25 anni di Erasmus di Fabrizio Giovanni Botta

Il dibattito sull’ Europa continua e per celebrare tutte quelle persone che grazie all’erasmus hanno saputo cogliere una occasione di svolta per la propria vita  vi propongo questo articolo che ho scritto proprio per celebrare il 25esimo compleanno del progetto ErasmuS-Socrates

In un vecchio continente stanco e malato come un pugile sul ring, che puo’ crollare al tappeto da un momento all’altro, resta viva una speranza. La speranza che nei prossimi anni i popoli si parleranno e comunicheranno molto di piu’ che in passato. Rispetto ad alcuni anni fa i mezzi di comunicazione si sono evoluti esponenzialmente, vedasi il boom di internet, dei telefoni cellulari ed altro ancora. Ma non é di quella comunicazione che parlo bensi’ del termine comprensione. Comunicare, anche in lingue diverse, non é un problema insormontabile. Non lo é mai stato fondamentalmente. Comprendere invece si. Un individuo può dire di comprendere un’altra persona se conosce i problemi, le paure di questa persona a partire dalle cause. E nello stesso tempo, puo’ fornire delle risposte ed un aiuto a questa persona, portandole consigli utili alla riduzione dei suoi problemi oppure anche dei loro problemi. Scrivo queste righe poiché ieri sera, accendendo il televisore, ho rivisto ancora una volta il film « l’auberge espagnol ».

Riflettendo sul significato di questo film, penso a quale lungimiranza abbiano avuto persone del calibro di Andre Honnorat oppure Jacques Delors. Il primo, nel lontano 1925, sconvolto da quanto successo qualche anno prima tra francesi e tedeschi, decise di creare la cité universitaire di Paris. In uno spazio relativamente piccolo, Honnorat volle che convivessero e si formassero insieme, le future classi dirigenti del mondo intero. Questo enorme processo fu subito stroncata dalle barbarie che investirono il nostro continente durante la seconda guerra mondiale. Questa macchina si rimise lentamente in moto nel dopoguerra, ma il contesto della guerra fredda e le divisioni che spaccavano il mondo ne tarparono le ali. Ma alla fine degli anni ottanta, forse travolti da quella stessa marea che stava arrivando dall’est, il concetto riprese anima e corpo, grazie a veri e propri visionari, come per esempio Jacques Delors. Il programma erasmus, istituito dai governatori europei di quell’epoca e di quella generazione, intuirono prima di molti altri che piu’ che un’unione politica, monetaria o economica, serviva una unione dei popoli. Solamente portando le future classi dirigenti ad aprirsi, a scoprire nuove orizzonti e a capire i problemi che gravitano nelle altrui orbite, si poteva unire e fortificare l’Europa. Sono convinto che i frutti di tutte queste decisioni inizieremo a vederli a breve, tra qualche decennio, quando una coscienza europea pervaderà le future classi dirigenti.

In molti paesi europei hanno capito che l’evoluzione del loro stato passa forzatamente per l’inserimento di giovani stranieri nei loro centri di ricerca, nelle loro università e ai vertici delle loro società. Non é stata forse questa la grandezza degli Stati Uniti ? Cervelli tedeschi dopo la disfatta, russi dopo il muro, cinesi ora. Ed in Italia ? In Italia invece no. In un paese dove, secondo le statistiche apparse ieri sui quotidiani, già una fetta della popolazione non ha accesso ai posti che gli competono. Alcun investimento é stato fatto per attirare giovani stranieri intrapendenti. Gli stranieri in Italia recuperano i lavori che gli italiani non vogliono piu’ fare. E riservano, a piccole nicchie, i posti migliori. Una mia amica, in lacrime, mi spiego’ che cosa era l’umiliazione. E difficile capire perché un laureato a pieni voti e con un eccellente curriculum, debba vedersi privato di una borsa di dottorato a vantaggio di un 45enne che possiede solamente una laurea triennale. Se é impossibile già per un italiano, come puo’ uno straniero integrarsi e svolgere una brillante carriera in Italia ?

In Europa, agli studenti erasmus si aprono porte verso stages e offerte di lavoro, gli si offre la possibilità di integrarsi e di vivere in una realtà dove, alla fine, i problemi di tutti i giorni sono gli stessi di casa sua.

In Italia, al massimo, gli si puo’ offrire un provino per il Grande Fratello. Non era quello, sicuramente, l’ideale di Honnorat…

Speriamo che i governi della TERZA REPUBBLICA condurranno la nostra nave verso questi porti…

Fabrizio Giovanni Botta

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