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May 21

Intervento di B. Biagini, 21/05/2010

May 20

Vorrei ringraziare Beatrice di aver condiviso con tutti noi i documenti  preparatori dell’Assemblea del PD del 21 maggio.  E approfitto per fare una domanda: ma dov’è la formazione? Ci sono ricerca e università, ma dov’è la formazione dai 3 ai 99 anni? In un documento sulla formazione rientra la scuola, rientra internet, rientrano le offerte formative per la riqualifica dei lavoratori. Dov’è il documento?

L’Italia è un paese becero e ignorante, diviso perché ignorante, cattivo perché ignorante, povero perché ignorante. E noi non diciamo una parola sulla scuola e sulla formazione informale? In Francia si strappano i capelli quando leggono il rapporto PISA dell’OCDE sulla situazione della loro scuola, e noi? Sereni. Siamo messi peggio della Francia, ma sereni. Le nostre bambine vogliono fare le veline: e noi sereni. I maschi vogliono diventare come Corona? Sereni. E guai a dire una parola sul fatto che la gente è rimbecillita dalla TV, ignorante e rimbecillita. Per carità, il cliente ha sempre ragione. Gli italiani sono un popolo meraviglioso.

Elena Pasquinelli

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May 20

http://nobavaglio.adds.it/

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May 20

Due cose sui lavori alla Camera e indennità. Copio incollo dal facebook dell’onorevole PD Massimo Fiorio:

Anche oggi la camera si è riunita per non lavorare. Alle 17.30 è stato comunicato che i lavori dovranno riprendere domani. Oggi dunque solo interrogazioni in commissione. non è possibile.
Il Parlamento lavora poco. Sempre meno. La produzione legislativa, che tuttora è l’attività principale delle Camere, sta crollando. Da settembre scorso le sedute con votazioni a Montecitorio hanno occupato una media di dieci ore settimanali. Non si è mai andati oltre le due giornate e mezzo di lavoro: e il calo di produttività ha contagiato e rallentato le stesse commissioni. In Senato, ad aprile, le votazioni sono state concentrate in sole sei sedute. e’ in atto una delegittimazione del Parlamento mai vista. Tutto ciò non è casuale, qualcuno vuole eliminare un pezzo di democrazia.

Il Parlamento non lavora poco perché i parlamentari non hanno voglia (forse anche), ma soprattutto perché il Governo lo ritiene inutile e fastidioso e meno lavora e meglio è. La rivolta anti-casta andrebbe canalizzata per bene, contro i veri colpevoli. Non in maniera generalizzata alla Grillo e Stella (vedi la storia dei biglietti dell’Inter): facciamo i nomi e scopriremo magari che la maggior parte dei deputati magari è onesta e piena di iniziative.

Sulla proposta di Elena: i GD del Piemonte stanno facendo una battaglia all’interno del PD Piemontese per costituire un fondo di solidarietà per aiutare il PD nelle aree marginali dove non ci sono deputati, consiglieri regionali, sindaci a tenere in piedi il partito. Mi sembra una questione base a livello nazionale, forse anche più necessaria di giornate di formazione. In intere parti del paese, le sezioni non ce la fanno. La Lega paga i propri segretari locali che fanno solo quello tutto il giorno e percorrono il territorio a destra e manca.

Andrea

May 19

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Riprendo un’idea che ho lanciato ieri sera durante la riunione del circolo parigino del PD.
Si parlava di primarie, e del fatto che le primarie permettono di caratterizzare il PD come un partito diverso. Ora per me, un partito diverso - più che partito delle primarie - è un partito attento alla moralità, preparazione, e vicinanza al territorio dei suoi dirigenti e rappresentatnti istituzionali.
L’idea era: ma perché in effetti non cercare di guadagnarsi questa immagine del partito diverso,  magari grazie a dei messaggi “demagogici”, capaci di  mostrare la vicinanza alla gente che vive la difficoltà della crisi. Proponevo che si tornasse al vecchio: il decurtamento alla base del 50% dello stipendio di parlamentare. Sono pienamente convinta che sarebbe un atto buono e giusto e capace di svegliare l’attenzione di tanti votanti sopiti.
Naturalmente, altri messaggi (ma intendo fatti, non annunci) forti si dovrebbero accompagnare a quello che è un semplice gesto simbolico, che so: nessun condannato per corruzione o per associazione malavitosa potrà aspirare a cariche nel partito, interne e esterne; ogni indagato deve attendere la fine del proprio processo prima di candidarsi, per non rischiare di inquinare le indagini se eletto. Gesti simbolici tutti interni al PD.
Penso a questo e poi scopro che in ogni modo, di tempo per ragionare su queste cose ai parlamentari ne resta in abbondanza:
Per carità, saranno tutti impegnati in commissioni, o a studiare.
Ma allora mi dico, perché non avanzare la proposta seguente:
Le aule del Parlamento, nei giorni senza votazioni (lunedi e venerdi non ce ne sono mai) diventano aule per la formazione.
Sappiamo bene che i parlamentari italiani non sono, è il minimo che si possa dire, terribilmente informati. Gli chiedi del Darfur e rispondono che loro non ci mangiano a Carrefour perché i fast food in Italia non prendono.
Benissimo: e che uno deve essere un politico di mestiere, uno che sa tutto degli altri sistemi politici, della vita in Darfur, o di instituzioni, per essere eletto? Non basta che sia onesto? Ma certo (ma magari); pero’ allora, in questo caso, almeno la preparazione diamogliela una volta che arriva in parlamento.  Diciamo che una parte del suo stipendio gli viene decurtata e spesa in formazione, per lui, e quindi per il paese.
Siamo o non siamo la società della conoscenza? E che solo i politici che la governano devono rimanere ignoranti?
Facciamo una proposta di legge e intanto facciamo vedere come si fa: i parlamentari del PD si decurtano lo stipendio e aprono una cassa formazione, formazione alla quale tutti i parlamentari del PD sono tenuti a partecipare, ma aperta anche agli altri parlamentari: due giorni a settimana un professore universitario diverso, un ambasciatore straniero, un esperto in nuove tecnologie viene a parlare e a fare lezione ai politici.
E se poi nessuno si vuole più candidare nel PD? Finirà che si candideranno quelli che non lo fanno per i soldi o per la pensione.
Elena Pasquinelli
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May 19

E’ partita in Italia la raccolta delle firme a sostegno dei tre referendum che chiedono l’abrogazione di alcune norme di legge disciplinanti il servizio di distribuzione dell’acqua.

La raccolta, cominciata il 24 Aprile 2010 e per una durata di tre mesi, è sostenuta da un vasto schieramento di associazioni sociali, culturali e politiche.

I tre quesiti depositati chiedono l’ abrogazione di alcune norme di legge, introdotte a partire dal 2006, che sostengono l’ingresso di soggetti privati nelle gestione dei servizi di distribuzione dell’acqua. In particolare, l’ultima norma approvata in ordine di tempo e contenuta nella legge 166 del 20 Novembre 2009 impone agli attuali gestori a totale capitale pubblico di affidare il servizio entro il 2011 a società private o miste con una presenza minima del privato del 40%.

Il Partito Democratico e l’Associazione Democratici di Parigi ritengono che il servizio della distribuzione dell’acqua :

  • Sia fra quelli da ritenersi essenziali per le famiglie
  • Non sia sufficentemente liberalizzabile, tale cioé da poter garantire, tramite libera conconcorrenza, una scelta plurale e rapidamente modificabile da parte dei consumatori.
  • Abbia una valenza economica e sociale che deve restare a beneficio e gestione locale.
  • Sia largamente incompatibile con la presenza di capitale privato volto, per sua legittima natura, alla realizzazione del profitto.

Per questo il Partito Democratico e l’Associazione Democratici di Parigi aderiscono alla campagna referendaria sia a sostegno della raccolta delle firme sia, eventualmente, a sostegno per il voto affermativo di abrogazione.

Nell’auspicio che i referendum siano sostenuti dal più largo schieramento possibile in Italia ed all’estero, si fa appello a tutte le associazioni ed alle singole persone presenti in Francia ed in Île de France affinchè si costituisca, un coordinamento locale volto a sostenere i quesiti nelle forme e nella modalità che si riterranno più opportune.

Parigi, 10 Maggio 2010.

Per contattarci scrivere a

partitodemocraticoparigi@gmailcom

o lasciare un recapito nelle pagine WEB dove questo testo appare.

Sito ufficiale del Comitato Promotore in Italia:

http://www.acquabenecomune.org/raccoltafirme/index.php

May 12

Buongiorno,

la prossima riunione del PD Parigi e dell’Associazione Democratici Parigi si terrà il

martedi 18 maggio alle ore 19,30 presso la Fédération de Paris du Parti socialiste 32 rue Alexandre Dumas
75011 Paris


con il seguente ordine del giorno:

  • eventi maggio-giugno (22-5 film e dibattito lotta alla mafia; 28-5 presentazione libro Provenzano; 17-6 Lorella Zanardo a Parigi; 19-5 forum associazioni e festa della rosa);
  • assemblea del Partito Democratico del 21, 22 maggio: statuto della Circoscrizione estero e modifiche allo statuto nazionale;
  • progetto energia;
  • progetto dibattito on line burqa;
  • rinvio del rinnovo dei comites e voto estero;
  • varie ( presentazione libro B.Tobagi,  giornata italiana alla Maison de l’ Europe, Festa della Repubblica, festa estiva di fine anno,… altre proposte fatte in passato).

In allegato troverete i due volantini per le iniziative del 22 maggio con Libera/Flare, Anteprima e il Collettivo 5.12 e del28 maggio con la presenza degli autori del libro “Ma il cielo è sempre più su”. Grazie di diffondere ai vostri contatti.
Sperando di vedervi martedi sera,
a presto
PD Parigi

May 07

Segnalo un articolo comparso sull’Unità, a proposito di veli ma soprattutto di diritti e corpo delle donne
http://archivio2.unita.it/v2/carta/showoldpdf.asp?anno=2010&mese=05&file=06CUL38a

E vi segnalo anche il sito internet di
autrice dell’articolo.

Qualche citazione, per capire di cosa si tratti:
La violenta opposizione contro i diritti delle donne e dei poveri è universale, e non un fenomeno particolare della regione araba o dei paesi islamici.
Il concetto di verginità è insito nell’ebraismo e nel cristianesimo. Per esempio, la Vergine Maria è la madre ideale, e le suore portano il velo. La pratica di coprire le donne con il velo in Europa era limitata tradizionalmente alle comunità ebraiche e a quelle islamiche. Oggi, è sempre più comune tra i migranti islamici che vivono in Olanda, in Francia, in Inghilterra, in Belgio e in altri paesi.

Nawal El Saadawi parla anche dell’inganno del relativismo culturale (almeno il cattivo uso di questo concetto), a cui ci si appella troppo spesso per giustificare menomazioni fisiche e mentali imposte alle donne riconducendole a scelte religiose e culturali.
Mi pare un ulteriore messaggio che va nella direzione di una seria presa in considerazione dell’ipocrisia a) di chi pensa che la donna sia “velata” solo dall’Islam; b) di chi pensa che l’appello a cultura e religione possa giustificare qualunque atto di disprezzo della libertà altrui, qualunque soperchieria e imposizione.

Elena
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May 05
Mosaico dei giorni
Velo si velo no
5 maggio 2010 - Tonio
Dell’Olio
Ucoii sta per Unione delle comunità islamiche in Italia. Spesso
questa organizzazione viene dipinta dai media come integralista,
fondamentalista ed estremista. Ne conosco personalmente il presidente
Izzedin
Elzir, imam della moschea di Firenze, e molte volte ho avuto modo di
partecipare a iniziative che vedevano anche la presenza di esponenti
dell’Ucoii. Non ho mai ricevuto l’impressione di
un’organizzazione chiusa al dialogo e ferma nelle proprie “verità”
incrollabili, né contraria all’integrazione autentica e rispettosa. In
un’intervista apparsa ieri su Repubblica, il presidente dell’Ucoii dice
con molta chiarezza che per quanto riguarda il velo integrale (burqa)
che non lascia vedere il volto, è semplicemente da eliminare perché va
contro una specifica legge italiana del 1975. “Non si sente il bisogno –
dice – di nuovi interventi ad hoc”. Concretamente, la più importante
organizzazione islamica in Italia dice che, tra un legittimo
comportamento raccomandato dal Corano e una legge del Paese in cui si
vive, bisogna rispettare quest’ultima. Sono convinto che se Izzedin
avesse sostenuto il contrario, oggi le pagine di tutti i giornali
sarebbero state inondate di polemiche (e non solo). Qualcuno mi dia una
spiegazione del silenzio tombale di oggi dei quotidiani scritti o
parlati. Per me la notizia c’è!
 

May 03

Io ho un reddito fisso, diciamo il mio stipendio. Riccardo ha un reddito aleatorio, diciamo ventimila azioni Telecom. Ecco, tra me e Riccardo ci possiamo mettere d’accordo e scrivere un contratto nel quale stabiliamo che tra il 2015 e il 2016 io gli verserò ogni mese il mio stipendio e lui in cambio mi verserà ogni mese una somma pari alla plusvalenza che lui ha realizzato in questi anni e fino al 2015, divisa per 12. Io ci guadagno se il mio stipendio non cresce molto e se lui fa una bella plusvalenza, lui ci guadagna se io vengo promosso e/o se le sue azioni vanno male. Questo contratto poi io lo metto sul mercato e Goffredo decide di comprarlo in cambio di soldi, pochi maledetti ma subito, perché lui nelle capacità d’investimento di Riccardo ci crede di brutto. Io a quel punto mi son tirato fuori dal rischio speculativo e ho convertito in soldi oggi un eventuale guadagno (magari maggiore, o almeno è quel che pensa Goffredo) domani.

Tempo dopo io sono al bar con Zack e dico “ma quel Goffredo là è proprio un pollo, eh. Mi ha comprato uno swap assurdo indicizzato sul mio stipendio e sul rendimento delle azioni di Riccardo”. Zack pero’ non solo non pensa che Goffredo sia un pollo, ma mi invita a scommetterci: facciamo quindi un nuovo contratto, in cui io scommetto che Goffredo finisca sul lastrico a causa del suo investimento sul titolo — che peraltro ho emesso io, e ne so qualcosa sulle possibilità che almeno il mio stipendio cresca — mentre Zack scommette che Goffredo abbia fatto un affare: lui mi offre quindi un contratto d’assicurazione, impegnandosi a pagarmi una certa somma se, nel 2016, dovesse venir fuori che Goffredo e Riccardo non son stati molto scaltri, io gli allungo dei soldi (pochi, maledetti, subito). Io poi questa particolare “polizza d’assicurazione” la posso ovviamente scambiare sul mercato ma non intendo farlo subito: non prima di aver parlato in giro di quanto sia scarso Goffredo e di quanto andrà male Telecom, in modo da farne salire un po’ il prezzo e farci una bella plusvalenza.

Nel frattempo Goffredo si rende conto che per comprare il mio titolo ha impegnato gli ultimi soldi che aveva in tasca e stasera per giunta c’è Pupo a Parigi e lui a un concerto di Pupo non può proprio mancare. Disperato, decide di venire alla riunione del Pd (quella ristretta, sui Comites) e ci viene con dei titoli del debito appena stampati: lo impegnano, in cambio di contante fresco, a pagare a chi li compra un tasso d’interesse mensile da oggi fino al giorno della scadenza, più il riscatto della somma (alla pari, cioé il 100%) alla scadenza. Per convincerci, visto che nessuno pare interessato all’acquisto, alza il tasso d’interesse, dal 3 al 5, infine al 7%. Quando sono arrivati al 9% io, Beatrice e il resto dell’assemblea ne compriamo un po’, Goffredo può andare al concerto di Pupo e per il momento tutto bene.

Il problema di Goffredo è che non avrebbe dovuto prendere anche due coche-cole alla modica cifra di 18 euro al baracchino fuori dalla sala dei concerti, perché adesso non ha sufficiente contante, anche calcolando gli interessi attivi che gli darebbe la banca sul suo capitale, per ripagare gli interessi passivi che ha contratto con me e con Bea. Allora inizia a emettere altro debito e — cosa ancor peggiore — si fa convincere da Bea sull’emissione di un altro derivato, soldi freschi in cambio dell’impegno a ripagare tutto tra il 2016 e il 2020. Bea — che ha su di me una certa autorità morale — mi consiglia di far finta di comprare questi titoli in modo da dare una mano a Goffredo, che altrimenti va in bancarotta e non pagherà né me né lei (ovviamente per questo lavoro Bea prende una commissione da Goffredo). Poi Bea (sempre lei) si impegna anche a coprire il fatto che Goffredo non ha ricevuto in realtà neanche una lira né da me ne da altri, ma l’ha scritto nelle sua contabilità comunque come un attivo. Quindi gli copre un falso di bilancio

Ecco uscendo di metafora questo è quello che è successo alla Grecia (Goffredo) per colpa degli hedge funds (io e Bea), per mezzo degli swap: il primo (il contratto tra me e Riccardo) era uno swap “semplice”; il secondo (quello tra me e Zack) era un CDS, Credit Default Swap. Si nota che la differenza è che mentre il primo swap era su due redditi che tutti possono verificare via via e che sono reali (è cioè uno swap con un sottostante), il secondo era uno swap sul niente, una pura scommessa.

Il mio interesse e quello di Bea è speculativo: a noi interessa dapprima che Goffredo emetta titolo con il più alto tasso possibile, e comprarlo. Poi ci conviene che la gente sappia che Goffredo non è solvibile, in modo che il mio titolo che scommette sull’insolvenza di Goffredo (il secondo swap) salga di valore. Infine, ci conviene che arrivi Maria Chiara che, su pressioni guardacaso mie e di Bea, dia a Goffredo i soldi che gli servono, cosi’ da un lato noi abbiamo il capitale dell’investimento garantito, dall’altro ci siamo assicurati un titolo che rende moltissimo e che pero’ non presenta rischi particolari (e noi lo sappiamo). Ovviamente venderemo lo swap che scommette sul fallimento di Goffredo non appena saremo sicuri che a Goffredo gli aiuti arrivano, ma prima che lo sappiano gli eventuali acquirenti. Li venderemo proprio quando tutti credono che Goffredo fallirà sicuramente. Mentre ci terremo stretti il suo BTP, che — quando le acque si saranno calmate — sarà un gran bell’investimento, sicuro sicuro, a medio-lungo.

Più seriamente: per gli hedge funds questo della Grecia è in realtà un obiettivo intermedio. La ciccia la fanno speculando sul valore dell’euro. Nel frattempo la Grecia ha dato una piccola, coraggiosa risposta: gli hedge non possono comprare i titolo del debito greco.

Da un punto di vista di policy la soluzione più seria mi pare:

1. impedire che gli swap siano scambiabili sui mercati, regolamentati o non - non tutti gli swap, solo quelli puramente speculativi
2. stabilire per legge che gli stati che aderiscono all’UE debbano avere un bilancio certificato da un’agenzia europea, e debbano essere in attivo, come in Germania (se la Merkel aiuta i greci non può farlo andando in rosso, loro il pareggio nei conti ce l’hanno nella costituzione)
3. far pagare le tasse a chi non le paga: in Grecia c’è un’evasione fiscale altissima, unita a una crisi economica strutturale: i soldi mancano per forza. Ah, by the way: vi ricorda qualcosa?
4. Impegnarsi pubblicamente a non aiutare proprio nessuno. I greci falliscono? Falliscano. Chi ci ha scommesso comprando titoli del debito, stavolta si attacca. Il popolo greco si rivalga su chi per anni non ha pagato le tasse, sulle banche, sui governanti.
5. Rispondendo con open market operations alle oscillazioni dell’euro. Abbiamo una base monetaria ampia, certo se non avessimo usato tutti quei soldi per aiutare le banche a fare i profitti che hanno fatto nel 2009, sarebbe stato meglio. Ma i soldi li abbiamo.

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