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Sep 03

Dopo la pausa estiva riprende l’attività del PD Parigi.

Le ultime settimane sono state segnate da un clima teso e preoccupante: processo breve, legge bavaglio, condono fiscale, riforma della scuola e delle pensioni.La situazione politica italiana peggiora giorno per giorno e il Parlamento è bloccato. Non è una novità, certo, e l’opposizione sta ancora cercando una sintesi difficile da individuare.

Per un dibattito sulla situazione italiana e per una discussione sulle prossime iniziative che ci aspettano ci vediamo Martedi 21 settembre alle 19h00 alla sede delle Acli (g. c.) al 26, rue Claude Tillier – 75012 Paris Métro NATION (2, 6, 9) o Reully-Diderot (1, 8).

Siete tutti invitati per discutere il ns odg:

  • situazione politica italiana: elezioni in primavera
  • assemblea PD di ottobre
  • iniziative e gruppi di lavoro: energia,…
  • organizzazione per i prossimi mesi
  • creazione comitato referendum acqua
  • varie ed eventuali
May 03
quando erroneamente (il Sottosegretario) le definisce (CGIE e Comites) “strutture antiche che non rappresentano più niente”, quando invece sono le più vicine alla gente (poi chiaramente ci sono quelle che funzionano bene e quelle che non funzionano, come i nostri consigli comunali che non brillano tutti per efficienza).

Tutto questo non è  affatto convincente.

Io trovo che un documento di questo tipo dovrebbe dire chiaramente:
A. che almeno nell’ambito europeo si deve votare per lo stato in cui si risiede, e che siamo d’accordo che nell’interim si cerchi di fare in modo che comunque le persone possano esprimere almeno UN voto, ma che é un percorso temporaneo // e magari si danno due indizi precisi sulle discussioni a questo proposito portate avanti in Europa. (e non sarebbe neanche male dire che occorre alleggerire consolati e ambasciate italiane in Europa, by the way).
B. che si dica che alle Europee si vota SOLAMENTE per i candidati del paese di residenza, come punto di transizione A. e per evitare ancora cio’ che é capitato a me, vale a dire seggi con matite copiative che si cancellano, e schede che non si controllano sul posto ma vengono spedite in Italia(diversamente dalle elezioni politiche).
I due o tre consigli presenti nel documento su come migliorare il voto sono giusti, soprattutto validi per l’Australia, il Canada, l’America Latina, diciamo che sono cose di buon senso, legate alle inefficienze attuali, ma non sono certo una visione politica.
Quanto a Comites e CGIE, sarebbe più sano che a “difendersi” fossero loro pubblicizzando best practices e manifestando pubblicamente questa “vicinanza alla gggente” di cui E. Marino parla.
Siam d’accordo che rimandare delle elezioni democratiche (quelle per i Comites) é un ricatto, ma solo perché una decisione netta non siamo in grado di prenderla subito.
E poi nessuno é ancora stato in grado di spiegarmi questa cosa pelosa della distinzione tra associazionismo e politica.
Se i Comites devono esprimere le associazioni presenti nel territorio e I PARTITI ne sono esclusi, allora avrebbe senso che gestissero dei fondi per progetti culturali all’estero e fossero chesso’ affiliati agli istituti di cultura.
Il passaggio che fa totalmente acqua é che, a fronte del sistema elettorale attuale, con candidati espressi da movimenti e partiti politici e votati in libere elezioni, resti il passaggio tra i Comites -> CGIE, cioé tra rappresentanti delle associazioni che diventano rappresentanti di un organo ibrido che serve unicamente come trampolino di lancio per (e si torna al punto di prima) i candidati alle elezioni.
In nessun punto del documento questo passaggio, che é secondo me quello chiave, viene trattato.
La ragione di questo é evidente, é che nessuno, in un territorio cosi’ ampio, avrebbe la possibilità di farsi conoscere e votare con una campagna territoriale, e Comites e CGIE, dando un pochino di rete e di possibilità di farsi conoscere, attenuano questa difficoltà.
Ma non sarebbe più sensato analizzare questa criticità e risolverla (con fondi specifici per la campagna elettorale o con un ruolo più attivo dei consolati, che potrebbero chesso’ dare una pagina del sito o spedire i programmi di tutti i candidati) piuttosto che tenere in piedi un’organo inutile e palesemente distorto rispetto ai suoi fini?
Le premesse ad un serio lavoro sul voto all’estero, secondo me, dovrebbero essere tre: 1. spingere perché l’Europa abbia una sua cittadinanza 2. rivedere le regole di attribuzione della cittadinanza (che un trisavolo italiano permetta ad un argentino di condizionare la politica italiana mi sembra un po’ esagerato) 3. correggere il tiro rispetto agli abusi più evidenti -quindi stampa in Italia delle schede e preferenza per seggi in consolato, con rischiesta di opzione per il voto per corrispondenza-
Per me soppressione del CGIE e riforma dei Comites per farne dei limpidi organi di promozione dell’associazionismo italiano all’estero, sono una cosa evidente. Per voi?
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Jan 25

Venerdi 22 gennaio Enrico Letta, vicesegretario del PD, ha partecipato alla “IV journée franco-italienne” organizzata dall’ambasciata italiana a Parigi, da quella francese in Italia e da Sciences Po Paris, che ha anche ospitato l’evento. Tema dell’incontro: un contributo franco-italiano al rilancio della crescita nel contesto di una nuova governance mondiale. Tra gli altri relatori dell’incontro, svolto in videoconferenza con Palazzo Farnese a Roma, erano presenti Tommaso Padoa-Schioppa e Marc Lazar.

L’intervento di Enrico Letta ha avuto una prospettiva spiccatamente europeista, presentando l’Europa come unica ricetta per un rilancio oltre la crisi. Dopo aver preso atto del fallimento della strategia di Lisbona e non trascurando delle critiche alle nuove figure a capo dell’Unione che il trattato di Lisbona ha creato, Letta ha indicato delle possibili soluzioni economiche per i mesi e gli anni a venire. Il contesto in cui inscrivere  tali soluzioni è la creazione di una unione effettivamente economica oltre che monetaria tra i 27. Per raggiungere tale obiettivo sono state proposte la nascita di giganti economici transnazionali e la creazione di authorities per la sorveglianza finanziaria a livello europeo (http://bit.ly/6zOCko).

L’interesse dell’intervento di Enrico Letta, come molti altri nello svolgersi della giornata, risiede nel suo aver collocato i rapporti franco-italiani inevitabilmente nel contesto europeo, una prospettiva ricca di opportunità ma che la difesa degli interessi nazionali tende spesso ad offuscare.

Alessio Sacchi

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Oct 13

Abbiamo inviato oggi questa lettera all’ambasciatore d’Italia a Parigi, Giovanni Caracciolo di Vietri:

Partito Democratico Parigi
Associazione Democratici Parigi
33 rue Croulebarbe
75013 Parigi

Parigi, 13 ottobre 2009

All’attenzione di Giovanni Caracciolo di Vietri
Ambasciata d’Italia a Parigi
51, rue de Varenne
75007 Parigi

Egregio Ambasciatore,

secondo “Il Fatto Quotidiano” di oggi 13 ottobre, la sua lettera di protesta a Libération del 29 settembre 2009 sarebbe la conseguenza di una circolare ministeriale che invita i diplomatici a reagire di fronte ad articoli di stampa estera critici nei confronti di Silvio Berlusconi.

Desideriamo manifestare il nostro profondo disagio sia nei confronti del contenuto della lettera di protesta da lei inviata, sia nei confronti di questa presunta strategia di difesa dell’immagine dell’Italia, della quale ci piacerebbe avere formale smentita.

È forse superfluo osservare che la stampa estera non ha per vocazione di rispondere alle esigenze di comunicazione di Silvio Berlusconi, ma di diffondere informazioni. Noi abbiamo la netta impressione che la stampa estera non stia facendo altro che prendere atto di ciò che caratterizza tanto l’attualità italiana quanto l’operato del Presidente del Consiglio.

Siamo anche noi, lavoratori italiani all’estero, preoccupati per l’immagine del nostro Paese; forse più di chiunque altro. E ci rivolgiamo a lei, nostro formale rappresentante diplomatico, perché informi le autorità della nostra preoccupazione, che non si può lenire con poco spontanee lettere di protesta alla stampa, ma con il realizzarsi di un comportamento politico e istituzionale ispirato a moralità, discrezione, rispetto per le altrui opinioni, e senso dello Stato.

Rispettosi saluti,

Associazione Democratici Parigi
Circolo PD Parigi

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Oct 04

Gentili Stefano Bonaccini , Dario Franceschini, Pierluigi Bersani e  Ignazio Marino.

vi scrivo in quanto siete rispettivamente segretario provinciale del PD Modena, la mia citta’, segretario nazionale del PD , candidati alla guida del medesimo partito e in più membri della direzione nazionale e, ultimo ma non meno importante, come iscritti tutti al medesimo mio partito, il Partito Democratico.

MI chiamo Federico Iori, sono di Modena e vivo a Parigi da 2 anni per motivi di lavoro, faccio ricerca nel campo della fisica.

Vi scrivo per manifestarvi tutta la delusione, l’ amarezza , la sfiducia non solo mia ma anche di altri miei colleghi ed amici italiani che vivono e lavorano  all’ estero, nell’apprendere della poco edificante performance del PD in parlamento ieri per la votazione sullo scudo fiscale.

Non rigiro il dito nella piaga, perché grande e molto dolorosa, ma voglio solo porvi qualche considerazione su cui varrebbe la pena di riflettere.

Alla luce di quanto accaduto, cosa pensate che la gente dica del PD? Oltre a leggere i numerosi e poco calorosi commenti su Repubblica o sul Corriere, cosa pensate che scatti nelle persone che osservano la politica italiana ad esempio dall’ estero? Che immagine credibile puo’ avere il nostro partito e tanto meno i nostri rappresentanti in parlamento?

Dall’ estero tanti sono gli italiani che guardano con speranza in un cambiamento che crei condizioni per rientrare (si parla di lavoro e possibilità di vivere in maniera civile). Tanti sono gli iscritti e i supporter del PD qui a Parigi che pur impegnandosi per una bella politica, rimangono, come me, attoniti e basiti di fronte a queste manovre di palazzo. I nostri parlamentari che non votano per le più impensate cause, (quando i senatori a vita erano e sono i primi con 90 anni sulle spalle o febbre a 38 ad andare a votare in passato); il PD che scende in piazza oggi per la giusta campagna sulla libertà d’ informazione  che credibilità può avere??? ZERO!

Come tanti amici mi scrivono, vorrei sapere dove erano i nostri parlamentari al momento del voto!! all’ estero per il PD? a fare cosa?? in malattia?
Non vorrei essere pedante ma questo e’ il vostro lavoro di stare in parlamento. Il compito per cui siete stati votati dai cittadini che hanno riposto in voi fiducia.


Io non posso accettare di dover partire dal mio paese perchè mi manca in italia il lavoro e poi dover assistere  a umilianti vicende come quelle di ieri dovute a persone che godono trattamenti ben piu privilegiati della media dei cittadini italiani.

Sono molto molto molto incavolato, mi sento preso in giro e pure molto sfiduciato da un partito che  mi sembra non ha piu la bussola e il polso della situazione.

Nessun esponente del PD ha pubblicamente fatto ammenda. Trovo l’ atteggiamento del Partito e dei nostri parlamentari molto opinabile,  molto scorretto e falso. Non penso che si guadagni la fiducia degli iscritti e dei restanti elettori in questo modo.

Meno piazza gridata, piu azioni parlamentari efficaci. E chi sbaglia deve andare a casa. Perche se io lavoratore sbaglio, vengo licenziato. In parlamento questo non accade. E’ ora che nel PD sia ripristinata una seria disciplina. Datevi una mossa!

Vi ringrazio per l’attenzione e non mi scuso per lo sfogo, perche’ non lo e’. E’ la lettera di un ragazzo di 30 anni emigrato in francia per lavorare. E’ la lettera di un ragazzo di 30 anni che ha creduto nel progetto Partito Democratico e che ritiene che sia ora di essere piu seri e credibili. E’ la lettera di un ragazzo di 30 anni che si sta sfiduciando con amarezza. Fate seguire delle azioni concrete e coerenti alle vostre proposte oppure gli iscritti e gli elettori non vi seguiranno piu.

Cordialmente
Federico Iori.

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Sep 30

Cara Libération,

Abbiamo letto con interesse la lettera dell’ambasciatore d’italia Giovanni Caracciolo di Vietri, apparsa con il titolo “Arrêtez de calomnier l’Italie“, del 29.29.2009, in risposta a un articolo apparso sul vostro giornale. L’ambasciatore non vi ha inviato la lettera che ci saremmo aspettati scrivesse. Cerchiamo di formularla:
“Onorevole presidente del Consiglio

Le segnalo la mia notevole preoccupazione di fronte all’immagine dell’Italia all’estero, che non può non avere gravi ripercussioni sulla vita e sul morale dei concittadini che risiedono al di fuori dei confini nazionali. Temo peraltro che alcune delle critiche che la stampa internazionale Le muove siano condivise da molti degli italiani che vivono all’estero, ed è mio dovere segnalarLe questa che forse Lei troverà essere una singolarità.

Onorevole Presidente del Consiglio, lei è l’immagine e la bandiera dell’Italia. I riflettori sono puntati su di Lei. Ci aiuti. Sia all’altezza della sua carica.  Non riceva più prostitute, o quantomeno verifichi che codeste non tengono accesi i registratori nella Sua camera da letto. Dimostri di non essere ricattabile. Non umilii le sedi istituzionali, come invece fa quando usa per scopi pubblici le Sue residenze private, Villa Certosa, Arcore, Palazzo Grazioli. Non mescoli pubblico e privato. Permetta agli Italiani di credere che i ministri del Suo governo stiano cercando di far gli interessi della RAI contro quelli di Mediaset, suo principale concorrente, come dovrebbero. Risponda alle domande che le rivolge la stampa nazionale e internazionale come fa qualsiasi capo di governo in un paese moderno, per evitare di dare dell’Italia un’immagine di paese arretrato. Si assuma le responsabilità di quello che i giornali di proprietà della Sua famiglia dicono contro questo o quel Suo avversario politico, per evitare di dare l’impressione che non è in grado di controllarli (e se non controlla nemmeno il Suoi dipendenti, come governerà il Paese? diranno alcuni). Eviti di nominare suoi ex-dipendenti a incarichi istituzionali. Eviti di dar l’impressione di aver promesso incarichi istituzionali a persone che le hanno fatto un favore, massime un favore sessuale. Cancelli ogni ombra sui procedimenti giudiziari a suo carico rispondendo nelle sedi appropriate, e non creando leggi ad personam. Consideri l’impatto non necessariamente positivo per l’immagine del Paese di inni canori come quelli che accompagnano le sue apparizioni pubbliche e televisive, e che dovrebbero sostenere una sua candidatura al Nobel.

Mi rendo conto, Onorevole Presidente del Consiglio, che la mia richiesta, ancorché incompleta, sia per lei onerosa; ma in quanto Ambasciatore dello Stato che rappresento, vorrei potermi rivolgere a testa alta ai miei colleghi, e anche ai miei concittadini che risiedono in questa terra. Serva il suo alto mandato con onore.”

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Sep 19

Se non con la lettera, sono molto d’accordo con lo spirito dell’appello di Peacelink, che invita a una manifestazione spontanea in sostituzione di quella revocata oggi per la libertà di informazione.  Vorrei dedicare un po’ del mio tempo, sperando di non importunarvi se userete il vostro per leggere queste mie, a una riflessione sull’opportunità di sospendere la manifestazione di oggi; dato che - per dirlo subito - non sono assolutamente d’accordo con la sospensione, diciamo questa riflessione è il mio modo di manifestare oggi.

La difficoltà della situazione italiana è tutta imperniata sulla questione della libertà di stampa. Un gruppo editoriale è al potere; l’opposizione sembra essere ridotta a un altro gruppo editoriale. La manifestazione di oggi era di un’importanza capitale. Perché è stata rimandata?

Il sito della FNSI (http://www.fnsi.it) adduce:

““Con profondo rispetto verso i caduti, nell’espressione di un’autentica, permanente volontà di pace quale condizione indispensabile di una informazione libera e plurale capace di rappresentare degnamente i valori della convivenza civile, la Federazione Nazionale della Stampa Italiana, ha deciso, d’intesa con le altre organizzazioni aderenti (Cgil, Acli, Arci, Art. 21, Libertà e Giustizia e numerose associazioni sindacali, sociali e culturali), di rinviare ad altra data la manifestazione per la libertà di stampa programmata a Roma per sabato prossimo.”

La ragione è il rispetto verso i caduti. (Non ne sono completamente sicuro, peraltro: la formulazione è “con profondo rispetto”, non “per profondo rispetto”; ma non si vedono altre spiegazioni nella frase della FNSI):

Ora, una ragione di questo tipo è buona oggi quanto lo sarà in futuro. Se il mattino del tre ottobre un’altra bomba crea altrettanti morti a Kabul? Non voglio però fermarmi a questa eventualità. Se il due ottobre muoiono venti persone in un megatamponamento sulla Milano-Venezia? Se l’uno ottobre ci sono cinque morti sul lavoro?

A questo punto vengono le domande difficili. Mi pare che nessuno le sollevi in questa forma, ma non è una ragione per eluderle. In che senso le morti dei militari, in una missione, hanno un peso differente, tale da far rimandare una manifestazione di importanza cruciale?

Il punto non è tanto se le morti dei sei soldati siano un fatto grave. Lo sono. Il punto è capire se sono un fatto più grave dei mille infortuni sul lavoro l’anno, o dei seimila morti per incidenti stradali l’anno. Non lo sono; non foss’altro per ragioni puramente quantitative. L’esperienza di altri paesi mostra che un’azione determinata del Governo può ridurre queste cifre, che non hanno nulla di ineluttabile (l’esempio della Francia è straordinario in questo senso). Trovo abbastanza difficile da accettare che il Governo e il Parlamento passino anche una sola ora a preoccuparsi della vita di militari in una missione a dir poco opaca (non sappiamo se missione di pace o di guerra secondo esponenti della maggioranza) e non dedichino che del tempo marginale agli infortuni sul lavoro o agli incidenti stradali.

L’unica ragione per dare più peso alle sei morti di militari, ripeto: al punto di sospendere una manifestazione di importanza cruciale, è il loro evidente impatto mediatico.

Ma se questa è la motivazione, sospendere la manifestazione di sabato è un grave errore politico. Significa capitolare di fronte al dogma inaccettabile per cui l’agenda politica è determinata solo dall’impatto emotivo delle breaking news, e tanto più grave è la capitolazione in quanto la manifestazione riguarda proprio la libertà di stampa. Significa rinunciare implicitamente all’esigenza legittima di essere informati e non coinvolti emotivamente. Significa inoltre indicare che in futuro si sarà pronti a disdire manifestazioni sulla base di considerazioni puramente mediatiche.

Anche di fronte alla morte di queste persone, non è chiaro che la sospensione della manifestazione esprima un vero rispetto. In che senso avrebbe loro mancato di rispetto manifestare? L’informazione libera ha contribuito a rendere trasparenti i processi decisionali, smascherato gli interessi delle guerre, in fin dei conti tutelato la vita dei cittadini che si sono trovati di fronte a decisioni belliche senza poterle controllare democraticamente. Sospendere la manifestazione è allora una questione di pura convenienza mediatica? Oltre a essere politicamente sbagliata, la sospensione diventa ai miei occhi moralmente inaccettabile.

Roberto Casati

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Jun 05

VERO O FALSO?

«Oggi non c’è nessuno che perdendo il lavoro non venga aiutato dallo Stato. C’è la cassa integrazione per i precari, così come per i lavoratori a progetto». Berlusconi a Porta a Porta (04/06/09):

FALSO

I precari e i lavoratori a progetto non hanno la cassa integrazione guadagni. Il decreto legge “anticrisi” n.185 convertito in legge con modifiche il 28 gennaio 2009 prevede un intervento una tantum a beneficio dei lavoratori parasubordinati che hanno percepito almeno 5000 euro e meno di 13819 euro all’anno nel 2008 da parte di un unico committente in almeno tre mensilità e che ora risultano senza commesse di lavoro e svolgono attività in settori o zone dichiarati in stato di crisi (poi soppresso nel decreto attuativo). Si tratta di un intervento di sostegno del reddito in via sperimentale e non di un’indennità di disoccupazione. Il valore del sussidio è del 20% del reddito percepito l’anno precedente per il 2009 e del 10% successivamente.

I lavoratori parasubordinati, infatti, sono considerati autonomi dal punto di vista previdenziale, e dunque senza diritto alle prestazioni di disoccupazione. I particolari requisiti necessari per accedere ai sussidi (per esempio, due anni almeno di iscrizione alla cassa) escludono la maggior parte dei lavoratori a tempo determinato, ma soprattutto quelli con un contratto di lavoro somministrato o interinale per non parlare degli apprendisti. Il Governatore della Banca d’Italia Mario Draghi, nelle sue Considerazioni finali del 29 maggio ha dichiarato: “La crisi ha reso più evidenti manchevolezze di lunga data nel nostro sistema di protezione sociale. Esso rimane frammentato. Lavoratori altrimenti identici ricevono trattamenti diversi solo perché operano in un’impresa artigiana invece che in una più grande. Si stima che 1,6 milioni di lavoratori dipendenti e parasubordinati non abbiano diritto ad alcun sostegno in caso di licenziamento” (pag. 12, http://www.bancaditalia.it/interventi/integov/2009/cf_08/cf08/cf08_considerazioni_finali.pdf).

Inoltre, le imprese con meno di 15 dipendenti, tessuto fondamentale del nostro paese, possono fare ricorso solamente alla Cassa integrazione guadagni in deroga con lunghi tempi di attivazione e scarse risorse tanto che in alcune zone d’Italia le banche e le Fondazioni bancarie si sono attivate per anticipare il versamento.

In un primo momento si era parlato anche di interventi formativi per riqualificare i lavoratori che perdono il proprio posto, ma nella legge e nel decreto attuativo non se ne trova traccia.

Maggiori approfondimenti http://www.lavoce.info/articoli/-lavoro/pagina1000787.html e la proposta alternativa di Boeri e Garibaldi per risolvere queste disparità http://www.lavoce.info/articoli/-lavoro/pagina1000994.html

(Testo di Andrea Garnero)

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Apr 17

di Elena Pasquinelli

Si è suicidata una donna, Roberta Tatafiore (articolo).
Forse alcuni di voi la ricordano come un’esponente delle voci femminili in Italia, se si puo’ ancora dire: femministe.

Ecco quello che scriveva in febbraio, alla luce del caso Englaro:

A corpo freddo (di Eluana) e a mente raggelata (la mia) mi interrogo sulle ragioni dell’esito paradossale del cosiddetto Caso Englaro : il padre di Eluana è riuscito sì a liberare sua figlia da una vita-non vita (e in questo gli va tutta la mia solidarietà), ma a un prezzo molto alto: avremo la legge peggiore che esista al mondo sulle volontà di fine vita, malgrado la grande mobilitazione di tante teste competenti e intelligenti e dei sempre generosi Radicali per far sì che ciò non avvenga. A meno di clamorosi cambiamenti durante l‘iter accelerato della legge, dopo la legge la libertà di donne e uomini farà un passo indietro altrettanto clamoroso. La vittoria del padre di Eluana per sua figlia, sancita dai tribunali, si rovescerà in una sconfitta per tutti - sancita dal parlamento. Una vittoria di Pirro, politicamente parlando.

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Apr 01

Sabato 28 marzo a Parigi: Cuperlo, Scalfarotto e Civati. E una sala piena di italiani, francesi, e tante domande.Da subito mi son resa conto di essere stata un po’ esigente con gli ospiti, ma la loro curiosità e apertura mi ha ripagato.
Cuperlo è stato bravissimo, ha ricostruito la nascita del PD e la sua breve storia con la lucidità di chi per questo progetto ha dato molto di più di altri. E con una riflessione molto più profonda di quella alla quale siamo abituati. Ci ha fatto riflettere sulla ricerca di un’identità che non sia semplicemente la somma delle differenze dei percorsi e delle sensibilità.
Scalfarotto è proiettato al domani, la sua energia e la sua novità sono contagiose ed è capace di intrevvedere strade nuove, del tutto inedite e per questo moderne e attraenti. E Civati, che è un conoscitore delle dinamiche locali, provenendo da un territorio pieno di sfide come la Brianza, ha una serie di definizioni che calzano con una lettura un po’ smagata e maligna delle dinamiche interne al partito. Ma tutto l’incontro è stato all’insegna della critica costruttiva.
Gianni Cuperlo ha usato una bella immagine: abbiamo un’autostrada davanti a noi: di innovazioni da fare, di rivoluzioni da compiere, di miglioramenti da apportare. Strada che solo la sinistra può intraprendere. Si è parlato molto di diritti, della scuola estiva che vorremmo organizzare a Parigi e per la quale sono disposti a darci una mano (che diventerà piuttosto autunnale visti i tempi), di europee e di liste, di persone e di valori. E una cosa che è venuta fuori bene è che il valore del PD non può stare solo nella diversità delle persone che lo compongono, a questo deve seguire una chiarezza nelle decisioni e nelle posizioni. Questo è quello che poi la sala ha chiesto. Oltre a una discussione vera sulle mozioni in vista del congresso. E abbiamo anche lanciato una proposta concreta: fare una lista delle priorità per arrivare al congresso con proposte concrete e costruire le mozioni sulla base delle cose sulle quali abbiamo posizioni diverse, e non rimettere in discussione le cose sulle quali siamo d’accordo.
Spero che presto avremo occasione di proseguire.

Grazie,

Beatrice Biagini

Alcuni commenti sull’incontro (e vi invitiamo ad aggiungere i vostri mettendo un commento a questo post)

Dal blog di Pippo Civati: http://civati.splinder.com/post/20209139#20209139

(con commenti di alcuni dei partecipanti)

Dal blog di Mattia Cazzaniga: http://mattiacarzaniga.wordpress.com/2009/03/30/serve-poco-anche-a-parigi/

Dal blog de I mille http://www.imille.org/2009/04/il-partito-pensante/

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