Lettera aperta in risposta all’intervista di Giuseppe De Rita, presidente del CENSIS, rilasciata su La Stampa, il 3 marzo 2010.
Gentili studiosi del CENSIS,
nonostante il giudizio espresso dal giornalista Fabio Martini, abbiamo una certa difficolta’ a riconoscere al vostro presidente una qualsivoglia “autorita’ morale”, dopo l’intervista rilasciata a La Stampa.
Vi si legge che l’inizio dell’illegalita’ diffusa in Italia sarebbe da riscontrarsi in don Milani e nel suo invito alla disobbedienza civile.
Prendere la punta piu’ alta dell’impegno sociale e della cultura pacifista italiana (don Milani) e usarla come scusante per l’immoralita’ attuale e’ un’operazione tipicamente vetero-italica, il cui fine e’ rimescolare le carte in tavola e confondere gli onesti coi disonesti, per la pacifica immunita’ di tutti.
Non crede, il signor De Rita, che la differenza la faccia in maniera sostanziale il fatto che l’obiezione a cui incitava Milani fosse indissociabile da un fine (lottare contro le ingiustizie) e dall’assunzione delle proprie responsabilita’ (fino al carcere)?
Cosa ha in comune questa lotta nonviolenta con l’affarismo individualista e privo di scrupoli in cui ci troviamo oggi?
E potrebbe spiegarci come dovrebbero fare ora i giovani, se, come afferma, solo chi e’ formato da un’autorita’ morale puo’ essere in grado di diventare una classe dirigente etica?
Per fortuna alla nuova generazione resta un’Italia fatta di luminosi esempi come don Milani, per resistere al giogo dell’ideologia e potere ancora sperare che un giorno supereremo anche questa fase decadente, in cui siamo circondati dall’esternazione di idee stagnanti e prive di speranza, tipiche di anziani collusi e/o disillusi.
Associazione Democratici Parigi
Partito Democratico Parigi

March 4th, 2010 at 9:02 pm
Complimenti, sottoscrivo e firmo