Joele, un lavoratore italiano all’estero. Come noi.

La vicenda di Joele Leotta, giovane italiano aggredito e ucciso in Inghilterra, dove lavorava come cameriere in un ristorante, ci ha lasciati senza parole. Vorremmo fare memoria di lui, della sua storia, prendendo il tempo di collocarla accanto alle tante altre storie di emigrazione  e di lavoro degli italiani. In questi ultimi anni si è cercato di appiattire il fenomeno a una sola categoria, quella dei ricercatori universitari. Dal nostro osservatorio quotidiano, invece, abbiamo l’impressione che siano ben visibili almeno tre fasi distinte, se si vogliono osservare i flussi migratori italiani degli ultimi vent’anni.

Si comincia, certo, con una fase di FUGA DEI CERVELLI (fine anni 90-2008), che è netta fino alla grande crisi del 2008. Studenti, dottorandi o ricercatori universitari, che lasciano un paese dove si è smesso di credere nella ricerca (principalmente in seguito al piano quinquennale del Berlusconi II, 2001-2005) mentre il precariato universitario dilaga.

Dopo questa fase, é diventata evidente anche ad una FUGA DEI TALENTI, spesso persone non coinvolte negli ambiti accademici, ma comunque qualificate, che sin dall’inizio della crisi si sono trovati o per strada o senza prospettive, e hanno iniziato a scappare dall’Italia, trovando facilmente lavoro come ingegneri, analisti finanziari, esperti di marketing e commerciale sia in multinazionali sia in ditte francesi, tedesche, inglesi…

Ora ci pare di constatare un EFFLUSSO DEI BISOGNOSI, che forse rispetto alle prime due fasi nasconde un problema sociale più forte, di persone che non hanno potuto studiare e vengono da classi sociali meno agiate.

Per noi questa fase è iniziata nel 2011, quando la situazione italiana è peggiorata ancora una volta, c’è stata la seconda grave crisi a fine 2011 e il governo Monti non ha risposto alle attese…

Colpisce la similitudine di profili tra questi ultimi migranti italiani e gli emigranti del dopoguerra, che erano disoccupati, braccianti, artigiani, lavoratori occasionali. Se le prime due fasi sono comunque state fughe di élites, di gente che voleva continuare a vivere meglio dei genitori, in questa terza fase riconosciamo italiani che semplicemente vogliono vivere, vivere meglio…

Con le prime due fasi l’Italia ha perso e sta perdendo la futura classe dirigente, con la terza le conquiste che i partigiani ed i loro figli hanno ottenuto durante la guerra e nel periodo post-bellico.

Chi ci assicura che, con questo ritmo, tra qualche anno non potrebbe esserci addirittura la SCAPPATA DEI DISPERATI, simile alle fughe dei nostri avi in America ad inizio secolo scorso,  che sarà solamente per sopravvivere?

Il profilo dell’italiano all’estero ha ormai assunto una più larga rappresentanza del semplice ricercatore in fuga, e se noi Circoli esteri del PD non saremo in grado di coinvolgere e rappresentare questi nostri connazionali, possiamo fare tutte le conferenze, i congressi, le tessere e le preferenze che vogliamo, ma avremo fallito.

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