Riparliamo di burqa

Mosaico dei giorni
Velo si velo no
5 maggio 2010 – Tonio
Dell’Olio
Ucoii sta per Unione delle comunità islamiche in Italia. Spesso
questa organizzazione viene dipinta dai media come integralista,
fondamentalista ed estremista. Ne conosco personalmente il presidente
Izzedin
Elzir, imam della moschea di Firenze, e molte volte ho avuto modo di
partecipare a iniziative che vedevano anche la presenza di esponenti
dell’Ucoii. Non ho mai ricevuto l’impressione di
un’organizzazione chiusa al dialogo e ferma nelle proprie “verità”
incrollabili, né contraria all’integrazione autentica e rispettosa. In
un’intervista apparsa ieri su Repubblica, il presidente dell’Ucoii dice
con molta chiarezza che per quanto riguarda il velo integrale (burqa)
che non lascia vedere il volto, è semplicemente da eliminare perché va
contro una specifica legge italiana del 1975. “Non si sente il bisogno –
dice – di nuovi interventi ad hoc”. Concretamente, la più importante
organizzazione islamica in Italia dice che, tra un legittimo
comportamento raccomandato dal Corano e una legge del Paese in cui si
vive, bisogna rispettare quest’ultima. Sono convinto che se Izzedin
avesse sostenuto il contrario, oggi le pagine di tutti i giornali
sarebbero state inondate di polemiche (e non solo). Qualcuno mi dia una
spiegazione del silenzio tombale di oggi dei quotidiani scritti o
parlati. Per me la notizia c’è!
 

La crisi greca for dummies (Emanuele Dolce)

Io ho un reddito fisso, diciamo il mio stipendio. Riccardo ha un reddito aleatorio, diciamo ventimila azioni Telecom. Ecco, tra me e Riccardo ci possiamo mettere d’accordo e scrivere un contratto nel quale stabiliamo che tra il 2015 e il 2016 io gli verserò ogni mese il mio stipendio e lui in cambio mi verserà ogni mese una somma pari alla plusvalenza che lui ha realizzato in questi anni e fino al 2015, divisa per 12. Io ci guadagno se il mio stipendio non cresce molto e se lui fa una bella plusvalenza, lui ci guadagna se io vengo promosso e/o se le sue azioni vanno male. Questo contratto poi io lo metto sul mercato e Goffredo decide di comprarlo in cambio di soldi, pochi maledetti ma subito, perché lui nelle capacità d’investimento di Riccardo ci crede di brutto. Io a quel punto mi son tirato fuori dal rischio speculativo e ho convertito in soldi oggi un eventuale guadagno (magari maggiore, o almeno è quel che pensa Goffredo) domani.

Tempo dopo io sono al bar con Zack e dico “ma quel Goffredo là è proprio un pollo, eh. Mi ha comprato uno swap assurdo indicizzato sul mio stipendio e sul rendimento delle azioni di Riccardo”. Zack pero’ non solo non pensa che Goffredo sia un pollo, ma mi invita a scommetterci: facciamo quindi un nuovo contratto, in cui io scommetto che Goffredo finisca sul lastrico a causa del suo investimento sul titolo — che peraltro ho emesso io, e ne so qualcosa sulle possibilità che almeno il mio stipendio cresca — mentre Zack scommette che Goffredo abbia fatto un affare: lui mi offre quindi un contratto d’assicurazione, impegnandosi a pagarmi una certa somma se, nel 2016, dovesse venir fuori che Goffredo e Riccardo non son stati molto scaltri, io gli allungo dei soldi (pochi, maledetti, subito). Io poi questa particolare “polizza d’assicurazione” la posso ovviamente scambiare sul mercato ma non intendo farlo subito: non prima di aver parlato in giro di quanto sia scarso Goffredo e di quanto andrà male Telecom, in modo da farne salire un po’ il prezzo e farci una bella plusvalenza.

Nel frattempo Goffredo si rende conto che per comprare il mio titolo ha impegnato gli ultimi soldi che aveva in tasca e stasera per giunta c’è Pupo a Parigi e lui a un concerto di Pupo non può proprio mancare. Disperato, decide di venire alla riunione del Pd (quella ristretta, sui Comites) e ci viene con dei titoli del debito appena stampati: lo impegnano, in cambio di contante fresco, a pagare a chi li compra un tasso d’interesse mensile da oggi fino al giorno della scadenza, più il riscatto della somma (alla pari, cioé il 100%) alla scadenza. Per convincerci, visto che nessuno pare interessato all’acquisto, alza il tasso d’interesse, dal 3 al 5, infine al 7%. Quando sono arrivati al 9% io, Beatrice e il resto dell’assemblea ne compriamo un po’, Goffredo può andare al concerto di Pupo e per il momento tutto bene.

Il problema di Goffredo è che non avrebbe dovuto prendere anche due coche-cole alla modica cifra di 18 euro al baracchino fuori dalla sala dei concerti, perché adesso non ha sufficiente contante, anche calcolando gli interessi attivi che gli darebbe la banca sul suo capitale, per ripagare gli interessi passivi che ha contratto con me e con Bea. Allora inizia a emettere altro debito e — cosa ancor peggiore — si fa convincere da Bea sull’emissione di un altro derivato, soldi freschi in cambio dell’impegno a ripagare tutto tra il 2016 e il 2020. Bea — che ha su di me una certa autorità morale — mi consiglia di far finta di comprare questi titoli in modo da dare una mano a Goffredo, che altrimenti va in bancarotta e non pagherà né me né lei (ovviamente per questo lavoro Bea prende una commissione da Goffredo). Poi Bea (sempre lei) si impegna anche a coprire il fatto che Goffredo non ha ricevuto in realtà neanche una lira né da me ne da altri, ma l’ha scritto nelle sua contabilità comunque come un attivo. Quindi gli copre un falso di bilancio

Ecco uscendo di metafora questo è quello che è successo alla Grecia (Goffredo) per colpa degli hedge funds (io e Bea), per mezzo degli swap: il primo (il contratto tra me e Riccardo) era uno swap “semplice”; il secondo (quello tra me e Zack) era un CDS, Credit Default Swap. Si nota che la differenza è che mentre il primo swap era su due redditi che tutti possono verificare via via e che sono reali (è cioè uno swap con un sottostante), il secondo era uno swap sul niente, una pura scommessa.

Il mio interesse e quello di Bea è speculativo: a noi interessa dapprima che Goffredo emetta titolo con il più alto tasso possibile, e comprarlo. Poi ci conviene che la gente sappia che Goffredo non è solvibile, in modo che il mio titolo che scommette sull’insolvenza di Goffredo (il secondo swap) salga di valore. Infine, ci conviene che arrivi Maria Chiara che, su pressioni guardacaso mie e di Bea, dia a Goffredo i soldi che gli servono, cosi’ da un lato noi abbiamo il capitale dell’investimento garantito, dall’altro ci siamo assicurati un titolo che rende moltissimo e che pero’ non presenta rischi particolari (e noi lo sappiamo). Ovviamente venderemo lo swap che scommette sul fallimento di Goffredo non appena saremo sicuri che a Goffredo gli aiuti arrivano, ma prima che lo sappiano gli eventuali acquirenti. Li venderemo proprio quando tutti credono che Goffredo fallirà sicuramente. Mentre ci terremo stretti il suo BTP, che — quando le acque si saranno calmate — sarà un gran bell’investimento, sicuro sicuro, a medio-lungo.

Più seriamente: per gli hedge funds questo della Grecia è in realtà un obiettivo intermedio. La ciccia la fanno speculando sul valore dell’euro. Nel frattempo la Grecia ha dato una piccola, coraggiosa risposta: gli hedge non possono comprare i titolo del debito greco.

Da un punto di vista di policy la soluzione più seria mi pare:

1. impedire che gli swap siano scambiabili sui mercati, regolamentati o non – non tutti gli swap, solo quelli puramente speculativi
2. stabilire per legge che gli stati che aderiscono all’UE debbano avere un bilancio certificato da un’agenzia europea, e debbano essere in attivo, come in Germania (se la Merkel aiuta i greci non può farlo andando in rosso, loro il pareggio nei conti ce l’hanno nella costituzione)
3. far pagare le tasse a chi non le paga: in Grecia c’è un’evasione fiscale altissima, unita a una crisi economica strutturale: i soldi mancano per forza. Ah, by the way: vi ricorda qualcosa?
4. Impegnarsi pubblicamente a non aiutare proprio nessuno. I greci falliscono? Falliscano. Chi ci ha scommesso comprando titoli del debito, stavolta si attacca. Il popolo greco si rivalga su chi per anni non ha pagato le tasse, sulle banche, sui governanti.
5. Rispondendo con open market operations alle oscillazioni dell’euro. Abbiamo una base monetaria ampia, certo se non avessimo usato tutti quei soldi per aiutare le banche a fare i profitti che hanno fatto nel 2009, sarebbe stato meglio. Ma i soldi li abbiamo.

Referendum sulla privatizzazione dell’acqua: raccogliere le firme all’estero? (Luca Saini)

Sono iniziate le raccolte firme per indire referendum abrogativo per
la ripubblicizzazione dell’acqua.

Propongo le seguenti azioni (in ordine crescente di importanza, impegno ed efficacia)

1) Adesione formale alla raccolta firme da parte del PD Circolo Parigi ed Associazione Democratici Parigi.
Pubblicazione sul blog, su FB, via newsletter indicando la nostra adesione ed invitando a firmare in Italia;

2) Stessa cosa, ma costituendo un comitato promotore con tutti quelli che ci stanno

3) Azione formale verso il consolato o in Italia, affinchè i residenti italiani  (solo iscritti all’AIRE ?) a Parigi poassano firmare almeno al Consolato.

4) Azione formale affinché i residenti italiani a Parigi possano firmare in banchetti al di fuori del consolato, magari organizzando una iniziativa.
Vedere se anche chi non è iscritto all’Aire possa firmare. In Italia è possibile firmare anche se firma fuori dal proprio comune di residenza.

Associazionismo all’estero, Comites e CGIE (Maria Chiara Prodi)

quando erroneamente (il Sottosegretario) le definisce (CGIE e Comites) “strutture antiche che non rappresentano più niente”, quando invece sono le più vicine alla gente (poi chiaramente ci sono quelle che funzionano bene e quelle che non funzionano, come i nostri consigli comunali che non brillano tutti per efficienza).

Tutto questo non è  affatto convincente.

Io trovo che un documento di questo tipo dovrebbe dire chiaramente:
A. che almeno nell’ambito europeo si deve votare per lo stato in cui si risiede, e che siamo d’accordo che nell’interim si cerchi di fare in modo che comunque le persone possano esprimere almeno UN voto, ma che é un percorso temporaneo // e magari si danno due indizi precisi sulle discussioni a questo proposito portate avanti in Europa. (e non sarebbe neanche male dire che occorre alleggerire consolati e ambasciate italiane in Europa, by the way).
B. che si dica che alle Europee si vota SOLAMENTE per i candidati del paese di residenza, come punto di transizione A. e per evitare ancora cio’ che é capitato a me, vale a dire seggi con matite copiative che si cancellano, e schede che non si controllano sul posto ma vengono spedite in Italia(diversamente dalle elezioni politiche).
I due o tre consigli presenti nel documento su come migliorare il voto sono giusti, soprattutto validi per l’Australia, il Canada, l’America Latina, diciamo che sono cose di buon senso, legate alle inefficienze attuali, ma non sono certo una visione politica.
Quanto a Comites e CGIE, sarebbe più sano che a “difendersi” fossero loro pubblicizzando best practices e manifestando pubblicamente questa “vicinanza alla gggente” di cui E. Marino parla.
Siam d’accordo che rimandare delle elezioni democratiche (quelle per i Comites) é un ricatto, ma solo perché una decisione netta non siamo in grado di prenderla subito.
E poi nessuno é ancora stato in grado di spiegarmi questa cosa pelosa della distinzione tra associazionismo e politica.
Se i Comites devono esprimere le associazioni presenti nel territorio e I PARTITI ne sono esclusi, allora avrebbe senso che gestissero dei fondi per progetti culturali all’estero e fossero chesso’ affiliati agli istituti di cultura.
Il passaggio che fa totalmente acqua é che, a fronte del sistema elettorale attuale, con candidati espressi da movimenti e partiti politici e votati in libere elezioni, resti il passaggio tra i Comites -> CGIE, cioé tra rappresentanti delle associazioni che diventano rappresentanti di un organo ibrido che serve unicamente come trampolino di lancio per (e si torna al punto di prima) i candidati alle elezioni.
In nessun punto del documento questo passaggio, che é secondo me quello chiave, viene trattato.
La ragione di questo é evidente, é che nessuno, in un territorio cosi’ ampio, avrebbe la possibilità di farsi conoscere e votare con una campagna territoriale, e Comites e CGIE, dando un pochino di rete e di possibilità di farsi conoscere, attenuano questa difficoltà.
Ma non sarebbe più sensato analizzare questa criticità e risolverla (con fondi specifici per la campagna elettorale o con un ruolo più attivo dei consolati, che potrebbero chesso’ dare una pagina del sito o spedire i programmi di tutti i candidati) piuttosto che tenere in piedi un’organo inutile e palesemente distorto rispetto ai suoi fini?
Le premesse ad un serio lavoro sul voto all’estero, secondo me, dovrebbero essere tre: 1. spingere perché l’Europa abbia una sua cittadinanza 2. rivedere le regole di attribuzione della cittadinanza (che un trisavolo italiano permetta ad un argentino di condizionare la politica italiana mi sembra un po’ esagerato) 3. correggere il tiro rispetto agli abusi più evidenti -quindi stampa in Italia delle schede e preferenza per seggi in consolato, con rischiesta di opzione per il voto per corrispondenza-
Per me soppressione del CGIE e riforma dei Comites per farne dei limpidi organi di promozione dell’associazionismo italiano all’estero, sono una cosa evidente. Per voi?

L’italia nel pallone (Elena Pasquinelli)

Un coro si leva, se non unanime almeno trasversale rispetto agli
schieramenti politici, dalle aule di Montecitorio. Esponenti di rilievo
di PDL, PD, UDC marciano insieme verso una interrogazione parlamentare,
si appellano al Presidente del Consiglio perché ristabilisca un
fondamentale principio di merito in uno degli ambiti più intricati del
panorama italiano. Prove di riforme istituzionali? Di più, molto di più
per un italiano. Lazio-Inter. Non una Lazio-Inter qualunque, ma una
Lazio-Inter che decide l’esito di un campionato avvelenato dalla
resurgenza delle polemiche di calciopoli, e che strappa dalle mani lo
scudetto alla Roma (non a caso, esiste un club giallorosso a
Montecitorio).
Per chi desiderasse approfondire:
http://www.repubblica.it/sport/calcio/2010/05/03/news/reazioni-poltica-3784870/

Un breve riassunto per coloro che, colpevolmente, non si
interessano al calcio pur interessandosi di politica – ricordatevi che
nessuna riforma istituzionale solleverà mai gli animi degli italiani
quanto la proposta di inserire la moviola in campo. Come direbbe
Gasparri: se andate al bar, credete di sentir dibattere di modello alla
tedesca o di modulo all’italiana?
La vicenda Lazio-Inter nel suo piccolo offre un condensato di
politica italiana:
– dopo aver processato la Juventus grazie a
intercettazioni illegali commissionate dal presidente dell’Inter
e eseguite dal secondo maggior azionista dell’Inter (Tronchetti
Provera, Telecom-Inter), l’Inter gode di uno scudetto strappato
direttamente dalla maglio di una squadra che lo stesso anno fornisce il
70% degli effettivi alla nazionale italiana che vince il mondiale –
probabilmente non tifata dagli esponenti della Lega
non si procede a verificare la testimonianza di coloro
che, durante i processi e le fasi istruttorie, insistono sulla
co-partecipazione di Inter e Milan al sistema calciopoli: lo “scandalo”
viene chiuso in modo che lo spettacolo calcio continui e le televisioni
possano lucrare a dovere
– questo fino a quando la bolla diventa intenibile e nuove
intercettazioni permettono di ascolare la voce del fu onesto Facchetti
(lo scudetto strappato alla Juventus dalla magia e consegnato all’Inter
fu definito dal signor Facchetti e dal presidente Moratti: lo scudetto
degli onesti) il quale si intrattiene con l’allora designatore arbitrale
Bergamo in conversazioni che lasciano poco all’immaginazione (quasi
come quelle di Berlusconi con la signora d’Alessio: chi ricorda
il presidente del consiglio prodigo di consigli verso la “escort”
D’Alessio sulla maniera migliore di “toccarsi” non potrà non sentire
un’assonanza nei consigli di Facchetti a Bergamo sul modo di scegliere
gli arbitri).
Veniamo ai dati recenti: la Roma in testa a testa per lo scudetto
con l’Inter vede la Lazio (eterna nemica di campanile) incitare l’Inter a
segnare, per strappare lo scudetto alla Roma. L’Inter segna, facile, e
il mondo politico esplode.
Scandalo: e la meritocrazia? E la giustizia? Tutti la
reclamano ora a Roma. Deve fare l’oggetto di un’azione parlamentare
congiunta, perché sui veri problemi ci si unisce, si superano le
barriere.
Ci si chiede perché perdiamo tempo sulle riforme
istituzionali…
Elena