Resoconto della serata Ingresso Talenti Prime/Controesodo (Massimo Ungaro)

INGRESSO TALENTI

Iniziative per la mobilità europea di ricercatori e professionisti

Lunedì 25 maggio

Mairie XIII arrondissement, 1, place d’Italie – Parigi

Il Partito Democratico di Parigi e l’Associazione Democratici Parigi hanno discusso lunedì due proposte di legge – PRIME e Controesodo – promosse dal PD sul tema dei talenti in fuga, intesi come tutti quei ricercatori e professionisti che vanno all’estero e non ritornano, ma anche come quei “cervelli” stranieri che il nostro paese non sa attirare.

PRIME, scritta da ricercatori europei (tra cui il presidente del PD di Parigi, Riccardo Spezia che ha moderato il dibattito), contiene una serie di misure per facilitare il rientro in Italia di giovani ricercatori all’estero e, nello stesso tempo, cerca di aumentare la capacità del nostro Paese di attrarre ricercatori stranieri. La proposta di legge depositata è firmata da tutti i deputati del PD eletti all’estero, tra cui l’onorevole Laura Garavini che è la prima firmataria e da alcuni membri della nuova generazione eletta in Parlamento alle scorse elezioni. CONTROESODO – TALENTI IN MOVIMENTO è un progetto – composto da cinque proposte di legge, promosso dall’Associazione TrecentoSessanta guidata da Enrico Letta, e ideato da Guglielmo Vaccaro (PD)- che mira a valorizzare il contributo dei “talenti in movimento” favorendone il loro eventuale ritorno e attraendo capitale umano di qualità. Controesodo si declina in attività di promozione di questi temi nel dibattito pubblico nazionale e internazionale nella loro trasposizione normativa, e quella di Parigi è la prima tappa europea. La prima proposta , già depositata in Parlamento, e che ha come primo firmatario Enrico Letta, prevede benefici fiscali per gli italiani che rientrano nel nostro Paese e per le aziende che li assumono.

Dopo il benvenuto di Beatrice Biagini, segretaria del circolo PD di Parigi, il prof. Roberto Casati (CNRS) ha brevemente esposto le iniziative intraprese dal circolo, soffermandosi sui lavori del “Camp” sulla ricerca svolto a Parigi nel dicembre scorso e da lui coordinato. Riunendo una quarantina di ricercatori italiani operanti in diversi paesi d’Europa, il Camp ha formulato 50 proposte per il mondo dell’universita e della ricerca, tra cui in nuce l’idea di PRIME. Casati ha infine sottolineato l’importanza che anche la base sia capace di svolgere una funzione propositiva e che non si limiti solo all’analisi o alla discussione delle tematiche attuali.

L’onorevole Guglielmo Vaccaro (PD), presentando il progetto Controesodo, ha insistito sul carattere bipartisan dell’iniziativa. La proposta del PD infatti ha ottenuto la disponibilità della maggioranza nella commissione lavoro della camera presieduta dall’onorevole Staglia (attualmente sottosegretario al Ministero del Lavoro). Inoltre Vaccaro ha precisato che le proposte di Controesodo hanno un saldo finale positivo per l’erario dato che gli sconti fiscali iniziali sono seguiti da maggiori entrate fiscali. Ci sono quindi buone probabilità che il progetto non si areni in commissione per tutta la legislatura e che venga approvato.

L’onorevole ha in seguito esposto le cinque proposte di legge di Controesodo. La prima è uno sconto fiscale per chi decide di rientrare in Italia. Riguarda i cittadini italiani con meno di 40 anni e che abbiano trascorso almeno due anni all’estero. “Ma – sostiene Vaccaro – il vero problema non è solo la fuga dei cervelli ma anche l’incapacità di attirarne dei nuovi” . A questo proposito serve “Talenti Welcome” che prevede l’assegnazione di borse di studio a figli di emigrati o studenti stranieri meritevoli che decidono di venire a studiare in Italia. La terza proposta “Learn and Back” propone uno scudo fiscale per quei giovani italiani che fanno un esperienza formativa all’estero. Chi invece rimane all’estero puo avvalersi di crediti d’imposta se decide di finanziare e sviluppare attività produttive in Italia. “È come una squadra di calcio che gioca con sei giocatori su undici. Possiamo vincere la partita ? No. Un bel pezzo di Italia che brilla è via. Come sistema paese dobbiamo attivare i meccanismi necessari per farla tornare, perchè la squadra ideale è la migliore possibile” ha detto in conclusione Vaccaro. Interpellato sulle agevolazioni per i visti, Vaccaro conferma che è intenzione dell’opposizione premere per una revisione delle quote della Bossi-Fini perchè non è possibile che in Italia “per ottenere un visto un ingegniere si faccia ore di fila solo perchè è nato a Bangalore e il suo collega inglese no anche se hanno studiato nella stessa università americana”.

Successivamente l’onorevole Laura Garavini (PD) ha presentato la proposta di legge PRIME, nata dal bisogno di internazionalizzare l’università italiana e resa possibile dalla realtà dei circoli PD sparsi in Europa, il che conferma che “è piu che opportuno dare la possibilità alla base di fare delle proposte”. La deputata eletta nella circoscrizione estero spiega che “i risultati di uno studio effettuato dal CENSIS e dall’Ambasciata italiana a Londra mostrano che i ricercatori italiani sono emigrati perche in Italia pativano la mancanza di meritocrazia e trasparenza e la scarsa indipendenza della ricerca”. “Per rispondere a questa necessità insieme di una ventina di ricercatori da tutta Europa coordinati da Riccardo Spezia è stato possibile elaborare PRIME con il quale proponiamo la creazione di una fondazione leggera che abbia l’obbiettivo di attirare cervelli dall’estero e che agisca da sprono per le università italiane” ha aggiunto la Garavini.

La deputata ha illustrato i punti chiave della proposta. La fondazione PRIME assegna borse di ricerca in base a criteri meritocratici per ricercatori junior (250.000 euro annui) e senior (400.000 euro) che li possono gestire in piena autonomia. Le università sono incentivate a partecipare e ad assumere a tempo pieno il ricercatore borsista tramite un beneficio diretto, un overhead, del 10% del valore del progetto. Per provvedere ai grandi limiti di finanziamento delle università italiane la proposta prevede che le università possano diventare soci della fondazione, oltre a CNR, università e alumni PRIME, anche soggetti privati attraverso il pagamento di una quota fissa. Inoltre l’assegnazione delle borse non avviene per concorso ma tramite una valutazione ad hoc del comitato scientifico composto da scienziati di alto livello e per la maggior parte stranieri in modo da evitare “inquinamenti baronali”. Nel corso della riunione la Garavini ha evidenziato come questa fosse stata la condizione sine qua non dei ricercatori.

“PRIME può rappresentare uno strumento per dare un impulso al sistema universitario e produttivo italiano introducendo delle pratiche meritocratiche, valorizzando i ricercatori con strumenti concreti per permettere di produrre brevetti. Infatti oggi l’Italia registra solo il 3,4% dei brevetti di tutta Europa mentre la Germania rappresenta il 19.6% del totale” ha concluso la Garavini. Riccardo Spezia ha poi aggiunto che l’assenza di requisiti minimi di partecipazione alla fondazione serve ad evitare di fornire argomenti di ostruzionismo alla maggioranza. “Ma le speranze sono poche” ha detto il presidente dell’associazione democratici Parigi indicando il ruolo marginale svolto dal Parlamento che “in un anno ha approvato solo sette proposte di legge – tra le quali il famoso Lodo Alfano – mentre per il resto ha solo convertito decreti legge presentati dal governo”.

Maurizio Chiocchetti ha concluso con una riflessione sul piano politico generale e si è chiesto come rimettere al centro del dibattito politico la questione della fuga dei talenti. In questo senso Il responsabile PD per gli italiani nel mondo ha auspicato un appuntamento di rilievo in autunno in Italia. “Ogni anno – ha continuato Chiocchetti – 395.000 laureati italiani partono all’estero, mentre solo 57.500 laureati stranieri vengono in Italia” il che non è una sopresa “dato che l’Italia spende solo lo 0.9% per la ricerca mentre il trattato di Lisbona sancisce la soglia del 3%”. Durante la riunione Chiocchetti ha deplorato il taglio dei fondi per i corsi di lingua italiana all’estero – frequentati da piu di 700.000 ragazzi figli di emigrati – decisi dal governo e ha in fine denunciato l’Italia di Tremonti che sembra mettere “le motovedette anche contro i laureati”.

Parigi, Mercoledi 27 Maggio

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