Estensione del voto ai cittadini temporaneamente all’estero: qualche commento

Il Circolo del Partito Democratico e l’ Associazione Democratici Parigi accolgono con favore l’opportunità di commentare, in forma di consultazione pubblica la proposta di legge sull’estensione dell’esercizio del diritto di voto aicittadini temporaneamente all’estero per opera dei parlamentari Laura Garavini, Marco Meloni e Maria Chiara Carozza.

In merito alla legge e al suo testo abbiamo due tipologie di commenti che esponiamo di seguito.

Commenti di natura generale.

La proposta ha un vantaggio innegabile, essa allarga la base degli aventi diritto di voto per i cittadini italiani temporaneamente residenti all’estero, traducendo in legge il decreto che, da qualche elezione a questa parte, era regolarmente reiterato dal governo prima di ciascuna votazione, ma limitato solo ad alcune categorie di cittadini.

Tuttavia vorremmo far presente alcuni aspetti che ci suscitano delle perplessità:

  • E’ necessario fare l’elenco delle categorie?

Classificare i cittadini italiani in categorie comporta inevitabilmente l’introduzione di forme discriminatorie verso altre possibili “categorie” non incluse. La varietà delle forme di mobilità internazionale delle persone è, ad oggi, talmente vasta e dinamica da risultare difficilmente “categorizzabile”. Meglio sarebbe parlare semplicemente di cittadini di nazionalità italiana, qualunque essi siano, basandosi sul concetto che il diritto di voto è sancito dalla nostra costituzione. Meglio ancora riformare l’AIRE. L’iscrizione all’AIRE è giuridicamente obbligatoria se la residenza all’estero è superiore ai 12mesi;potrebbe essere facoltativa in un periodo inferiore e risolvere il problema delle categorie specifiche. Certo non ci sfugge la necessità di una riforma dell’AIRE che possa rendere più agevole l’iscrizione alle generazioni a grande mobilità, e che elabori un metodo differente per le questioni sanitarie e contributive.

  • Lo studente Erasmus è diverso dallo studente Fuorisede?

Il problema dei cittadini temporaneamente residenti all’estero è del tutto affine ai medesimi che, per ragioni analoghe, temporaneamente vivono sul territorio italiano in luoghi diversi dalla propria residenza abituale. Ragione vorrebbe che anche a questi cittadini fosse riconosciuto il diritto di voto. Magari anche proponendo una legge diversa. Tuttavia il Partito Democratico deve sapere cogliere ed analizzare i problemi nella sua complessità e proporre soluzioni globali che evitino di introdurre elementi di disuguaglianza . Ragione per cui chiediamo che in parallelo e in contemporanea anche quest’aspetto sia trattato a livello parlamentare.

  • Soggetti aventi diritto versus modalità di esercizio del diritto

La proposta di DDL in oggetto fa espressamente riferimento alla legge che disciplina le modalità di voto dei cittadini italiani residenti all’estero. Nel recente passato queste modalità sono state oggetto di discussione critica da parte sia di associazioni che del nostro partito ed una proposta alternativa ci risulta essere stata presentata nella scorsa legislatura. Al fine di evitare che una modificasul processo di voto comporti anche la revisione della proposta in oggetto, proponiamo che venga tolto il riferimento alle modalità con cui si svolge ad oggi l’esercizio del diritto (per corrispondenza).

 

Commenti specifici

  • Il titolo della proposta di legge è fuorviante. Coerentemente con il primo punto espresso nei “commenti generali”, proponiamo che facciarifermento ai cittadini temporaneamente residenti all’estero senza alcun riferimento alle motivazioni di residenza.
  •  La possibilità di revocare la richiesta di voto dall’estero ci sembra introdurre un elemento di complessità inopportuno una volta che il cittadino abbia già espressamente dichiarato la propria volontà.
  • Non è indicata la necessità di fornire una prova del proprio indirizzo di residenza all’estero. Questo passaggio è necessario per evitare una permeabilità criminale del sistema di voto e per efficienza nell’invio del materiale elettorale (se per corrispondenza), in ogni caso ci pare opportuno come elemento di verifica della presenza sul territorio.
  • Non è menzionato in alcun modo che i cittadini cui non è stato dato il nulla osta dall’Italia debbano essere informati. Il cittadino deve sapere dove deve esercitare il suo diritto di voto.

Di seguito riportiamo anche due osservazioni che sono state oggetto di dibattito all’interno del Circolo e sulle quali non si è pervenuti a un’unanime condivisione.

  • Il riferimento di “essere residenteda almeno un mese” per avere il diritto di fare la domanda dovrebbe essere eliminato stando già il limite massimo dei 40 giorni prima della data del voto in Italia. Non se ne capisce il motivo dell’introduzione di questo vincolo. Del resto fornire “prova” potrebbe apparireinutilmente burocratico e tedioso.
  • Il riferimento di “essere residente per un periodo non superiore ai dodici mesi “ per avere il diritto di fare la domanda dovrebbe essere eliminato. Vero che, superato tale periodo, una persona avrebbe dovuto iscriversi all’AIRE. Tuttavia possono esistere diverse motivazioni sul perché una persona non sia iscritta all’AIRE e fornire “prova” di ciò potrebbe apparire inutilmente burocratico e tedioso

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