Solidarietà ad Andrea Giuliano: la mancanza di diritti è la radice della violenza e dell’odio

di Fabrizio G Botta
Ungheria, anno 2015 : 25 anni dopo la caduta del comunismo, 75 dopo l’alleanza con i nazisti, osserviamo senza mezzi termini alla caduta di una Democrazia. Un ragazzo italiano, Andrea Giuliano, è stato condannato a morte (si, non scherzo, c’è una taglia di 10000 euro sulla sua testa) da un gruppo di fanatici di destra, affilliati al partito Jobbik. La colpa di Andrea: essere attivista gay in un Paese in cui il partito di estrema destra ormai raccoglie i favori di un ungherese su tre. E aver fatto umorismo sul club ultranazionalista di amanti delle dure ruote. Xenofobia è una parola complessa, della quale si riscontrano diverse interpretazioni. Di solito è usata per definire la paura verso gli stranieri, ma letteralmente deriva dal greco ξένος, xenos, “estraneo, insolito” e φόβος, phobos, “paura”. Si tratta quindi dalla paura di ciò che è diverso da noi per religione, nazionalità, colore, etnia, gusti politici o sessuali ecc. Questa paura si materializza, spesso e senza distinzione di classe, in diversi atteggiamenti: intolleranza, discriminazione, persecuzione fino all’eliminazione fisica. L’omofobia fa parte di questi.
 
L’omofobia, come altre forme di xenofobia, nasconde complessi di inferiorità o di superiorità a seconda dell’angolo dal quale la tematica puo’ essere vista. Talvolta negli estremisti di destra l’omofobia nasconde una frustrazione legata al loro modo di apparire nella società. Quanti dirigenti di estrema destra perderebbero in credibilità se mostrassero, verso i loro elettori, la faiblesse (per loro) di essere omosessuali? Per alcuni di questi l’omofobia è la contro-reazione per qualcosa che sentimentalmente sentono ma che razionalmente non vogliono accettare. L’omofobia puo’ essere anche legata a una presunta superiorità, perché si pensa, e questo è stato per anni l’errore della Chiesa cattolica, di avere una qualche verità divina, per cui chiunque è o pensa diversamente, e’ inferiore a noi. E questi spesso viene considerato come una persona malata. Storica a tal proposito è stata l’apertura del PAPA di qualche mese fa : «Se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, chi sono io per giudicarla?».
 
Il problema non sono quindi gli omosessuali, gli ebrei, gli immigrati, ma lo sguardo che noi abbiamo verso chi è diverso. E’ questo sguardo spesso non è il nostro, ma è quello che vediamo attraverso il pensiero della nostra società. Spesso chi non rispetta tradizioni secolari, chi non rientra in schemi definiti da usanze o culture millenarie, è considerato un diverso, che non deve e non puo’ essere come gli altri. E non deve avere, per conseguenza, gli stessi diritti degli altri. Questo poichè ci siamo dimenticati che un Paese è costituito innanzitutto da cittadini. Se questo cittadino rispetta la Costituzione e le Leggi, questa persona deve avere il rispetto e l’integrazione degli altri, ma soprattutto gli stessi diritti (possibilità di sposarsi, di avere figli, avere le stesse chance di avere una posizione lavorativa, etc…).
 
Ma nel caso di Andrea, si va secondo me oltre. Siamo ad un punto di non ritorno per tre motivi.
 
Il primo riguarda una novità assoluta: qualcuno che non ha alcun valore giuridico ha posto una taglia su una persona incensurata. Jobbik da prova di non essere un partito degno di questo appellativo, ma bensi di presentarsi agli occhi degli europei come una deplorevole ISIS 2, della quale bisogna temere la violenza fisica oltre che l’insensatezza del suo discorso politico. Il secondo motivo sta nel fatto che Jobbik ha trovato un pretesto (l’omosessualità) per attaccare una persona che è diverso dal cittadino ungherese modello : Andrea è straniero (quindi non di razza ungherese), ruba potenzialmente lavoro agli ungheresi, addirittura vive nel quartiere del ghetto ebraico. Il terzo motivo sul quale bisogna soffermarsi è extraungherese e consiste nella profonda immobilità degli organi italiani. Anziché reagire con sdegno e prendere una netta posizione diplomatica verso l’Ungheria (ad esempio richiamare in italia l’ambasciatore per consultazione), sia la Farnesina che il Governo hanno optato per una linea di assoluto silenzio radio benché si tratti di un fatto gravissimo. In quanto membro di un circolo PD, mi rallegro che siano stati due parlamentari del PD a sollevare il problema, aprendo un dibattitto che spero porterà a azioni concrete verso questo tipo di agressione. Questo silenzio è sicuramente da imputare alla non-belligeranza delle nostre istituzioni su certi temi. Il prendere nette posizioni sui diritti civili per gli Italiani all’estero implicherebbe senza ombra di dubbio di riaprire un delicato dibattito interno nel nostro stesso paese, che elettoralmente parlando potrebbe essere molto pericoloso. Secondo me, l’allargamento di diversi diritti a molti concittadini sarebbe il solo freno alla violenza e al populismo che soffiano pericolosamente dagli Urali alla Rada di Brest. 
 
Mi piace chiudere con questa frase attribuita a Bertold Brecht ma che è stata scritta da Martin Niemoller (1946):
 
Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento, perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali,… e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti,e io non dissi niente, perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare.

Un pensiero su “Solidarietà ad Andrea Giuliano: la mancanza di diritti è la radice della violenza e dell’odio

  1. Bravissimo Fabrizio! Bisogna protestare energicamente come paese Italia per difendere tutti gli uomini nei loro diritti, e quindi anche i cittadini italiani. 13 Paesi europei hanno già riconosciuto pari dignità alle coppie omosessuali, e noi che cosa aspettiamo? Il disinteresse del nostro Ministero non sarà segno di omofobia, o almeno fastidio per il diverso?
    Facciamo sentire forte la nostra voce di cittadini in difesa dei diritti di libertà di tutti!
    Valentino Bobbio

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