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Mar 17

Si discuteva ieri sera tra amici di quanto sia utile ricordare a noi
stessi le “buone pratiche” di funzionamento dell’amministrazione
pubblica che, da Italiani, ogni tanto notiamo in Francia. Non è certo
tutto rosa e fiori, ma a volte ci imbattiamo in piccole perle. Condivido
con voi quella di ieri: il cambio di indirizzo.

Ho appena cambiato casa, devo segnalare il nuovo indirizzo a parecchie
entità. Benvenuti su … https://www.changement-adresse.gouv.fr/ Ci si
registra, si indica il vecchio indirizzo, si indica il nuovo. Poi ti
viene proposta una lista di “enti” dello stato al quale segnalare il
cambiamento, in un comodo form che contiene la posta, l’agenzia delle
entrate, la securité sociale, la CAF … ce ne sono una ventina.

Si fa la scelta, per ogni ente si indicano i propri estremi (e.g. numero
fiscale per l’agenzia delle entrate) e … fine. In 5 minuti sono tutti
notificati.

Stefano Zacchiroli

Feb 12

Il PD Parigi aderisce alla campagna promossa da Caterpillar “M’illumino di meno”

Nov 01
Propongo alla discussione del PD Parigi una idea per rendersi utili, a noi e io credo anche al PD nazionale:
si tratta di organizzare uno spazio bimensile (in ogni modo, periodico) sul nostro blog per ospitare un dibattito sul modello lanciato da “The Economist“:
  • viene pubblicato uno statement, una affermazione
  • due persone di rilievo difendono ciascuna il si o il no allo statement (posizioni opposte), tipo “La scuola deve usare le nuove tecnologie”.
  • Ogni posizione riceve commenti a favore o contro, in particolare sotto forma di esempi, buone e cattive pratiche, moderate da un moderatore.
  • I due esperti intervengono sulla base dei commenti ricevuti, sotto sollecitazione del moderatore.
  • Alla fine del tempo assegnato, il moderatore fa una sintesi delle posizioni. I lettori possono anche votare le due posisioni e alla fine si elegge il vincitore.
Io proporrei questo strumento per dibattiti ‘tecnici’ su questioni che possono diventare proposte di legge per il PD e anche specie di referendum su questioni calde ma non troppo (stile: vauchers per l’università/no vauchers).
Dal punto di vista organizzativo, si tratta di  programmare “a inizio anno” una serie di dibattiti, identificare un moderatore adatto al tema di ogni dibattito e due esperti che scrivano una pagina ognuno sulla sua posizione e siano pronti, sotto sollecitazione del moderatore, a dare brevi risposte finché il dibattito è ‘in cartellone’.
Naturalmente uno strumento del genere diventa interessante nel momento in cui si scelgono bene i temi del dibattito e gli esperti che intervengono, ma anche nel momento in cui il dibattito viene diffuso e letto al di là del circolo ristretto del PD Parigi: se esiste un link sul sito del PD nazionale, e magari se viene pubblicizzato per ogni nuovo dibattito da organi di stampa.
Ma qual’è il fine di questo strumento? Io sono convinta da sempre che il PD abbia bisogno di fare cultura, e di fare formazione. Di non limitarsi a opinioni, ma raccogliere riflessioni, buone pratiche e conoscenze.
Le scuole di partito sono un momento importante in questo senso, che vengano organizzate dal partito o da altre fondazioni. Ma non bastano perché sono periodiche, spaziate e selettive (pochi ci aprtecipano).
Internet ci offre un mezzo eccezionale per far diventare questa come tanti altri tipi di formazione, continua e capace di raccogliere fatti, pratiche, conoscenze ‘diffusi’ e di piccola taglia, ma che messe insieme costituiscono una sacca di sapere consistente e utilizzabile per proposte di legge, e anche per favorire una cultura diversa da quella dominante.
Credo che questa forma dibattito ne sia un esempio.
Io personalmente (per lavoro) seguo un sito internet che organizza una serie di dibattiti di questo tipo sul tema dell’educazione nei paesi in via di sviluppo, e lo trovo preziosissimo. Se volete dare uno sguardo, si tratta di EDUTECH DEBATE della World bank.
Peraltro, un sito che puo’ interessare a chi, come me, pensa che l’educazione  e la formazione fin da quella primaria  dovrebbero diventare uno dei campi di battaglia privilegiati, un vero pallino, del PD, come trampolino di lancio per l’innovazione e come idea caratterizzante di questo nuovo partito.
My 2 cents,
Elena Pasquinelli
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May 11

Riccardo Spezia del PD Parigi e alcuni propotori del progetto PRIME

Riccardo Spezia del PD Parigi e alcuni propotori del progetto PRIME

http://www.garavini.eu/prime/documenti/dettagli_legge.htm

“Nel disegno di legge, depositato il 24 marzo scorso, sono contenute una serie di misure per facilitare il rientro in Italia di giovani ricercatori all’estero e, nello stesso tempo, cercare di aumentare la capacità del nostro Paese di attrarre ricercatori stranieri. Una scommessa che nasce da un viaggio fra i connazionali che sono stati costretti ad emigrare non solo per proseguire il proprio percorso di alta formazione, ma per realizzare il sogno di una carriera accademica che li lega poi all’Università straniera che li ospita, a condizioni che nessuno oggi declinerebbe per il rientro in Italia.”

“La proposta di legge racchiude in sintesi una summadelle buona pratiche che vengono oggi utilizzate in Europa per fare ricerca – prosegue Garavini – e che sono state segnalate dai 20 ricercatori che hanno collaborato alla realizzazione del progetto di legge, sotto il coordinamento di Riccardo Spezia, oggi attivo al CNRS di Parigi. Il fatto che la proposta, seppur ancora non discussa con la maggioranza, abbia già trovato il sostegno dei giovani parlamentari (i deputati 40enni), in particolare del capogruppo del Pd nella Commissione Politiche dell’Unione Europea Sandro Gozi, ci lascia ben sperare in una sua estesa e pronta approvazione”.

Ci piacerebbe se il nostro lavoro per PRIME potesse venir considerato come uno spunto, uno stimolo ad agire da parte di altri circoli del PD. Non fermiamoci a commentare l’attualità, non lasciamoci ingabbiare dalle alleanze, dai nomi, ma facciamo proposte e cerchiamo di condurle in porto.

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May 11

Segnaliamo un’interessantissima iniziativa francese.
PARTENARIATS INSTITUTIONS – CITOYENS
POUR LA RECHERCHE ET L’INNOVATION (PICRI)

Le associazioni e ONG possono unirsi a istituti di ricerca per presentare progetti comuni. Un passo verso la democratizzazione della ricerca, e la partecipazione della società alla scienza.

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