Diametralmente all’opposto

Che gli italiani abbiano opinioni diverse sia in patria che all’estero, non è, di per sé, stupefacente. Rattrista peró che chi ha vissuto l’esperienza dell’emigrazione e dell’accoglienza in una terra straniera possa mantenere un alto tasso di provincialismo nella propria lettura del mondo, e prendere, della storia passata e di quella presente, solo le briciole che confortano tale lettura ottusa. Rattrista a maggior ragione considerando che queste persone hanno importanti incarichi politici per la Repubblica Italiana.

Leggete questa  lettera dei parlamentari del MAIE:

Leggetela e siate certi che al Circolo del PD Parigi la pensiamo diametralmente all’opposto:

– Come cittadini italiani e italo-francesi ci sentiamo integrati nel Paese in cui viviamo. Condividiamo quindi oneri, onori e disgrazie al pari di tutte le altre persone che vivono insieme a noi.
– La legge sulla cittadinzanza in discussione in Italia, è rivolta a quelle persone che da lungo tempo lì vivono, studiano e lavorano. Esattamente come capitò e capita ancora oggi ai migranti Italiani. Non esiste alcuna correlazione fra la necessità di questa legge e i recenti flussi dei profughi. Nè tanto meno esiste una correlazione fra la necessità di questa legge e i tragici fatti vissuti da noi anche in prima persona.

Chi sostiene il contrario non fa che compiere un puro atto di sciacallaggio politico.

Atto che riteniamo indegno.

Cosa si celebra l’Otto Marzo?

L’Otto Marzo è una ricorrenza nella quale le donne affermano il proprio diritto alla parità con gli uomini, nel lavoro e nella vita. Ma qual è l’origine storica della Festa internazionale delle donne?
Diversamente da quanto a volte capita di leggere, l’evento storico che si celebra ogni anno l’8 Marzo non è il rogo della fabbrica statunitense Cotton (o Cottons), nella quale, si narra, morirono molte operaie: tale fabbrica in realtà non è mai esistita. Un evento simile si verificò il 25 Marzo del 1911 a New York, in una fabbrica tessile di nome Triangle, nel cui rogo morirono effettivamente molte giovani operaie, in prevalenza immigrate est europee.
Ma quell’evento non ha niente a che vedere con la Festa delle donne.
L’evento che si celebra ogni anno è un corteo che si tenne, per l’appunto, l’8 marzo del 1917 a San Pietroburgo, in Russia: in quell’occasione migliaia di donne del nascente movimento socialista sfilarono in testa a un grande corteo per le strade della loro città per chiedere la fine della guerra, aprendo la stagione delle lotte operaie che qualche mese dopo culminò nella Rivoluzione.
In Italia l’8 Marzo fu festeggiato per la prima volta nel 1922, su iniziativa del Partito Comunista d’Italia, all’epoca ispirato da Antonio Gramsci. La prima celebrazione nell’Italia liberata dal fascismo risale al 1945, su iniziativa dell’Unione delle Donne in Italia, federazione di donne comuniste, socialiste e della sinistra democristiana.
A quel periodo, peraltro, risale l’uso della mimosa, che in Italia fiorisce i primi di marzo.
Buon Otto Marzo a tutte: un pensiero va alle 21 donne elette nell’Assemblea Costituente del 1946 e alle tante donne che lottano ogni giorno, ovunque nel mondo, contro l’oscurantismo, il fascismo e la violenza dei regimi maschilisti.

Il dopo non-vittoria

Potremmo trovare molteplici scuse alla non-vittoria del centrosinistra. In parte è attribuibile a una legge elettorale che il centrodestra ha confezionato su misura per sfavorire in maniera sistematica il centrosinistra, giocando sulle distribuzioni geografiche profondamente diverse delle rispettive basi elettorali. Certamente il Movimento 5 Stelle ha sottratto una parte decisiva dell’elettorato del PD con una campagna populista e contestataria che ha risuonato a meraviglia in una congiuntura di profonda crisi e sofferenza socio-economica. Senza dubbio, Berlusconi, come da copione, ha compiuto una campagna di promesse demagogiche irrealizzabili, ma ad alto effetto su una buona fetta dell’elettorato.

Riguardo Bersani e la campagna del PD ? Ne riparliamo tra un momento.

Con un Senato in pratica diviso in tre e col pallino in mano a seguito della maggioranza strappata alla Camera, grandi spazi di manovra il centrosinistra non ne ha. Un pragmatismo di circostanza si impone. Nel clima attuale e viste le profonde divergenze, una ‘grande’ alleanza col centrodestra non ci appare sensata, è assolutamente impopolare colla nostra base ed è già stata amaramente sperimentata con l’esperienza del governo Monti. Inoltre si rischierebbe alla prossima tornata elettorale un’ulteriore amplificazione del successo di Grillo. Non resta che cercare un governo di minoranza che traghetti l’Italia per qualche mese e che promuova dei provvedimenti utili al paese e che riceveranno probabilmente un sostegno almeno parziale dei Grillini (riduzione del numero dei parlamentari, legge sul conflitto di interesse, stimolo all’economia…). E bisognerebbe cercare di fare una legge elettorale con una larga maggioranza con l’ambizione che questa possa durare per anni a venire, per il bene del paese e non basata su miopi interessi a corto termine. E qualora eventuali punti di intesa programmatici si esaurissero, bisognerà tornare a votare. E sarebbe consigliabile nel frattempo di rinnovare in maniera tangibile e visibile la classe dirigente del partito. Per esempio, attraverso un congresso straordinario che rinfreschi la segreteria e lo staff annesso, che definisca con urgenza una strategia chiara. Di giovani dinamici con già una certa esperienza e motivazione ce ne sono. E di primarie ? Bisogna sempre farle, per ogni tornata, senza eccezione alcuna.

E che dire dunque della campagna nazionale del PD e della sua classe dirigente attuale ? Una campagna di successo dipende molto dall’entusiasmo della base elettorale, da una narrativa incisiva che dia una prospettiva agli elettori per un futuro potenzialmente migliore. E anche da un uso intelligente dei mezzi di comunicazione. E pure da una certa spregiudicatezza nell’attaccare gli avversari. Certo, bisogna essere prudenti nel fare paragoni, ma il fatto è che negli USA Obama l’Onesto, Obama il Buono ha effettuato una campagna spregiudicata demolendo Romney senza pietà e caricaturandone molti punti deboli. E ha vinto. E ora puo’ promuovere la sua agenda progressista. Il fine giustifica i mezzi, talvolta, anche se si è di sinistra. E’ evidente che Bersani ha voluto seguire l’esempio del candidato ‘normale’ alla Hollande. Con la differenza che in Francia Sarkozy non aveva la forza mediatica di Berlusconi in Italia, era profondamente impopolare con i francesi. E in Francia c’è il sistema del doppio turno, che tanto vorremmo perché responsabilizza di più gli elettori, una gran bella differenza.

La campagna del PD è stata tremendamente non coraggiosa e proprio non vigorosa per continuare a usare questo linguaggio del non essere. Il PD avrebbe dovuto rivendicare in maniera più aggressiva certi temi condivisibili della campagna di Grillo e che potranno essere il contenuto di quella manciata di leggi che scaturiranno ipoteticamente dal futuro governo di minoranza. Bersani dice che non ha voluto ingannare gli elettori facendo false promesse. Benissimo. Ma di qui a fare una campagna deprimente-depressiva con lo slogan ‘Ragassi, non siamo mica qui a fare questo o quell’altro’ ce ne vuole. Un conto è la demagogia menzognera berlusconiana, un conto è osare con un minimo di coraggio e aggressività nel proporre una visione ottimista alla gente.

A proposito della comunicazione, come al solito ci siamo fatti surclassare da Berlusconi sulle televisioni e non solo sulle reti Mediaset. Bersani è sparito dalle televisioni per 2 settimane e ha iniziato la campagna in ritardo rispetto al centrodestra che cosi’ ha avuto tutto il tempo di ritrovare una dinamica e prendere di fatto l’iniziativa. E riguardo il Web, sarebbe bene che gli strateghi del PD studino in dettaglio quello che Grillo è riuscito a fare creando una piattaforma informatica talmente agile e ricettiva che il numero dei sostenitori è aumentato esponenzialmente in un brevissimo lasso di tempo. Il PD dovrebbe forse meditare sul modo di interagire con la propria base attivista e elettorale, superando schemi di organizzazione sul territorio forse antiquati e cercando di investirsi con più convinzione e coraggio nei nuovi mezzi di comunicazione.

E se possibile cercando di parlare con un atteggiamento meno paternalistico e un po’ più vicino alla gente. Il PD smetta di dare l’impressione di essere un partito di salotto e torni a parlare alla gente nelle piazze.

Si deve avere il coraggio di andare avanti piuttosto che andare non indietro.

Aaron Swartz

Sui giornali di questo week-end, un po’ in tutto il mondo, potete trovare la notizia della morte di Aaron Swartz. “Geek”, “hacker”, “smanettone”, 26-enne. Aaron, molto noto negli ambiti legati al software libero ed alla cultura libera era tutto questo: a 14 anni ha co-inventato il format RSS, che molti di noi usano tutti i giorni per seguire blog come quello che state leggendo ora; a 15 anni è stata uno degli architetti della infrastruttura tecnica del movimento Creative Commons.

Ma Aaron è stato soprattutto un attivista politico, che considerava oppressive le leggi che limitano la circolazione della cultura — bene di tutti. In particolare, con il movimento Demand Progress ci ha fornito un esempio di come un cittadino motivato possa portare nel dibattito pubblico temi tecnici difficili quali la censura su Internet, ottenendo risultati insperati quali l’abbandono oltreoceano di proposte di leggi quali SOPA e PIPA. Forse ricorderete il (minacciato) blackout di Wikipedia di circa un anno fa e le analoghe proteste su siti popolari quali Google, Mozilla, Flickr. Tutto ciò fu frutto del lavoro, dell’indignazione, e della passione di Aaron. Ed è servito.

Per saperne di più:

AIRE d’IMU: il danno e la beffa di essere residenti all’estero

AndIMU è tempo di pagar… si potrebbe parafrasare questo scorcio d’inizio estate italiana.

Indipendentemente da come si pensi sull’istituzione di questa nuova forma di entrata per le disastrate finanze nostrane, il pagamento dell’IMU per i chi, Italiano, risiede e lavora all’estero presenta alcuni risvolti che eufemisticamente si potrebbero definire beffardi.

Come ormai molti avranno appreso a “proprie spese” il pagamento della tassa, dovuto dai proprietari d’immobili come le abitazioni, risulta enormemente differenziato a seconda che la casa sia considerata residenza principale o meno. Concetto quest’ultimo, la cui ambiguità si presta, come di fatto sta avvenendo, ad una valanga d’interpretazioni anche nel caso in cui il proprietario possegga solo quell’abitazione.

Procediamo per gradi. Se uno ha un’abitazione in un comune dove è residente e lavora in un comune limitrofo tornando ogni giorno a casa appare scontato considerare tale abitazione come principale. Se per caso, come accade anche spesso in Italia, la persona lavora molto distante ma sempre in Italia e ci ritorna più o meno saltuariamente, credo non ci siano problemi a mantenere la stessa classificazione.

Allarghiamo però i nostri confini geografici e forse non solo quelli. Che succede se la stessa persona lavora all’estero e ci ritorna ovviamente con meno frequenza ? E qui che le cose divengono più intrigate. A priori, varcare e vivere di un centimetro oltre il confine nazionale per un periodo superiore a 6 mesi fa scattare l’obbligo, anche se non sanzionato, di iscriversi, presso il consolato di riferimento, all’AIRE (Anagrafe Italiani Residenti all’Estero).

In un tempo globalizzato come il nostro, dove la mobilità diviene sempre più accentuata e dove in Europa esiste ormai la libera circolazione delle persone (oltre che dei capitali), di fatto esitono centinaia di migliaia di persone che vivono “stabilmente” all’estero e non sono iscritte all’AIRE.

Tuttavia l’iscrizione all’AIRE sembra essere finita dentro il criterio per stabilire se un’abitazione in Italia sia da considerarsi o no principale. Il Governo Italiano investito della cosa sembra che abbia pilatescamente risolto la questione demandando ai Comuni. Il risultato, come spesso accade, é che i Comuni stanno applicando comportamenti diversi.

Una breve inchiesta fatta fra gli aderenti all’Associazione Democratici Parigi sembra avvallare questa ipotesi. È così che il comune di Torino e alcuni del Bolognese non considerano l’iscrizione all’AIRE fra le condizioni necessarie per dichiarare l’abitazione del proprietario iscritto come non principale. Diverso il caso del Comune Roseto degli Abruzzi e il mio, Triuggio in Provincia di Monza e Brianza, dove per l’IMU, prima rata almeno, si applica l’aliquota massima qualora il proprietario risulti iscritto all’AIRE.

Il risultato di questo è che ci sono proprietari che vivono e/o lavorano buona parte della loro vita all’estero e che dovrebbero pagare l’aliquota massima o usufruirne di una scontata secondo la loro iscrizione o meno al registro degli Italiani all’estero, anche se, come è noto, questo registro non rappresenta più, soprattutto in Europa, la situazione effettiva di residenza.

C’è persino di più. Esistono diverse forse contrattuali di lavoro, anche fra chi lavora all’estero. C’è ad esempio chi ha un contratto locale e paga le tasse in loco e chi, come nel mio caso, ha un contratto di distaccamento temporaneo. In questo caso lo stipendio arriva direttamente dall’Italia previa riduzione alla fonte di tutte le tasse dovute, incluse le IRPEF regionali e comunali. Esattamente come un normale cittadino Italiano, almeno fra quelli che le tasse le pagano. Tuttavia anche il distaccato ha l’obbligo d’iscrizione all’AIRE, come lo sono io del resto.

Nel mio caso ecco quindi quello che salta fuori: possiedo un’unica casa e questa sta in Italia, condivisa al 50 % con mia moglie. Io vivo all’estero e sono iscritto all’AIRE, mia moglie e miei due figli no. Dipendo da una società privata Italiana da dove ricevo lo stipendio già tassato, incluse le imposte locali sul reddito oltre che quelle legate ai servizi come la TARSU. Il 50 % della mia casa è considerata abitazione non principale e quindi devo pagare con l’aliquota massima come per le seconde case. Se non fosse per la parte di mia moglie, non avrei diritto neppure alla detrazione per i figli nonostante siano a mio carico.

Finita qua la storia? No, mi metto pure la ciliegina su questa torta indigesta. Esistono dei lavoratori distaccati che lo sono meno di altri. Si tratta di quei lavoratori distaccati dallo stato Italiano e che lavorano in Ambasciate, Consolati e altre Istituzioni. Loro non hanno obbligo d’iscrizione all’AIRE. Come me ricevono lo stipendio dal paese di origine e contrariamente alla mia la loro casa Italiana é definita quindi principale. Il danno e la beffa.

Preferirei che tutta sta faccenda fosse risolta in sede nazionale e che fosse uguale per tutti. Invece mi sa che mi toccherà sperare in un regolamento “ad personam” del mio piccolo comune brianzolo.
Niente di nuovo quindi sotto il cielo di un’altra estate italiana.
Luca Saini

Giovani Democratici a Paris

La corsa finale è quasi conclusa,

domenica il voto francese eleggerà il nuovo presidente della Repubblica,

Nel quadro di un Erasmus Democratico un gruppo di giovani democratici bolognesi sono stati a Parigi ospiti degli amici del PS francese.

Vi invitiamo ad incontrare i Giovani Democratici del PD Bologna, il 5 maggio alle 14h da Ethicando, 6, rue de la Grange Aux Belles 75010 PARIS (Métro : République ou Jacques Bonsergent).

l’incontro sarà l’occasione per scambiare due parole insieme e non un incontro elettorale con rappresentanti del PS dato che la campagna elettorale si conclude venerdi sera.

Scalfarotto a Parigi il 12 dicembre

Entry strategy: verso una nuova politica al governo del paese

Il Circolo PD e l’Associazione Democratici Parigi  interrogano/incontrano

Ivan Scalfarotto

Vice Presidente del Partito Democratico

Lunedi 12 dicembre ore 20

Fédération du PS, 32 Rue A. Dumas
Paris 75011 M° ligne 9 Rue de Boulets


In conclusione della serata saremo lieti di condividere con voi un momento di brindisi e di auguri.


Ivan Scalfarotto si fa conoscere nel 2005, quando da Londra, si presenta alle Primarie dell’Unione. Dal 2009, dopo una sosta di tre anni a Mosca, rientra stabilmente in Italia dove contribuisce alla fondazione del Partito Democratico di cui è diventato vicepresidente dopo l’ultimo congresso. Ivan continua ad occuparsi professionalmente di risorse umane come consulente strategico per aziende italiane e straniere e come direttore esecutivo di “Parks”, associazione tra imprese che lavorano per le pari opportunità nei luoghi di lavoro delle persone omo, bi e transessuali.
http://www.ivanscalfarotto.it/