Bersani in Parlamento: chiudiamo una pagina vecchia

Il testo dell’intervento di Bersani in parlamento oggi 29 settembre 2010:

“Signor Presidente del Consiglio, è le seconda volta in ventotto mesi che lei interviene alla Camera. La prima volta fu per l’insediamento, e concluse allora il suo discorso con uno squillante «viva il Parlamento». Da allora, qui, non l’abbiamo più sentita, ci ha mandato 36 voti di fiducia e 54 decreti. Abbiamo vissuto in questi due anni l’epoca gloriosa del ghe pensi mi, con risultati che sono sotto gli occhi.

Lei, allora, fece una promessa fondamentale in quel discorso, anche se – come ha ricordato – aveva chiaro che avevamo la crisi davanti. La promessa era: crescita. Pronunciò una ventina di volte la parola crescita. Vorrei informare che noi abbiamo avuto il calo più grande nella storia del dopoguerra, nella crisi, quasi doppio rispetto agli altri principali Paesi europei.

Il fatto nuovo che vorrei farle considerare è che ci stiamo staccando – per la prima volta nella nostra storia recente – dal gruppo di testa dei Paesi europei. Come si fa a prendere sul serio quello che è venuto a raccontarci oggi? Mi lasci dire, un discorso molto debole, pieno di promesse risapute, e non c’era un fatto nuovo del suo discorso. Promesse che non arrivano mai, promesse che marciano sulla Salerno-Reggio Calabria; ricordo che nel 2001 ci sarebbero voluti tre mesi per farla partire, poi ci disse che sarebbe partita nel 2006, impariamo adesso che parte nel 2013: ci tenga aggiornati!
Altre promesse: abbassiamo le tasse, il federalismo risolverà tutto, facciamo un bel piano per il sud – con tanto di banca – qualche minaccia alla magistratura e qualche risaputa rivendicazione di un ruolo internazionale. Chieda il Nobel per la pace! Credo che siamo a un passo da questa richiesta

Al di là delle battute, qual è il punto di fondo? Il punto di fondo è che nelle sue parole non c’è comprensione della situazione di questo Paese. Non c’è l’Italia, quella vera. Gli italiani sono arrabbiati, sono scontenti, c’è sbandamento, incertezza, e tanti vivono un vero dramma. Attenzione, le tensioni sociali si acuiscono, e abbiamo un Governo che spesso accende i fuochi, invece di spegnerli. Il punto che sta sotto a tutto questo, signor Presidente, ve lo diciamo da due anni: non c’è abbastanza lavoro in questo Paese. Ci vuole più lavoro in questo Paese.

L’economia è troppo bassa in questo Paese. Come dobbiamo dirvelo? Non terrete a posto i conti con un’economia così bassa, come dobbiamo dirvelo?

I redditi e i risparmi si stanno assottigliando, non c’è dubbio. Il sud si allontana. Adesso andate a fare promesse, dopo che l’avete massacrato, e devo sentire qui che rimettono il credito d’imposta, che verrà adottato il prestito d’onore. Questo già c’era, ma l’avete tolto! Suvvia, orsù. Perché venite a dirci queste cose?

Ascoltate le piccole imprese. Queste vi diranno che c’è meno lavoro, meno credito, molte chiacchiere e più burocrazia di prima. Questo è quanto vi diranno le piccole imprese.

Lasciamo stare gli altri discorsi. Avete, invece, nozione di come è messa, in queste settimane, la scuola italiana? Di come sono messe le università, in concreto? Avete nozione della situazione dei ricercatori e degli insegnanti? Ne avete nozione in concreto? Sapete quanti servizi salteranno dal prossimo gennaio per il drammatico taglio che avete imposto agli enti locali? Sapete che i costi delle mense sono già raddoppiati? Questo lo sapete o non lo sapete?

Poi parlate di sicurezza. Sapete cosa stanno pensando gli operatori della sicurezza, quelli che vanno a fare le operazioni di cui poi voi vi vantate? Cosa stanno pensando? Dite di andare a prendere risorse dal Fondo per i sequestri ma questo vale il 10 per cento di quello che gli avete tagliato.
Signor Presidente del Consiglio, non raccontiamoci più delle cose simili ma guardiamo in faccia questo problema. Vi è un Paese reale, in carne e ossa, che non vuole più chiacchiere ma vuole qualcosa di concreto.

Allora, vogliamo varare una riforma fiscale? Noi abbiamo una proposta, vi va bene? Abbiamo una proposta per scaricare il peso fiscale dal lavoro, dalle imprese e dalle famiglie e per caricarlo su evasione e rendite. E poi basta con i condoni! Vogliamo discuterne?

Vogliamo discutere di politica industriale, di politica per le tecnologie e la banda larga, di politiche per l’efficienza energetica, di politiche per un’edilizia in grado di far risparmiare energia? Abbiamo proposte e sono proposte che possono dare un po’ di lavoro. Vogliamo discutere del fatto di alleggerire un pochino gli enti locali consentendo loro di avere un po’ di cantieri e di lavoro e di reggere i servizi fondamentali?

Ci dite di non venire a parlare dei soldi. Non potete permettervi di venirci a dire qualcosa sulla questione dei conti pubblici perché li avete solo fatti «sballare», dal 1994 ad oggi, mentre noi li abbiamo sempre e solo corretti. È offensivo che veniate a dirci questa cosa. È offensivo! Vi spieghiamo noi dove prendere i soldi, ve lo diciamo noi.

Si è detto «Governo del fare». Ma del fare che cosa? Abbia pazienza, signor Presidente del Consiglio, ma sono 10 anni che governate con la Lega, 7 anni negli ultimi 9. Insomma, volete farci il riassunto? E non in cinque punti di ribollita. Tre, due o un punto. Su cosa è migliorata l’Italia: ditemi almeno un punto. Il fisco? La burocrazia? Il lavoro? In cosa è migliorato questo Paese? Andiamo al riassunto, andiamo al riassunto.

Se poi non succede mai niente di concreto non potrà sempre essere colpa del nemico. Una volta l’opposizione, poi i magistrati, i comunisti, i rom, la Corte costituzionale. Ma quanti anni volete governare perché sia colpa vostra? Volete governare per 80 anni? Quanto volete governare?
Il Paese ha bisogno di fatti veri e non di propagande di miracoli. Mi spieghi il misterioso motivo per cui lei, signor Presidente del Consiglio, non va a Napoli o non lo cita neanche. Io ci vado domani. Vogliamo andare insieme a vedere dove è il miracolo dei rifiuti? Vogliamo andare insieme a L’Aquila per vedere a che punto si trova il programma di ricostruzione? Adesso ci stiamo andando noi. Venga anche lei a farsi un giro.

L’onorevole Barbareschi, nel suo intervento bello e onesto, si chiedeva qual è il punto della vostra crisi politica. È la distanza tra le parole e i fatti. Questo è il punto. Signor Presidente, lei arrivò con un sogno, lanciò un sogno. Poi il sogno è diventato una favola, ma la favola si è dispersa in mille bolle di sapone, se lo lasci dire.

È questa la percezione che ha il Paese.
E, allora, lei fa dire ai suoi telegiornali che è l’uomo del fare e non del teatrino della politica. Guardi, lei è l’impresario di questo teatrino qui!

La politica da quindici anni sta facendo il girotondo attorno a lei, alle sue questioni, e se lei, come si è visto questa estate, indica con il dito un malcapitato, quello lì va alla gogna per colpe che a lei sarebbero (e sono) mille e diecimila volte perdonate; questo non è accettabile.

I deputati vanno e vengono, lo ribadisco, perché c’è un limite a tutto. I deputati vanno e vengono; noi viviamo ormai nei paradisi fiscali della politica, le carriere sono al portatore, le leggi sono al portatore.

Cara Lega, lasciamo stare, quando vi siete stancati di osannare i vostri Ministri, volete spiegarmi per quale diavolo di motivo avete votato tutte le leggi che hanno favorito la cricca?
Se le è fatte lei, la cricca, queste leggi! Me lo dite perché? Avanti, noi non ci arrendiamo.
Voi oggi mettete una fiducia per debolezza; per debolezza la mettete, perché nessuno vuole in mano il cerino..

Ho finito, signor Presidente. Nessuno vuole in mano il cerino acceso della crisi, questa è la fiducia del cerino, parliamoci chiaro. Questa qui è la fiducia del cerino. Non potrete promettere più stabilità e più governabilità a un Governo che non sia peggio del peggio che abbiamo visto fin qui, non è possibile.

Ci vuole un passaggio che ci porti a un nuovo confronto elettorale, con regole elettorali più civili e con progetti nuovi. Lo sentiamo anche noi, intendiamoci; anche noi abbiamo alle spalle qualche errore; anche noi dobbiamo caricarci di un progetto nuovo per il Paese, ma voi non potete traccheggiare, il Paese non può aspettare.

E non veniteci a dire che abbiamo paura delle elezioni: ve le siete rimesse in tasca voi le elezioni, non noi, attenzione! Noi abbiamo da presentare un progetto al Paese. Oggi qui non si apre una pagina nuova; qui si comincia a chiudere una pagina vecchia. La pagina nuova la apriamo noi, noi la apriamo…!”

Martedi 21 settembre: riprende l’attività del PD Parigi

Dopo la pausa estiva riprende l’attività del PD Parigi.

Le ultime settimane sono state segnate da un clima teso e preoccupante: processo breve, legge bavaglio, condono fiscale, riforma della scuola e delle pensioni.La situazione politica italiana peggiora giorno per giorno e il Parlamento è bloccato. Non è una novità, certo, e l’opposizione sta ancora cercando una sintesi difficile da individuare.

Per un dibattito sulla situazione italiana e per una discussione sulle prossime iniziative che ci aspettano ci vediamo Martedi 21 settembre alle 19h30 alla sede delle Acli (g. c.) al 26, rue Claude Tillier – 75012 Paris Métro NATION (2, 6, 9) o Reully-Diderot (1, 8).

Siete tutti invitati per discutere il ns odg:

  • situazione politica italiana: elezioni in primavera
  • assemblea PD di ottobre
  • iniziative e gruppi di lavoro: energia,…
  • organizzazione per i prossimi mesi
  • creazione comitato referendum acqua
  • varie ed eventuali

Luglio 2010: Aquila

Mosaico dei giorni
Storie del post terremoto
6 luglio 2010

Ieri mi ha telefonato l’impiegata di una società di recupero crediti,
per conto di Sky. Mi dice che risulto morosa dal mese di settembre del
2009. Mi chiede come mai. Le dico che dal 4 aprile dello scorso anno
ho lasciato la mia casa e non vi ho più fatto ritorno. Causa
terremoto. Il decoder Sky giace schiacciato sotto il peso di una
parete crollata. Ammutolisce. Quindi si scusa e mi dice che farà
presente quanto le ho detto a chi di dovere. Poi, premurosa, mi chiede
se ora, dopo un anno, è tutto a posto. Mi dice di amare la mia città,
ha avuto la fortuna di visitarla un paio di anni fa. Ne è rimasta
affascinata. Ricorda in particolare una scalinata in selci che
scendeva dal Duomo verso la basilica di Collemaggio. E mi sale il
groppo alla gola. Le dico che abitavo proprio lì. Lei ammutolisce di
nuovo. Poi mi invita a raccontarle cosa è la mia città oggi. Ed io lo
faccio. Le racconto del centro militarizzato. Le racconto che non
posso andare a casa mia quando voglio. Le racconto che, però, i ladri
ci vanno indisturbati. Le racconto dei palazzi lasciati lì a morire.
Le racconto dei soldi che non ci sono, per ricostruire. E che non ci
sono neanche per aiutare noi a sopravvivere. Le racconto che, dal
primo luglio, torneremo a pagare le tasse ed i contributi, anche se
non lavoriamo. Le racconto che pagheremo l’i.c.i. ed i mutui sulle
case distrutte. E ripartiranno regolarmente i pagamenti dei prestiti.
Anche per chi non ha più nulla. Che, a luglio, un terremotato con uno
stipendio lordo di 2.000 euro vedrà in busta paga 734 euro di
retribuzione netta. Che non solo torneremo a pagare le tasse, ma
restituiremo subito tutte quelle non pagate dal 6 aprile. Che lo stato
non versa ai cittadini senza casa, che si gestiscono da soli, ben
ventisettemila, neanche quel piccolo contributo di 200 euro mensili
che dovrebbe aiutarli a pagare un affitto. Che i prezzi degli affitti
sono triplicati. Senza nessun controllo. Che io pago, in un paesino di
cinquecento anime, quanto Bertolaso pagava per un appartamento in via
Giulia, a Roma. La sento respirare pesantemente. Le parlo dei nuovi
quartieri costruiti a prezzi di residenze di lusso. Le racconto la
vita delle persone che abitano lì. Come in alveari senz’anima. Senza
neanche un giornalaio. O un bar. Le racconto degli anziani che sono
stati sradicati dalla loro terra. Lontani chilometri e chilometri. Le
racconto dei professionisti che sono andati via. Delle iscrizioni alle
scuole superiori in netto calo. Le racconto di una città che muore. E
lei mi risponde, con la voce che le trema. “Non è possibile che non si
sappia niente di tutto questo. Non potete restare così. Chiamate i
giornalisti televisivi. Dovete dirglielo. Chiamate la stampa. Devono
scriverlo.” Loro non scrivono voi fate girare.

http://www.peacelink.it/mosaico/a/32076.html

Acqua pubblica: anche a Parigi si firma per il referendum

Grazie allo sforzo delle associazioni, collettivi e circoli presenti in Francia, il Consolato apre le sue porte per raccogliere le firme per i referendum sull’acqua. Attenzione: è solo per gli iscritti all’AIRE!

Comunicato da diffondere

Sono già più di un milione i cittadini italiani che hanno apposto la loro firma per richiedere i 3 referendum contro la mercificazione dell’acqua. Manca ancora un mese alla consegna delle firme in Cassazione e questo numero impressionante potrebbe diventare ancora più grande. L’obiettivo è oggi quello di portare almeno 25 milioni di italiani alle urne nella primavera 2011.
Per questo abbiamo voluto che fosse possibile sottoscrivere i tre referendum sull’acqua anche a Parigi.
Raccoglieremo le firme nei giorni

30 Giugno e 7 Luglio

presso il Consolato Generale Italiano di Parigi, 5 boulevard Emile Augier 75116 ( metro linea 9 La Muette, RER C Boulainvilliers, Bus linee 22, 32, 52)

la mattina dalle 9 alle 12
e il pomeriggio dalle 14.30 alle 16.30

Ricordiamo che hanno diritto di sottoscrizione tutti i cittadini italiani iscritti all’AIRE presso tale Consolato e che occorre avere un documento valido di identità (Carta d’Identità o Passaporto).

La raccolta firme è sostenuta da un vasto numero di associazioni e partiti che operano a Parigi e che sostengono le ragioni alla base della richiesta di abrogazione delle norme espresse nei quesiti.

Invitiamo pertanto tutte le persone interessate a venire a firmare e a dare massima diffusione a questo comunicato.
Per ulteriori informazioni sui quesiti referendari: http://www.acquabenecomune.org/raccoltafirme/

ACLI Parigi
Associazione Carlo Giuliani Parigi
Associazione Democratici Parigi
Collettivo 5.12 Parigi
INCA CGIL Parigi
Partito Democratico Circolo Parigi
Rifondazione Comunista Circolo Parigi

dreaming the changement: riflessioni del pd paris sul cosa e come

Da qualche mese mi sono ravvicinato alla politica. Alla politica attiva. Perché si fa politica in ogni piccolo gesto o solamente nell’avere un’opinione ragionata. Da qualche tempo dunque sono vicino al circolo del PD di Parigi, e divoro le mails del gruppo con interesse. Mi affascina vedere che persone intelligenti discutano e si impegnino. E devo ringraziare Beatrice per il lavoro che fa e i volontari che spesso spuntano fuori per questa o quella azione. Nonostante questo sento forte la fragilità del sistema. Credo che molto derivi da un complesso della sinistra nei confronti del denaro.

Da ragazzo pensavo ancora che la militanza potesse bastare. Oggi sono convinto del contrario. Organizzare un gruppo di lavoro politico richiede un impegno e delle risorse notevoli. Fare politica significa spingere i nostri rappresentanti al parlamento e delegargli delle scelte d’interesse generale. Ma per i nostri rappresentanti non sarà facile imporsi. Da una parte hanno un gruppo di volontari impegnati e dall’altra gruppi di potere con immense risorse. Una delle società per le quali faccio consulenza a Parigi ha fatturato l’anno scorso 32,6 miliardi di euro. TRENTADUEVIRGOLASEIMILIARDIDIEURO. Invece la finanziaria “triennale” in discussione in Italia conta qualche miliardo in meno.

Insomma le azione di impegno, a cui spesso non partecipo perché non abito a Parigi, sono interessati, ma mi fanno venire “in memoria” la fragilità della mantide di Franco Fortini, schiacciata da una bambina. Un immagine cruda. La loro fragilità non sta nei contenuti, ma nell’atto autonomo e volontario della partecipazione.

Per crescere dovremmo forse sfruttare le regole del marketing. Per farlo bisognerebbe innanzitutto fare cassa e permettere ad alcune persone di occuparsi a tempo pieno del partito. Obama l’aveva ben capito e la sua prima azione è stata: raccogliere fondi. Avere il denaro ci permetterebbe di essere più produttivi (come partito) e più indipendenti nelle decisioni. De resto come possiamo pretendere che Beatrice riesca a fare “management” part-time. Gestire un gruppo largo di volontari è più duro che gestire un gruppo ridottissimo di dipendenti. I soldi quindi. Il denaro, i fondi, la cassa. Non più complessi.

Dal punto di vista del marketing, le azioni attuali sono di “mantenimento” della quota di mercato. Le attività fatte non cercano nuovi elettori. Si lavora sulla “fidelity”, che in realtà è il secondo gradino di una normale azione di marketing. Prima cercare i clienti poi fidelizzarli. Del resto in politica si hanno 5 anni per avere la quota di mercato maggiore, altrimenti non si vincono le elezioni.

Esiste un libro che è stato ispiratore delle strategie del gruppo analitico della CIA (che è completamente diverso dal gruppo operativo o dal pentagono): “From dictatorship to democracy”. I metodi consigliati, con qualche adattamento ai tempi e alle tecnologie, sono stati usati positivamente in diversi paesi. Vi ricordate la “rivoluzione arancione” in Ucraina?

Sintetizzo il metodo.

1) raccogliere fondi

2) creare consenso

3) usare una immagine

I metodi per raccogliere fondi in modo trasparente ci sono e dobbiamo appropriarcene.

Per creare il consenso non basta la pubblicità e la televisione. Anzi devono essere utilizzati metodi completamente diversi (visto che nei regimi dittatoriale non si ha accesso ai sistemi di informazione). Come? Con dei sistemi di marketing. Con la “intercettazione del cliente potenziale”. Es. se si vuole avere dalla nostra parte la polizia, basta convincere e aiutare un poliziotto alla volta o una piccola caserma. In questo modo si attiva l’arma più potente per le idee, il “viral marketing”. In pratica proviamo a portare tutte le settimane una tanica di benzina in una caserma. Costo 60 euro al mese. Ma il valore di impatto sarà enorme rispetto ai “santini elettorali”.

Usare l’immagine. In ucraina era l’arancione. Bisogna lavorare alla semplicità. In Italia sia il PD che il PDL hanno i colori nazionali. Dal punto di vista comunicativo si assomigliano. (ma non mi dilungo sugli aspetti e sociologici, e puramente grafici)

Io e il sistema.

Innanzi tutto mi guardo allo specchio e mi dico: quanto io sono disposto a investire per la democrazia nel mio paese? Beatrice chiedimi un euro al giorno e io sono disposto a dartelo. Se fossi stato un partigiano avrei dovuto investire in armi e probabilmente nella mia vita. Oggi mi costa molto di meno: solo un euro al giorno? Sono disposto a farlo.

Da bambino giravo la domenica nelle case del quartiere con mio padre per raccogliere i fondi del tesseramento dell’allora PCI. Ma all’epoca era il partito che pagava gli stipendi: dai deputati e ai consiglieri comunali. Perchè non chiedere che una parte degli stipendi venga utilizzata per rilanciare il partito? Sarà solo un gesto, ma coi gesti si puo’ dare l’esempio. Ecco perchè nel marketing usano i “testimonials”. Se lo fa lui, posso farlo anche io.

Creare una rete di autofinanziamento in rete. E allora ogni azione potrà avere un ritorno sull’investimento. Si anche in politica voglio calcolare il ROI (Return On Investmen) della mia azione. Impiego una giornata intera ogni mese, se la mia giornata farà guadagnare 5 voti in più alla sinistra!

Enrico PANAÏ

Ps. Beatrice, questa mail è per te e per il tuo impegno.

In memoria III (di Franco Fortini)

La bambina schiacciò con il sasso la mantide.

A scatti moveva la testa.

Dal ventre una frittata di seme

una chiazza di pasti consumati.

Le mandibole mordevano.

I coltelli delle zampe recidevano

aria. Una metà

d’insetto s’adempìva.

To be continued………

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Caro Enrico,
grazie di questo bel messaggio, che trovo molto interessante.
Il punto nodale secondo me é che il marketing non é che un insieme di strumenti assemblati secondo una strategia per ottenere un fine (dal vendere una lattina al vincere le elezioni), un partito é uno strumento per ottenere il potere e gestirlo secondo alcuni programmi e valori e principi.
scavando e scavando al di là degli strumenti, cio’ che desideriamo é che la vita delle collettività a livello politico sia regolata da meccanismi che rispondano ai bisogni di questa collettività e il nostro operato é per agire e “oliare” il sistema (o cambiare qualche pezzo marcio) perché questo funzioni. sia in generale, sia per fare avanzare i valori di cui ci sentiamo portatori.
gli errori di marketing sono imputabili ad un’incompetenza operativa e/o ad una visione limitata della questione.
se ti adoperi avendo come obiettivo la vincita di un’elezione sei molto meno credibile che se ti smazzi per una visione della democrazia, della partecipazione etc etc.
questa considerazione é marketing o lotta civile?
il libro che citi, CIA o non CIA, é scritto da Gene Sharp, che é uno dei più importanti teorici (e pratici) della nonviolenza a livello mondiale:
se un governo disgraziato non dà benzina alla polizia, io trovo giusto fare la colletta e portare la tanica di benzina. ma la motivazione é più profonda che trovare una strategia di marketing per vincere una tornata elettorale. risiede nella lotta civile. nel ricreare coesione sociale. i cui frutti sono molto più profondi che la vincita di un’elezione.
gli strumenti della nonviolenza sono tanti e vari e fantasiosi e complessi e … vincenti.
magari l’anno prossimo potremmo organizzare un po’ di formazione e lasciarci ispirare.
MC
—————————————-
Benvenuto tra di noi e grazie per questo intervento.

> Organizzare un gruppo di lavoro politico richiede un impegno e delle
> risorse notevoli. Fare politica significa spingere i nostri

<snip>

> Per crescere dovremmo forse sfruttare le regole del marketing. Per farlo
Tuttavia, trovo ci sia un importante non sequitur nel tuo
ragionamento. Mi sembra infatti che tu dica (correggimi se sbaglio): la
militanza non basta, serve il marketing; poi da lì passi al “quindi ci
servono risorse” per concludere “quindi ci servono soldi, troviamoli”.
Questo flusso di ragionamento mi trova in disaccordo; o almeno non mi
sembra la base corretta dalla quale partire.

[ breve digressione sulla mia storia personale, che puoi tranquillamente
saltare ]
La mia storia personale mi ha portato a fare parte di una grossa
organizzazione mondiale di volontari, tale organizzazione (che
chiameremo “Debian”) si occupa di informatica e fa un sistema operativo
che è ora usato per tenere in piedi i server Internet di mezzo
mondo. Inoltre, molte aziende riusano il lavoro della nostra
organizzazione (le licenze lo permettono) e ci fanno soldi a
palate. Insomma, un impatto sul mondo reale, quello delle aziende con
fatturati smodati, lo abbiamo innegabilmente avuto. Tutto questo su base
assolutamente volontaria. Certo, c’è *ora* chi è pagato per farlo, ma
questo è venuto *dopo* al lavoro volontario ed è una distinzione
importante. Abbiamo del denaro? Si, ora ne abbiamo molto, grosse aziende
(Google, IBM, HP, …) ci sponsorizzano quando ne abbiamo bisogno, ma
quel denaro non è usato dall’organizzazione per pagare nessuno per
lavorare al progetto, è usato solo ed esclusivamente per acquistare
materiale che serve a svolgere il nostro compito “sociale”.
[ fine della digressione ]

Questo esempio è, almeno per me, convincente sul fatto che le risorse
(ed in particolare il denaro) aiutano, ma non sono una condizione
necessaria per avere successo. Condizioni necessarie sono invece la
passione dei membri di una comunità, il *sapere lavorare* (che il PD
spesso sembra non sapere dove stia di casa), il sapere prendersi delle
responsabilità e costruirsi la propria reputazione nella comunità in
base alla capacità di loro adempiere. Per usare un termine di moda, la
chiamerei meritocrazia (ma non sulla base di capacità *teoriche* dei
singoli, ma piuttosto sulla base dell’uso *pratico* che di tali capacità
viene fatto nella comunità di riferimento).

Il denaro? Certo, è molto utile, ma è molto meglio usarlo per la vita
dell’associazione (comprare materiale, pagare pubblicità se vuoi, etc.)
che non per pagare degli individui.

Di più, mischiare lavoro dipendente a lavoro volontario è terribilmente
complesso e può causare attriti terribili all’interno della comunità.
Per dire: i militanti oggi sono tutti uguali, non ci sono quindi remore
a chiedere ad un pari “puoi fare tu questo al posto mio, io oggi proprio
non posso”; mettiamo che domani il primo militante che chiede sia un
dipendente ed il secondo no, non si potrebbe sentire il secondo in
diritto di rispondere “ti arrangi: tu sei pagato per farlo, io no”?

Quindi facciamo attenzione, prima di deviare in questa direzione …

A presto.

Stefano Zacchiroli

——————————————–
Bel post, grazie a Enrico e Stefano e MC.

Mi trovo d’accordo con molti punti sollevati da Stefano.
Se permettete anche io farei una mini-digressione che poi nel mio caso non è nemmeno OT ma anzi rappresenta il cuore del problema:
prima di tutto ci si dovrebbe accordare su un minimo comune denominatore, ovvero “aderisco al PD perché”.
Il PD di oggi ha ai suoi vertici (pesco a caso l’odioso Letta) personaggi che rappresentano il 100% di quello che io considero un avversario politico.
Al 100%. Parliamone. Non sto chiedendo il dibattito su “chiamiamoci compagni, sì o no” ma almeno darsi una base minima comune, un’unione di persone capace di mettersi d’accordo su una frase, un manifesto, uno slogan che sia coerente e che di fatto elimini la possibilità ad esempio di tenersi nel partito dei dichiarati omofobi… Un minimo indispensabile, della serie: se dici cose sui gay che nemmeno un nazista beh, non puoi far parte del PD. Se sei pronto ad un golpe per ragioni di coscienza, non puoi far parte del PD. È chiedere troppo?
Checché ne pensi il nostro presidente Spezia i penso che molti dei mali del PD nascano da qui: dal non aver voluto affrontare i temi necessari per darsi un’idenitità comune, di base.
I temi che poi puoi tradurre in comunicazione come vuoi, per costruirti attorno, sui fatti, la famosa “narrazione emozionale” agognata persino da Cuperlo.
Sì noi siamo quelli delle taniche di benzina alle caserme; sì noi siamo quelli che hanno difeso Beppino Englaro (ah no, non tutti…), noi siamo quelli che ovviamente non vogliono simboli religiosi nelle scuole (ah no, aspetta….). Insomma ma chi saremmo noi?
Almeno questo è stato valido per me e parlo da ex tesserato: a farmi stracciare la tessera sono state le posizioni espresse dal segretario su un tema per me fondamentale come quello della laicità dello stato e dell’indottrinamento religioso coatto. Posso capire le divergenze di opinioni, le sfumature, ma non posso militare in un partito che giudica idiote quelle che per me sono battaglie fondamentali, imprescindibili.
Politicamente il PD di Bersani, Letta e sagrestani al seguito è mio avversario. Per dire: su molti fronti ho la sensazione di avere più speranze di vedere riconosciuti i miei diritti in un paese governato dalle liste civiche di Grillo o dall’IDV, che dal PD, programmi e dichiarazioni dei leader alla mano, intendo!
E c’è poi l’aspetto emotivo, oltre a quello politico. Per riprendere il noto episodio di quella grandissima binetta della Binetti: un partito dove non c’è una sollevazione immediata, totale degli iscritti, quando una sua senatrice dice testualmente che l’omosessualità è una devianza, è un partito morto. Oppure è un partito dell’estrema destra cattolica. In ogni caso, io me ne chiamo fuori.
Quanto poi all’aspetto finanziario e al creare attriti all’interno della comunità: mi risulta che il PD di oggi paghi i suoi militanti in nero e che distribuisca rimborsi con criteri discrezionali. Idem per i contribuiti trasversali a fondazioni e gruppi di ricerca. Mazzette arrotolate nella tasca anteriore dei pantaloni come ai mercati generali. Mi pare che anche per i circoli funzioni così: si spende e si spera in qualche rimborso. Il PD di oggi non mi pare abbia mai preso alcuna iniziativa nei confronti di membri condannati per mafia, non commissaria nessun circolo, niente di niente. Non implementa nessuna procedura che favorisca i meritevoli e punisca chi non fa niente. Ne vogliamo parlare?
Di nuovo, io partirei da qui. Ma siccome un ragionamento del genere presupporebbe l’andare fino in fondo su tutti i temi, compresi i temi taboo della laicità e di quel macigno cangerogeno che è il Vaticano che prospera a spese dello stato e dell’educazione e della scuola… Beh, penso che non se ne farà mai nulla.
Ed è un peccato perché secondo me tantissimi dei milioni di voti persi tornerebbero al primo segnale di cambiamento vero.
Goffredo Puccetti
————————-
Ciao,

Mi era sfuggito il messaggio, largamente condivisibile. Vorrei proporre una lettura personale della situazione italiana:

– Sono diciassette anni, a partire da tangentopoli, che la politica italiana è dominata dal marketing: non si tratta di uno slogan, ma della constatazione che il duopolio e poi monopolio televisivo hanno schiacciato il dissenso verso la politica della confindustria (vedi Pomigliano), producendo una realtà ad una dimensione come non mai: il dissenso non puo’ neanche esistere, se non nella forma che aveva nei regimi orwelliani: una caricatura di oppositori che sono dei buoni a nulla. Quando qualcuno osa, adesso persino scatta il telesquadrismo.
– Questo perché da diciassette anni i più grandi esperti italiani o stranieri di marketing lavorano in politica per conto ufficiale di una persona (che personalmente stimo essere un idiota, Silvio Berlusconi), anche se in realtà per conto della confindustria, che è il grande elettore di Berlusconi.
– Questo non vuole dire che il marketing in esso sia una cosa cattiva; come ogni tecnologia, va capita per essere utilizzata senza farsi male. E quindi ben venga lo sforzo verso cui ci indirizza Enrico.
– Mi domando adunque: qual’è la strategia di marketing del gruppo Berlusconi? Brancher ne è un esempio flippante: “mi attaccano perché l’Italia ha perso”. Riflettiamo su questa frase. Si cita il calcio; ed in particolare una delusione cocente e recente, ben presente nel telespettatore medio “elettore di Berlusconi”. Si fa riferimento a tifosi; dunque si richiamano le tifoserie; ora il telespettatore medio “elettore di Berlusconi” fa parte della tifoseria di Berlusconi;
– Questa associazione non è per nulla libera e fortuita: Si fa leva sulle emozioni del telespettatore medio “elettore di Berlusconi”, per cortocircuitargli il cervello (che deve restare disinserito) e farlo reagire con le trippe: penserà (o dovrebbe pensare, perché quando l’è grossa…!) finalmente:  “l’opposizione son i soliti nemici, che approfittano di tutto, persino del… lutto nazionale susseguente all’eliminazione, per attaccarci”!!!

Se pensate che sia fantascienza, basta leggere Georges Chetochine, “Le marketing des emotions”:
“La marque en tant que repère émotionnel existe donc de façon indiscutable dans le processus de consommation. Qui pourrait dire le contraire? Mais si la marque existe, c’est d’abord parce qu’elle est partie prenante dans la chimie de nos émotions. La marque n’est pas la conséquence d’un raisonnement chez le consommateur, mais bien la consequence d’une émotion attendue de plaisir.”
Il marketing di oggi, le strategie pubblicitarie, non servono ad altro che metterci nella testa queste associazioni di base… poi la natura fa il resto. Associazioni =  la Nutella e Barilla rassicuranti, Berlusconi simpatico, Berlusconi che lavora, Berlusconi che batte i cattivi comunisti. Trippe = fanno comprare Barilla e Nutella, e votare Berlusconi.

Non siete convinti? Facciamo allora un test scientifico. Riflettete un attimo solo a Berlusconi, al fatto che fa le feste nella sua villa pagata coi soldi degli italiani, al fatto che probabilmente la mafia è fra i suoi grandi elettori. Pensate alle sue battute sull’abbronzatura di Obama, e su Rosy Bindi “più bella che intelligente”. Ecco, non sentite venire dal fondo del ventre una sensazione fortissima di disgusto, di aberrazione, di impotenza? di costernazione… ? Sono tutte emozioni. Emozioni che ci bloccano nella nostra volontà di cambiare. Ecco il nostro complesso interiore, non è nei confronti del denaro, è nei confronti delle reazioni (definite Pavloviane da Cacciari) che ci suscita il caimano, e che ci bloccano il cervello mentre la Fiat trasloca da Pomigliano, mentre Marcegaglia ha i suoi milioni in svizzera, e mentre la piccola industria del made in Italy  arranca davanti alla concorrenza del made in China. “Meditate, gente, meditate” (ed io vado a prendermi una birra come Renzo Arbore faceva in una pubblicità…).

Cordialmente,
Lorenzo Ciampolini

Aperitivo e saluto mercoledi 30 giugno dalle 19,00

Buongiorno a tutti,

il PD Parigi vorrebbe salutare tutti gli amici italiani e europei che nel corso di questo anno hanno partecipato, criticato, costruito e proposto, e si sono dati da fare per organizzare e animare dibattiti e incontri.

Vi offre quindi un piccolo aperitivo presso lo Square Le Gall (13°)

il 30 giugno a partire dalle 19,00

sarà con noi Alessia Mosca deputata PD


un momento per augurarsi buone vacanze e per scambiarsi qualche idea sul prossimo anno.
E per discutere dei temi che in queste settimane ci hanno visto intervenire a più riprese nel dibattito on line (da Pomigliano, alle riforme federaliste, dal ddl intercettazioni, alla possibilità di una nuova politica per gli italiani in patria e all’estero).

Vi aspettiamo
grazie
e invitate amici e parenti!

PD Parigi

Ricostruire

Il corpo delle donne  e la voce del PD

L’ho rivisto con piacere. Quando « Il corpo delle donne » è uscito gli ho fatto pubblicità. Stasera l’ho rivisto su un grande schermo. L’effetto è ancora più forte, più viscerale. Alla fine della proiezione è iniziato il dibattito. Avrei voluto dire quello che pensavo. Intervenire per dar luce alla mia opinione. Avrei voluto intervenire quando con un francese forse un po arrugginito, Lorella cercava di chiedersi cosa avviene nella testa di un ragazzino che segue il catechismo e poi assorbe una visione deforme della vita in tv. Avrei voluto aiutarla a dire che i pedagogisti conoscono bene l’ffetto che ha un “paradosso”, e che gli psicologi aiutano molto dopo a curarne gli effetti. Non mi sarebbe dispiaciuto rispondere a chi le criticava che non basta, o avrei gioito ad approvare con un mio intervento il plauso della gran parte che apprezzava.

Avrei voluto… ma sono stato zitto.

Nella mia mente si disegnava solo una immagine. Quella di una città bombardata, completamente distrutta. E per terra nel mezzo della via un uomo ferito. Intorno a lui alcune persone in silenzio, iniziavano pian piano a discutere sul da farsi. Questa immagine ha continuato al rientro, nel metro, da una stazione all’altra. Improvvisamente arriva una ragazza con un bicchiere d’acqua. Si inchina e lo da al ferito. Intanto la gente continua a ipotizzare il “da farsi”.

Avrei voluto solamente dire “GRAZIE  Lorella”.

Mentre la fisarmonica scordata di un musicista mi accompagnava, dentro di me si schiariva una idea. Devo ascoltare, a volte tacere, spesso fare. Non essere intervenuto non ha intaccato la mia intelligenza. Spesso ho l’occasione di ascoltare dibattiti o avere opinioni discordanti, ma non ho più voglia di criticare chi porta il bicchiere d’acqua perché non è sufficiente.

Poi vedo la mia Italia. Un città bombardata. La persona che porta un bicchiere d’acqua al ferito non sta ricostruendo la città. Ma devo solamente dirle GRAZIE.

Troppe volte sono rimasto  interdetto dall’attacco a chi fa qualcosa. “Bisognerebbe fare altro” o “non è abbastanza”. Sono anni che sogno una sinistra dove si impari ad ascoltare, a ringraziare e a fare il passo successivo. Forse è anche per questo che siamo lontani dalla gente. Invece di dire solamente GRAZIE, facciamo rumore e nascondiamo un bel gesto.

Chissà se un giorno il PD o quello che ne sarà riuscirà a (ri)trovare questo spirito.

Enrico Panai

Ps. Stasera non riesco a parlare con la logica, ma solo con la pancia.

Les Etats Généraux du renouveau à Grenoble

Les  États généraux du renouveauà Grenoble
les 18, 19 et 20 juin.


L’Obs et Libé vous appellent au renouveau civique. Pour la première fois,
le Nouvel Observateur et Libération, deux titres aussi différents par leur histoire
que proches par leurs engagements, s’associent pour repenser le progrès social.
Ce débat sera celui de la société : les deux journaux ont décidé de s’associer pour
que chacun puisse s’en emparer et contribuer à la réflexion.

L’associazione Democratici Parigi vi terrà informati sul percorso di Grenoble.

Il programma in corso di definizione

Dal PD Grenoble

Ciao a tutti,

Grenoble è una piccola città della “provincia” francese, lontana da Parigi tre ore di TGV. Non lontano dal Vercors martire della resistenza, la città ha eletto deputato alla fine degli anni’60 quel Pierre Mendès France artefice della decolonizzazione francese del Vietnam e di una certa idea di socialismo esigente, dal volto umano. Dalla metà degli anni ’90 la città è amministrata da Michel Destot, che è riuscito alle ultime elezioni a ridurre l’insieme della destra al 35%, governa con quasi il 50% ed una opposizione verde vicina al 15%. Grenoble città di sinistra, progressista, senza dubbio democratica, come nelle sue più lontane tradizioni: era il 7 giugno 1798 (la journée des tuiles) quando il popolo grenoblese ha difeso i suoi parlamentari, che avevano ricevuto l’ingiunzione di sciogliere la loro assemblea, arroccandosi sui tetti del centro, e lanciando le tegole sui soldati del re.

La particolarità di Destot è che governa insieme al modem, il movimento dei centristi, con un programma incentrato da un lato sullo sviluppo economico della città, molto legato all’impiantazione nell’area cittadina di multinazionali dell’alta tecnologia, di centri di ricerca internazionali o nazionali ma prestigiosi come il CEA; e dall’altro sullo sviluppo sociale, che si dimostra con il più grande budget francese (dopo Parigi) del Centre Communal d’Action Sociale (CCAS), che gestisce asili, centri sociali e per persone anziani.

Anche per tutte queste ragioni da alcuni anni Grenoble ospita il Forum di Liberation, tre giorni di dibattiti aperti al pubblico su temi scottanti. Quest’anno il tema è il rinnovamento, molte personalità saranno presenti, citiamo fra gli altri M. HIRSCH, O. FERRAND, M. DE SARNEZ, H. VEDRINE, E. JOLY, M. ROCARD, P. MOSCOVICI, A. LIPIETZ, P. LARROUTUROU, B. HAMON, M. VALLS, J.F. KAHN, J. PEYRELEVADE, C. DUFLOT, E. MORIN, G. COLLOMB, F. HOLLANDE.

…Déjà plusieurs dizaines d’associations, de cercles de pensée, de fondations, d’organisations non gouvernementales les plus diverses participeront aux « Etats généraux du renouveau » à Grenoble les 18,19 et 20 juin prochain. La discussion commence dès aujourd’hui. Demain, nous l’espérons, des centaines de milliers de citoyens de tous les horizons viendront discuter, agir pour imaginer et faire émerger une alternative. Le rassemblement de Grenoble est un appel à la mobilisation citoyenne. Il annonce d’autres débats, d’autres initiatives, d’autres témoignages. Que tout le monde apporte sa pierre! Ce site est à votre disposition.

http://www.liberation.fr/etatsgenerauxdurenouveaugrenoble.html

Lorenzo Ciampolini, PD Grenoble

Giovedi 17 giugno alle 18,30: Lorella Zanardo a Parigi

IL CORPO DELLE DONNE
Proiezione del documentario e discussione con l’autrice.

Cinema Le Studio des Ursulines

10 , rue des Ursulines

Il “Corpo delle donne” è il titolo di un libro e di un documentario di 25? sull’uso del corpo della donna in tv. Scrive Lorella Zanardo, autrice del libro e del documentario: “Siamo partiti da un’urgenza. La constatazione che le donne, le donne vere, stiano scomparendo dalla tv e che siano state sostituite da una rappresentazione grottesca, volgare e umiliante. La perdita ci è parsa enorme: la cancellazione dell’identità delle donne sta avvenendo sotto lo sguardo di tutti ma senza che vi sia un’adeguata reazione, nemmeno da parte delle donne medesime. Da qui si è fatta strada l’idea di selezionare le immagini televisive che avessero in comune l’utilizzo manipolatorio del corpo delle donne per raccontare quanto sta avvenendo non solo a chi non guarda mai la tv ma specialmente a chi la guarda ma “non vede”. L’obbiettivo è interrogarci e interrogare sulle ragioni di questa cancellazione, un vero ” pogrom” di cui siamo tutti spettatori silenziosi. Il lavoro ha poi dato particolare risalto alla cancellazione dei volti adulti in tv, al ricorso alla chirurgia estetica per cancellare qualsiasi segno di passaggio del tempo e alle conseguenze sociali di questa rimozione”.

Il PD di Parigi e Altritaliani.net (www.altritaliani.net) ne parlano con l’autrice.

Ma il cielo è sempre più su

Vi ricordiamo l’appuntamento di venerdì 28 alle ore 19 presso il Café Le Twickenham (68, bd Saint-Germain) per la presentazione del libro di Luca Bianchi e Giuseppe Provenzano “Ma il cielo è sempre più su?”, l’emigrazione meridionale ai tempi di Termini Imerese. Proposte di riscatto per una generazione sotto sequestro. Un libro sul Meridione, un libro sull’Italia, i suoi problemi e le sue potenzialità.

Per avere una copia del libro e/o ulteriori informazioni: partitodemocraticoparigi@gmail.com

A venerdì!

PD Parigi


Info
Beatrice Biagini
0033 6 50 23 77 10