28 marzo: Carovana PD a Parigi, Proposte e fatti per uscire dalla crisi


Il Circolo PD Parigi e l’Associazione Democratici Parigi organizzano per il 28 marzo un incontro con:

Gianni Cuperlo, parlamentare PD
Ivan Scalfarotto, membro assemblea costituente PD
Pippo Civati, consigliere regionale PD Lombardia

L’incontro si inserisce nel percorso della Carovana per il PD (http://www.facebook.com/group.php?gid=123990495651#/board.php?uid=123990495651). La Carovana è un’iniziativa nata da alcuni circoli di base e sta facendo il giro d’Italia nel tentativo di stimolare il rinnovamento dei metodi e la circolazione di nuove competenze all’interno del Partito Democratico.

Abbiamo invitato alcuni dei suoi creatori a Parigi insieme a Gianni Cuperlo e abbiamo deciso di dedicare questa tappa alla crisi.

La formula è quella di presentare l’incontro e gli invitati e lasciare quindi la parola al pubblico, cercando di ascoltare il più possibile. Ognuno è invitato a partecipare con interventi brevi in modo da dare spazio a tutti. E tutti sono invitati a parlare.

L’incontro si terrà Sabato 28 marzo dalle 18 alle 20 nei locali della Mairie del 13° al n° 1 di Place d’Italie (M° Place d’Italie, linee 5, 6, 7)

4 pensieri su “28 marzo: Carovana PD a Parigi, Proposte e fatti per uscire dalla crisi

  1. Pingback: iMille » Blog Archive » Pavia e Parigi, passa la Carovana

  2. Una domanda per i nostri invitati:
    Mi pare si possa ancora sostenere (come a suo tempo lo fece Gramsci) che a distinguere un partito da una formazione operazione-gossip, legata a figurine panini candidate per la loro faccia, o lo spot che possono incarnare, ci sono il radicamento nel territorio, ma anche una solida formazione dei membri del partito.
    Si sa che va di moda l’anti-partito, l’anti-politica e anche il “io-non-ho-mai-fatto-politica-prima”, è stato il cavallo di battaglia Berlusconiano del post-tangentopoli. Anche da noi vige la retorica del candidare il popolo, quelli che pagano i biglietti del tram, fanno la spesa, e sanno cosa vuol dire vivere nel paese reale. Una retorica, e un fatto non negativo in sé, anzi positivo se serve a riavvicinare politica e società. Ma negativissima se significa perdere le competenze, le capacità, le conoscenze di cui è portatore chi sa, oltre al prezzo del pane, anche analizzare i meccanismi delle trasformazioni sociali, chi sa mettersi in grado di formarsi un’opinione sulla fecondazione assistita.
    Queste ed altre conoscenze devono riuscire a passare nel PD, i membri essere messi in grado di formarsi, la classe dirigente essere competente oltre che vicina alla gente.
    Quali strumenti dopo il tramonto delle scuole di partito? E quello strumento è veramente tramontato o va semplicemente “aggiornato”? Come?

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  3. Una proposta: gli assegni di impiego per servizi

    Questo commento è il risultato di una discussione tra Roberto Casati e Francesco Avvistati

    Roberto:
    Problema: Andiamo verso un’economia di servizi alla persona, anche perché
    la popolazione invecchia; aumenterà la richiesta di personale; ma i
    meccanismi contrattuali sono scoraggianti per qualsiasi privato (complicazioni amministrative nel versamento dei contributi, ecc.) per cui il sommerso trionfa.
    Una soluzione semplificatrice, adottata da diversi anni in Francia, è quella degli assegni detti di ‘impiego per servizi’ (‘chèque emploi-service’), che prevedono che la gestione della parte
    contributiva sia affidata alla Banca e premiano il datore di lavoro con una
    riduzione d’imposta. In pratica, se Lucia paga 500 euro al mese per un assistente (badante,
    collaboratore famigliare), stacca un assegno di 500 euro che consegna
    all’assistente. La banca liquida l’assegno e versa 200 euro di contributi
    (prelevati dal conto di Lucia). Lucia indica 500 euro in dichiarazione dei
    redditi. Il Fisco ne calcola 700, tenendo conto dei contributi, e
    restituisce a Lucia 350 euro sotto forma di riduzione d’imposta.
    Vantaggi per Lucia:
    1. il costo totale per Lucia è di 350 euro a fronte di un servizio che ne
    vale 500.
    2. Lucia non deve fare alcuna pratica amministrativa, code per versare i
    contributi, ecc.: solo staccare un assegno!
    3. Le assicurazioni coprono incidenti relativi al lavoro del dipendente, in
    quanto questi è in regola.

    Vantaggi per il dipendente:
    1. Il dipendente è in regola, ha una posizione contributiva.
    2. Usufruisce della copertura assicurativa in caso di incidenti.
    3. Viene ‘responsabilizzato’ in quanto sottratto al sommerso.

    Vantaggi per lo Stato:
    1. Emersione del sommerso,
    2. recupero parziale dell’esenzione di imposta grazie alla tassazione del dipendente.

    Francesco:
    Una buona parte dei costi che lo Stato supporta con gli Chèques Emploi
    Services sono apparentabili a un aiuto al settore dei servizi alla
    persona. Non hanno particolare senso economico, né più né meno degli
    aiuti al settore dell’automobile.

    E’ vero che lo stato recupera una parte della sovvenzione tramite le
    imposte dirette e indirette (soprattutto l’IVA, ma anche le imposte
    sul reddito e sulle società per alcune attività più remunerative tipo
    idraulici ecc); credo che però i principali benefici sono il fatto che
    la maggiore trasparenza dei redditi dei lavoratori indipendenti del
    settore dei servizi alla persona permette migliori politiche sociali,
    e che l’emersione dal sommerso è un bene in sé, piace ai politici
    (avvicina il raggiungimento di obiettivi in termini di occupazione), e
    in particolare per i lavoretti femminili permette un’uscita da una
    situazione di precarietà e un “empowerment”.

    In Italia una cosa del genere dovrebbe essere gestita dall’INPS, immagino.

    Come politica di emersione del sommerso è particolarmente interessante
    in Italia perché gli “effets d’aubaine” (sprechi) sono ridottissimi:
    il settore è totalmente in nero, pochissimi dei potenziali beneficiari
    si comportano già secondo la legge in assenza di un tale dispositivo.
    (Gli sprechi sono molto più grandi per aiuti settoriali come gli
    eco-incentivi al solare oppure per le politiche d’impiego di tipo
    “riduzione dei contributi per i neo-assunti”: l’efficacia della
    politica si misura “al margine”, sui posti di lavoro o sui tetti
    fotovoltaici creati “in più” grazie alla politica, ma bisogna dare il
    contributo anche a tutti gli altri.)

    Anche se non lo è esplicitamente, l’aspetto finanziario (non la
    semplificazione amministrativa) è destinata a sparire col tempo. Se
    l’obiettivo primario è l’emersione del sommerso, non è male
    accompagnarlo con campagne come questa campagna svizzera:
    http://www.no-al-lavoro-nero.ch/thema/kampagne/index.html?lang=it

    Roberto:
    Il punto delle campagne di sensibilizzazione è che svariati studi empirici mostrano che in generale non sono efficaci se non sono sostenute da incentivi… probabilmente serve un mix di incentivi, in Francia la semplificazione amministrativa (vedi anche http://www.cesu.urssaf.fr, puoi fare tutto da internet) + lo sconto fiscale.

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