istituzionali…
Elena

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