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Sep 03

Dopo la pausa estiva riprende l’attività del PD Parigi.

Le ultime settimane sono state segnate da un clima teso e preoccupante: processo breve, legge bavaglio, condono fiscale, riforma della scuola e delle pensioni.La situazione politica italiana peggiora giorno per giorno e il Parlamento è bloccato. Non è una novità, certo, e l’opposizione sta ancora cercando una sintesi difficile da individuare.

Per un dibattito sulla situazione italiana e per una discussione sulle prossime iniziative che ci aspettano ci vediamo Martedi 21 settembre alle 19h00 alla sede delle Acli (g. c.) al 26, rue Claude Tillier – 75012 Paris Métro NATION (2, 6, 9) o Reully-Diderot (1, 8).

Siete tutti invitati per discutere il ns odg:

  • situazione politica italiana: elezioni in primavera
  • assemblea PD di ottobre
  • iniziative e gruppi di lavoro: energia,…
  • organizzazione per i prossimi mesi
  • creazione comitato referendum acqua
  • varie ed eventuali
Jul 06

Mosaico dei giorni
Storie del post terremoto
6 luglio 2010

Ieri mi ha telefonato l’impiegata di una società di recupero crediti,
per conto di Sky. Mi dice che risulto morosa dal mese di settembre del
2009. Mi chiede come mai. Le dico che dal 4 aprile dello scorso anno
ho lasciato la mia casa e non vi ho più fatto ritorno. Causa
terremoto. Il decoder Sky giace schiacciato sotto il peso di una
parete crollata. Ammutolisce. Quindi si scusa e mi dice che farà
presente quanto le ho detto a chi di dovere. Poi, premurosa, mi chiede
se ora, dopo un anno, è tutto a posto. Mi dice di amare la mia città,
ha avuto la fortuna di visitarla un paio di anni fa. Ne è rimasta
affascinata. Ricorda in particolare una scalinata in selci che
scendeva dal Duomo verso la basilica di Collemaggio. E mi sale il
groppo alla gola. Le dico che abitavo proprio lì. Lei ammutolisce di
nuovo. Poi mi invita a raccontarle cosa è la mia città oggi. Ed io lo
faccio. Le racconto del centro militarizzato. Le racconto che non
posso andare a casa mia quando voglio. Le racconto che, però, i ladri
ci vanno indisturbati. Le racconto dei palazzi lasciati lì a morire.
Le racconto dei soldi che non ci sono, per ricostruire. E che non ci
sono neanche per aiutare noi a sopravvivere. Le racconto che, dal
primo luglio, torneremo a pagare le tasse ed i contributi, anche se
non lavoriamo. Le racconto che pagheremo l’i.c.i. ed i mutui sulle
case distrutte. E ripartiranno regolarmente i pagamenti dei prestiti.
Anche per chi non ha più nulla. Che, a luglio, un terremotato con uno
stipendio lordo di 2.000 euro vedrà in busta paga 734 euro di
retribuzione netta. Che non solo torneremo a pagare le tasse, ma
restituiremo subito tutte quelle non pagate dal 6 aprile. Che lo stato
non versa ai cittadini senza casa, che si gestiscono da soli, ben
ventisettemila, neanche quel piccolo contributo di 200 euro mensili
che dovrebbe aiutarli a pagare un affitto. Che i prezzi degli affitti
sono triplicati. Senza nessun controllo. Che io pago, in un paesino di
cinquecento anime, quanto Bertolaso pagava per un appartamento in via
Giulia, a Roma. La sento respirare pesantemente. Le parlo dei nuovi
quartieri costruiti a prezzi di residenze di lusso. Le racconto la
vita delle persone che abitano lì. Come in alveari senz’anima. Senza
neanche un giornalaio. O un bar. Le racconto degli anziani che sono
stati sradicati dalla loro terra. Lontani chilometri e chilometri. Le
racconto dei professionisti che sono andati via. Delle iscrizioni alle
scuole superiori in netto calo. Le racconto di una città che muore. E
lei mi risponde, con la voce che le trema. “Non è possibile che non si
sappia niente di tutto questo. Non potete restare così. Chiamate i
giornalisti televisivi. Dovete dirglielo. Chiamate la stampa. Devono
scriverlo.” Loro non scrivono voi fate girare.

http://www.peacelink.it/mosaico/a/32076.html

Jun 29

Grazie allo sforzo delle associazioni, collettivi e circoli presenti in Francia, il Consolato apre le sue porte per raccogliere le firme per i referendum sull’acqua. Attenzione: è solo per gli iscritti all’AIRE!

Comunicato da diffondere

Sono già più di un milione i cittadini italiani che hanno apposto la loro firma per richiedere i 3 referendum contro la mercificazione dell’acqua. Manca ancora un mese alla consegna delle firme in Cassazione e questo numero impressionante potrebbe diventare ancora più grande. L’obiettivo è oggi quello di portare almeno 25 milioni di italiani alle urne nella primavera 2011.
Per questo abbiamo voluto che fosse possibile sottoscrivere i tre referendum sull’acqua anche a Parigi.
Raccoglieremo le firme nei giorni

30 Giugno e 7 Luglio

presso il Consolato Generale Italiano di Parigi, 5 boulevard Emile Augier 75116 ( metro linea 9 La Muette, RER C Boulainvilliers, Bus linee 22, 32, 52)

la mattina dalle 9 alle 12
e il pomeriggio dalle 14.30 alle 16.30

Ricordiamo che hanno diritto di sottoscrizione tutti i cittadini italiani iscritti all’AIRE presso tale Consolato e che occorre avere un documento valido di identità (Carta d’Identità o Passaporto).

La raccolta firme è sostenuta da un vasto numero di associazioni e partiti che operano a Parigi e che sostengono le ragioni alla base della richiesta di abrogazione delle norme espresse nei quesiti.

Invitiamo pertanto tutte le persone interessate a venire a firmare e a dare massima diffusione a questo comunicato.
Per ulteriori informazioni sui quesiti referendari: http://www.acquabenecomune.org/raccoltafirme/

ACLI Parigi
Associazione Carlo Giuliani Parigi
Associazione Democratici Parigi
Collettivo 5.12 Parigi
INCA CGIL Parigi
Partito Democratico Circolo Parigi
Rifondazione Comunista Circolo Parigi

Jun 28

Da qualche mese mi sono ravvicinato alla politica. Alla politica attiva. Perché si fa politica in ogni piccolo gesto o solamente nell’avere un’opinione ragionata. Da qualche tempo dunque sono vicino al circolo del PD di Parigi, e divoro le mails del gruppo con interesse. Mi affascina vedere che persone intelligenti discutano e si impegnino. E devo ringraziare Beatrice per il lavoro che fa e i volontari che spesso spuntano fuori per questa o quella azione. Nonostante questo sento forte la fragilità del sistema. Credo che molto derivi da un complesso della sinistra nei confronti del denaro.

Da ragazzo pensavo ancora che la militanza potesse bastare. Oggi sono convinto del contrario. Organizzare un gruppo di lavoro politico richiede un impegno e delle risorse notevoli. Fare politica significa spingere i nostri rappresentanti al parlamento e delegargli delle scelte d’interesse generale. Ma per i nostri rappresentanti non sarà facile imporsi. Da una parte hanno un gruppo di volontari impegnati e dall’altra gruppi di potere con immense risorse. Una delle società per le quali faccio consulenza a Parigi ha fatturato l’anno scorso 32,6 miliardi di euro. TRENTADUEVIRGOLASEIMILIARDIDIEURO. Invece la finanziaria “triennale” in discussione in Italia conta qualche miliardo in meno.

Insomma le azione di impegno, a cui spesso non partecipo perché non abito a Parigi, sono interessati, ma mi fanno venire “in memoria” la fragilità della mantide di Franco Fortini, schiacciata da una bambina. Un immagine cruda. La loro fragilità non sta nei contenuti, ma nell’atto autonomo e volontario della partecipazione.

Per crescere dovremmo forse sfruttare le regole del marketing. Per farlo bisognerebbe innanzitutto fare cassa e permettere ad alcune persone di occuparsi a tempo pieno del partito. Obama l’aveva ben capito e la sua prima azione è stata: raccogliere fondi. Avere il denaro ci permetterebbe di essere più produttivi (come partito) e più indipendenti nelle decisioni. De resto come possiamo pretendere che Beatrice riesca a fare “management” part-time. Gestire un gruppo largo di volontari è più duro che gestire un gruppo ridottissimo di dipendenti. I soldi quindi. Il denaro, i fondi, la cassa. Non più complessi.

Dal punto di vista del marketing, le azioni attuali sono di “mantenimento” della quota di mercato. Le attività fatte non cercano nuovi elettori. Si lavora sulla “fidelity”, che in realtà è il secondo gradino di una normale azione di marketing. Prima cercare i clienti poi fidelizzarli. Del resto in politica si hanno 5 anni per avere la quota di mercato maggiore, altrimenti non si vincono le elezioni.

Esiste un libro che è stato ispiratore delle strategie del gruppo analitico della CIA (che è completamente diverso dal gruppo operativo o dal pentagono): “From dictatorship to democracy”. I metodi consigliati, con qualche adattamento ai tempi e alle tecnologie, sono stati usati positivamente in diversi paesi. Vi ricordate la “rivoluzione arancione” in Ucraina?

Sintetizzo il metodo.

1) raccogliere fondi

2) creare consenso

3) usare una immagine

I metodi per raccogliere fondi in modo trasparente ci sono e dobbiamo appropriarcene.

Per creare il consenso non basta la pubblicità e la televisione. Anzi devono essere utilizzati metodi completamente diversi (visto che nei regimi dittatoriale non si ha accesso ai sistemi di informazione). Come? Con dei sistemi di marketing. Con la “intercettazione del cliente potenziale”. Es. se si vuole avere dalla nostra parte la polizia, basta convincere e aiutare un poliziotto alla volta o una piccola caserma. In questo modo si attiva l’arma più potente per le idee, il “viral marketing”. In pratica proviamo a portare tutte le settimane una tanica di benzina in una caserma. Costo 60 euro al mese. Ma il valore di impatto sarà enorme rispetto ai “santini elettorali”.

Usare l’immagine. In ucraina era l’arancione. Bisogna lavorare alla semplicità. In Italia sia il PD che il PDL hanno i colori nazionali. Dal punto di vista comunicativo si assomigliano. (ma non mi dilungo sugli aspetti e sociologici, e puramente grafici)

Io e il sistema.

Innanzi tutto mi guardo allo specchio e mi dico: quanto io sono disposto a investire per la democrazia nel mio paese? Beatrice chiedimi un euro al giorno e io sono disposto a dartelo. Se fossi stato un partigiano avrei dovuto investire in armi e probabilmente nella mia vita. Oggi mi costa molto di meno: solo un euro al giorno? Sono disposto a farlo.

Da bambino giravo la domenica nelle case del quartiere con mio padre per raccogliere i fondi del tesseramento dell’allora PCI. Ma all’epoca era il partito che pagava gli stipendi: dai deputati e ai consiglieri comunali. Perchè non chiedere che una parte degli stipendi venga utilizzata per rilanciare il partito? Sarà solo un gesto, ma coi gesti si puo’ dare l’esempio. Ecco perchè nel marketing usano i “testimonials”. Se lo fa lui, posso farlo anche io.

Creare una rete di autofinanziamento in rete. E allora ogni azione potrà avere un ritorno sull’investimento. Si anche in politica voglio calcolare il ROI (Return On Investmen) della mia azione. Impiego una giornata intera ogni mese, se la mia giornata farà guadagnare 5 voti in più alla sinistra!

Enrico PANAÏ

Ps. Beatrice, questa mail è per te e per il tuo impegno.

In memoria III (di Franco Fortini)

La bambina schiacciò con il sasso la mantide.

A scatti moveva la testa.

Dal ventre una frittata di seme

una chiazza di pasti consumati.

Le mandibole mordevano.

I coltelli delle zampe recidevano

aria. Una metà

d’insetto s’adempìva.

To be continued………

————————————

Caro Enrico,
grazie di questo bel messaggio, che trovo molto interessante.
Il punto nodale secondo me é che il marketing non é che un insieme di strumenti assemblati secondo una strategia per ottenere un fine (dal vendere una lattina al vincere le elezioni), un partito é uno strumento per ottenere il potere e gestirlo secondo alcuni programmi e valori e principi.
scavando e scavando al di là degli strumenti, cio’ che desideriamo é che la vita delle collettività a livello politico sia regolata da meccanismi che rispondano ai bisogni di questa collettività e il nostro operato é per agire e “oliare” il sistema (o cambiare qualche pezzo marcio) perché questo funzioni. sia in generale, sia per fare avanzare i valori di cui ci sentiamo portatori.
gli errori di marketing sono imputabili ad un’incompetenza operativa e/o ad una visione limitata della questione.
se ti adoperi avendo come obiettivo la vincita di un’elezione sei molto meno credibile che se ti smazzi per una visione della democrazia, della partecipazione etc etc.
questa considerazione é marketing o lotta civile?
il libro che citi, CIA o non CIA, é scritto da Gene Sharp, che é uno dei più importanti teorici (e pratici) della nonviolenza a livello mondiale:
se un governo disgraziato non dà benzina alla polizia, io trovo giusto fare la colletta e portare la tanica di benzina. ma la motivazione é più profonda che trovare una strategia di marketing per vincere una tornata elettorale. risiede nella lotta civile. nel ricreare coesione sociale. i cui frutti sono molto più profondi che la vincita di un’elezione.
gli strumenti della nonviolenza sono tanti e vari e fantasiosi e complessi e … vincenti.
magari l’anno prossimo potremmo organizzare un po’ di formazione e lasciarci ispirare.
MC
—————————————-
Benvenuto tra di noi e grazie per questo intervento.

> Organizzare un gruppo di lavoro politico richiede un impegno e delle
> risorse notevoli. Fare politica significa spingere i nostri

<snip>

> Per crescere dovremmo forse sfruttare le regole del marketing. Per farlo
Tuttavia, trovo ci sia un importante non sequitur nel tuo
ragionamento. Mi sembra infatti che tu dica (correggimi se sbaglio): la
militanza non basta, serve il marketing; poi da lì passi al “quindi ci
servono risorse” per concludere “quindi ci servono soldi, troviamoli”.
Questo flusso di ragionamento mi trova in disaccordo; o almeno non mi
sembra la base corretta dalla quale partire.

[ breve digressione sulla mia storia personale, che puoi tranquillamente
saltare ]
La mia storia personale mi ha portato a fare parte di una grossa
organizzazione mondiale di volontari, tale organizzazione (che
chiameremo “Debian”) si occupa di informatica e fa un sistema operativo
che è ora usato per tenere in piedi i server Internet di mezzo
mondo. Inoltre, molte aziende riusano il lavoro della nostra
organizzazione (le licenze lo permettono) e ci fanno soldi a
palate. Insomma, un impatto sul mondo reale, quello delle aziende con
fatturati smodati, lo abbiamo innegabilmente avuto. Tutto questo su base
assolutamente volontaria. Certo, c’è *ora* chi è pagato per farlo, ma
questo è venuto *dopo* al lavoro volontario ed è una distinzione
importante. Abbiamo del denaro? Si, ora ne abbiamo molto, grosse aziende
(Google, IBM, HP, …) ci sponsorizzano quando ne abbiamo bisogno, ma
quel denaro non è usato dall’organizzazione per pagare nessuno per
lavorare al progetto, è usato solo ed esclusivamente per acquistare
materiale che serve a svolgere il nostro compito “sociale”.
[ fine della digressione ]

Questo esempio è, almeno per me, convincente sul fatto che le risorse
(ed in particolare il denaro) aiutano, ma non sono una condizione
necessaria per avere successo. Condizioni necessarie sono invece la
passione dei membri di una comunità, il *sapere lavorare* (che il PD
spesso sembra non sapere dove stia di casa), il sapere prendersi delle
responsabilità e costruirsi la propria reputazione nella comunità in
base alla capacità di loro adempiere. Per usare un termine di moda, la
chiamerei meritocrazia (ma non sulla base di capacità *teoriche* dei
singoli, ma piuttosto sulla base dell’uso *pratico* che di tali capacità
viene fatto nella comunità di riferimento).

Il denaro? Certo, è molto utile, ma è molto meglio usarlo per la vita
dell’associazione (comprare materiale, pagare pubblicità se vuoi, etc.)
che non per pagare degli individui.

Di più, mischiare lavoro dipendente a lavoro volontario è terribilmente
complesso e può causare attriti terribili all’interno della comunità.
Per dire: i militanti oggi sono tutti uguali, non ci sono quindi remore
a chiedere ad un pari “puoi fare tu questo al posto mio, io oggi proprio
non posso”; mettiamo che domani il primo militante che chiede sia un
dipendente ed il secondo no, non si potrebbe sentire il secondo in
diritto di rispondere “ti arrangi: tu sei pagato per farlo, io no”?

Quindi facciamo attenzione, prima di deviare in questa direzione …

A presto.

Stefano Zacchiroli

——————————————–
Bel post, grazie a Enrico e Stefano e MC.

Mi trovo d’accordo con molti punti sollevati da Stefano.
Se permettete anche io farei una mini-digressione che poi nel mio caso non è nemmeno OT ma anzi rappresenta il cuore del problema:
prima di tutto ci si dovrebbe accordare su un minimo comune denominatore, ovvero “aderisco al PD perché”.
Il PD di oggi ha ai suoi vertici (pesco a caso l’odioso Letta) personaggi che rappresentano il 100% di quello che io considero un avversario politico.
Al 100%. Parliamone. Non sto chiedendo il dibattito su “chiamiamoci compagni, sì o no” ma almeno darsi una base minima comune, un’unione di persone capace di mettersi d’accordo su una frase, un manifesto, uno slogan che sia coerente e che di fatto elimini la possibilità ad esempio di tenersi nel partito dei dichiarati omofobi… Un minimo indispensabile, della serie: se dici cose sui gay che nemmeno un nazista beh, non puoi far parte del PD. Se sei pronto ad un golpe per ragioni di coscienza, non puoi far parte del PD. È chiedere troppo?
Checché ne pensi il nostro presidente Spezia i penso che molti dei mali del PD nascano da qui: dal non aver voluto affrontare i temi necessari per darsi un’idenitità comune, di base.
I temi che poi puoi tradurre in comunicazione come vuoi, per costruirti attorno, sui fatti, la famosa “narrazione emozionale” agognata persino da Cuperlo.
Sì noi siamo quelli delle taniche di benzina alle caserme; sì noi siamo quelli che hanno difeso Beppino Englaro (ah no, non tutti…), noi siamo quelli che ovviamente non vogliono simboli religiosi nelle scuole (ah no, aspetta….). Insomma ma chi saremmo noi?
Almeno questo è stato valido per me e parlo da ex tesserato: a farmi stracciare la tessera sono state le posizioni espresse dal segretario su un tema per me fondamentale come quello della laicità dello stato e dell’indottrinamento religioso coatto. Posso capire le divergenze di opinioni, le sfumature, ma non posso militare in un partito che giudica idiote quelle che per me sono battaglie fondamentali, imprescindibili.
Politicamente il PD di Bersani, Letta e sagrestani al seguito è mio avversario. Per dire: su molti fronti ho la sensazione di avere più speranze di vedere riconosciuti i miei diritti in un paese governato dalle liste civiche di Grillo o dall’IDV, che dal PD, programmi e dichiarazioni dei leader alla mano, intendo!
E c’è poi l’aspetto emotivo, oltre a quello politico. Per riprendere il noto episodio di quella grandissima binetta della Binetti: un partito dove non c’è una sollevazione immediata, totale degli iscritti, quando una sua senatrice dice testualmente che l’omosessualità è una devianza, è un partito morto. Oppure è un partito dell’estrema destra cattolica. In ogni caso, io me ne chiamo fuori.
Quanto poi all’aspetto finanziario e al creare attriti all’interno della comunità: mi risulta che il PD di oggi paghi i suoi militanti in nero e che distribuisca rimborsi con criteri discrezionali. Idem per i contribuiti trasversali a fondazioni e gruppi di ricerca. Mazzette arrotolate nella tasca anteriore dei pantaloni come ai mercati generali. Mi pare che anche per i circoli funzioni così: si spende e si spera in qualche rimborso. Il PD di oggi non mi pare abbia mai preso alcuna iniziativa nei confronti di membri condannati per mafia, non commissaria nessun circolo, niente di niente. Non implementa nessuna procedura che favorisca i meritevoli e punisca chi non fa niente. Ne vogliamo parlare?
Di nuovo, io partirei da qui. Ma siccome un ragionamento del genere presupporebbe l’andare fino in fondo su tutti i temi, compresi i temi taboo della laicità e di quel macigno cangerogeno che è il Vaticano che prospera a spese dello stato e dell’educazione e della scuola… Beh, penso che non se ne farà mai nulla.
Ed è un peccato perché secondo me tantissimi dei milioni di voti persi tornerebbero al primo segnale di cambiamento vero.
Goffredo Puccetti
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Ciao,

Mi era sfuggito il messaggio, largamente condivisibile. Vorrei proporre una lettura personale della situazione italiana:

- Sono diciassette anni, a partire da tangentopoli, che la politica italiana è dominata dal marketing: non si tratta di uno slogan, ma della constatazione che il duopolio e poi monopolio televisivo hanno schiacciato il dissenso verso la politica della confindustria (vedi Pomigliano), producendo una realtà ad una dimensione come non mai: il dissenso non puo’ neanche esistere, se non nella forma che aveva nei regimi orwelliani: una caricatura di oppositori che sono dei buoni a nulla. Quando qualcuno osa, adesso persino scatta il telesquadrismo.
- Questo perché da diciassette anni i più grandi esperti italiani o stranieri di marketing lavorano in politica per conto ufficiale di una persona (che personalmente stimo essere un idiota, Silvio Berlusconi), anche se in realtà per conto della confindustria, che è il grande elettore di Berlusconi.
- Questo non vuole dire che il marketing in esso sia una cosa cattiva; come ogni tecnologia, va capita per essere utilizzata senza farsi male. E quindi ben venga lo sforzo verso cui ci indirizza Enrico.
- Mi domando adunque: qual’è la strategia di marketing del gruppo Berlusconi? Brancher ne è un esempio flippante: “mi attaccano perché l’Italia ha perso”. Riflettiamo su questa frase. Si cita il calcio; ed in particolare una delusione cocente e recente, ben presente nel telespettatore medio “elettore di Berlusconi”. Si fa riferimento a tifosi; dunque si richiamano le tifoserie; ora il telespettatore medio “elettore di Berlusconi” fa parte della tifoseria di Berlusconi;
- Questa associazione non è per nulla libera e fortuita: Si fa leva sulle emozioni del telespettatore medio “elettore di Berlusconi”, per cortocircuitargli il cervello (che deve restare disinserito) e farlo reagire con le trippe: penserà (o dovrebbe pensare, perché quando l’è grossa…!) finalmente:  “l’opposizione son i soliti nemici, che approfittano di tutto, persino del… lutto nazionale susseguente all’eliminazione, per attaccarci”!!!

Se pensate che sia fantascienza, basta leggere Georges Chetochine, “Le marketing des emotions”:
“La marque en tant que repère émotionnel existe donc de façon indiscutable dans le processus de consommation. Qui pourrait dire le contraire? Mais si la marque existe, c’est d’abord parce qu’elle est partie prenante dans la chimie de nos émotions. La marque n’est pas la conséquence d’un raisonnement chez le consommateur, mais bien la consequence d’une émotion attendue de plaisir.”
Il marketing di oggi, le strategie pubblicitarie, non servono ad altro che metterci nella testa queste associazioni di base… poi la natura fa il resto. Associazioni =  la Nutella e Barilla rassicuranti, Berlusconi simpatico, Berlusconi che lavora, Berlusconi che batte i cattivi comunisti. Trippe = fanno comprare Barilla e Nutella, e votare Berlusconi.

Non siete convinti? Facciamo allora un test scientifico. Riflettete un attimo solo a Berlusconi, al fatto che fa le feste nella sua villa pagata coi soldi degli italiani, al fatto che probabilmente la mafia è fra i suoi grandi elettori. Pensate alle sue battute sull’abbronzatura di Obama, e su Rosy Bindi “più bella che intelligente”. Ecco, non sentite venire dal fondo del ventre una sensazione fortissima di disgusto, di aberrazione, di impotenza? di costernazione… ? Sono tutte emozioni. Emozioni che ci bloccano nella nostra volontà di cambiare. Ecco il nostro complesso interiore, non è nei confronti del denaro, è nei confronti delle reazioni (definite Pavloviane da Cacciari) che ci suscita il caimano, e che ci bloccano il cervello mentre la Fiat trasloca da Pomigliano, mentre Marcegaglia ha i suoi milioni in svizzera, e mentre la piccola industria del made in Italy  arranca davanti alla concorrenza del made in China. “Meditate, gente, meditate” (ed io vado a prendermi una birra come Renzo Arbore faceva in una pubblicità…).

Cordialmente,
Lorenzo Ciampolini

Jun 26

Buongiorno a tutti,

il PD Parigi vorrebbe salutare tutti gli amici italiani e europei che nel corso di questo anno hanno partecipato, criticato, costruito e proposto, e si sono dati da fare per organizzare e animare dibattiti e incontri.

Vi offre quindi un piccolo aperitivo presso lo Square Le Gall (13°)

il 30 giugno a partire dalle 19,00

sarà con noi Alessia Mosca deputata PD


un momento per augurarsi buone vacanze e per scambiarsi qualche idea sul prossimo anno.
E per discutere dei temi che in queste settimane ci hanno visto intervenire a più riprese nel dibattito on line (da Pomigliano, alle riforme federaliste, dal ddl intercettazioni, alla possibilità di una nuova politica per gli italiani in patria e all’estero).

Vi aspettiamo
grazie
e invitate amici e parenti!

PD Parigi

Jun 18

Il corpo delle donne  e la voce del PD

L’ho rivisto con piacere. Quando « Il corpo delle donne » è uscito gli ho fatto pubblicità. Stasera l’ho rivisto su un grande schermo. L’effetto è ancora più forte, più viscerale. Alla fine della proiezione è iniziato il dibattito. Avrei voluto dire quello che pensavo. Intervenire per dar luce alla mia opinione. Avrei voluto intervenire quando con un francese forse un po arrugginito, Lorella cercava di chiedersi cosa avviene nella testa di un ragazzino che segue il catechismo e poi assorbe una visione deforme della vita in tv. Avrei voluto aiutarla a dire che i pedagogisti conoscono bene l’ffetto che ha un “paradosso”, e che gli psicologi aiutano molto dopo a curarne gli effetti. Non mi sarebbe dispiaciuto rispondere a chi le criticava che non basta, o avrei gioito ad approvare con un mio intervento il plauso della gran parte che apprezzava.

Avrei voluto… ma sono stato zitto.

Nella mia mente si disegnava solo una immagine. Quella di una città bombardata, completamente distrutta. E per terra nel mezzo della via un uomo ferito. Intorno a lui alcune persone in silenzio, iniziavano pian piano a discutere sul da farsi. Questa immagine ha continuato al rientro, nel metro, da una stazione all’altra. Improvvisamente arriva una ragazza con un bicchiere d’acqua. Si inchina e lo da al ferito. Intanto la gente continua a ipotizzare il “da farsi”.

Avrei voluto solamente dire “GRAZIE  Lorella”.

Mentre la fisarmonica scordata di un musicista mi accompagnava, dentro di me si schiariva una idea. Devo ascoltare, a volte tacere, spesso fare. Non essere intervenuto non ha intaccato la mia intelligenza. Spesso ho l’occasione di ascoltare dibattiti o avere opinioni discordanti, ma non ho più voglia di criticare chi porta il bicchiere d’acqua perché non è sufficiente.

Poi vedo la mia Italia. Un città bombardata. La persona che porta un bicchiere d’acqua al ferito non sta ricostruendo la città. Ma devo solamente dirle GRAZIE.

Troppe volte sono rimasto  interdetto dall’attacco a chi fa qualcosa. “Bisognerebbe fare altro” o “non è abbastanza”. Sono anni che sogno una sinistra dove si impari ad ascoltare, a ringraziare e a fare il passo successivo. Forse è anche per questo che siamo lontani dalla gente. Invece di dire solamente GRAZIE, facciamo rumore e nascondiamo un bel gesto.

Chissà se un giorno il PD o quello che ne sarà riuscirà a (ri)trovare questo spirito.

Enrico Panai

Ps. Stasera non riesco a parlare con la logica, ma solo con la pancia.

Jun 08
Les  États généraux du renouveauà Grenoble
les 18, 19 et 20 juin.


L’Obs et Libé vous appellent au renouveau civique. Pour la première fois,
le Nouvel Observateur et Libération, deux titres aussi différents par leur histoire
que proches par leurs engagements, s’associent pour repenser le progrès social.
Ce débat sera celui de la société : les deux journaux ont décidé de s’associer pour
que chacun puisse s’en emparer et contribuer à la réflexion.

L’associazione Democratici Parigi vi terrà informati sul percorso di Grenoble.

Il programma in corso di definizione

Dal PD Grenoble

Ciao a tutti,

Grenoble è una piccola città della “provincia” francese, lontana da Parigi tre ore di TGV. Non lontano dal Vercors martire della resistenza, la città ha eletto deputato alla fine degli anni’60 quel Pierre Mendès France artefice della decolonizzazione francese del Vietnam e di una certa idea di socialismo esigente, dal volto umano. Dalla metà degli anni ‘90 la città è amministrata da Michel Destot, che è riuscito alle ultime elezioni a ridurre l’insieme della destra al 35%, governa con quasi il 50% ed una opposizione verde vicina al 15%. Grenoble città di sinistra, progressista, senza dubbio democratica, come nelle sue più lontane tradizioni: era il 7 giugno 1798 (la journée des tuiles) quando il popolo grenoblese ha difeso i suoi parlamentari, che avevano ricevuto l’ingiunzione di sciogliere la loro assemblea, arroccandosi sui tetti del centro, e lanciando le tegole sui soldati del re.

La particolarità di Destot è che governa insieme al modem, il movimento dei centristi, con un programma incentrato da un lato sullo sviluppo economico della città, molto legato all’impiantazione nell’area cittadina di multinazionali dell’alta tecnologia, di centri di ricerca internazionali o nazionali ma prestigiosi come il CEA; e dall’altro sullo sviluppo sociale, che si dimostra con il più grande budget francese (dopo Parigi) del Centre Communal d’Action Sociale (CCAS), che gestisce asili, centri sociali e per persone anziani.

Anche per tutte queste ragioni da alcuni anni Grenoble ospita il Forum di Liberation, tre giorni di dibattiti aperti al pubblico su temi scottanti. Quest’anno il tema è il rinnovamento, molte personalità saranno presenti, citiamo fra gli altri M. HIRSCH, O. FERRAND, M. DE SARNEZ, H. VEDRINE, E. JOLY, M. ROCARD, P. MOSCOVICI, A. LIPIETZ, P. LARROUTUROU, B. HAMON, M. VALLS, J.F. KAHN, J. PEYRELEVADE, C. DUFLOT, E. MORIN, G. COLLOMB, F. HOLLANDE.

…Déjà plusieurs dizaines d’associations, de cercles de pensée, de fondations, d’organisations non gouvernementales les plus diverses participeront aux « Etats généraux du renouveau » à Grenoble les 18,19 et 20 juin prochain. La discussion commence dès aujourd’hui. Demain, nous l’espérons, des centaines de milliers de citoyens de tous les horizons viendront discuter, agir pour imaginer et faire émerger une alternative. Le rassemblement de Grenoble est un appel à la mobilisation citoyenne. Il annonce d’autres débats, d’autres initiatives, d’autres témoignages. Que tout le monde apporte sa pierre! Ce site est à votre disposition.

http://www.liberation.fr/etatsgenerauxdurenouveaugrenoble.html

Lorenzo Ciampolini, PD Grenoble

Jun 07

IL CORPO DELLE DONNE
Proiezione del documentario e discussione con l’autrice.

Cinema Le Studio des Ursulines

10 , rue des Ursulines

Il “Corpo delle donne” è il titolo di un libro e di un documentario di 25? sull’uso del corpo della donna in tv. Scrive Lorella Zanardo, autrice del libro e del documentario: “Siamo partiti da un’urgenza. La constatazione che le donne, le donne vere, stiano scomparendo dalla tv e che siano state sostituite da una rappresentazione grottesca, volgare e umiliante. La perdita ci è parsa enorme: la cancellazione dell’identità delle donne sta avvenendo sotto lo sguardo di tutti ma senza che vi sia un’adeguata reazione, nemmeno da parte delle donne medesime. Da qui si è fatta strada l’idea di selezionare le immagini televisive che avessero in comune l’utilizzo manipolatorio del corpo delle donne per raccontare quanto sta avvenendo non solo a chi non guarda mai la tv ma specialmente a chi la guarda ma “non vede”. L’obbiettivo è interrogarci e interrogare sulle ragioni di questa cancellazione, un vero ” pogrom” di cui siamo tutti spettatori silenziosi. Il lavoro ha poi dato particolare risalto alla cancellazione dei volti adulti in tv, al ricorso alla chirurgia estetica per cancellare qualsiasi segno di passaggio del tempo e alle conseguenze sociali di questa rimozione”.

Il PD di Parigi e Altritaliani.net (www.altritaliani.net) ne parlano con l’autrice.

May 26

Vi ricordiamo l’appuntamento di venerdì 28 alle ore 19 presso il Café Le Twickenham (68, bd Saint-Germain) per la presentazione del libro di Luca Bianchi e Giuseppe Provenzano “Ma il cielo è sempre più su?”, l’emigrazione meridionale ai tempi di Termini Imerese. Proposte di riscatto per una generazione sotto sequestro. Un libro sul Meridione, un libro sull’Italia, i suoi problemi e le sue potenzialità.

Per avere una copia del libro e/o ulteriori informazioni: partitodemocraticoparigi@gmail.com

A venerdì!

PD Parigi


Info
Beatrice Biagini
0033 6 50 23 77 10

May 25

Maria Luisa Busi.
Una schiena dritta. La cosa terribile è che è sola. Sia nel senso che non sono molti i colleghi che sembrano seguirla, sia nel senso della solitudine di questa scelta.
L’associazione democratici Parigi insieme al PD Parigi è solidale con la giornalista Maria Luisa Busi.
Ripubblichiamo qui la lettera inviata dalla Busi al suo direttore, Augusto Minzolini in cui spiega perché chiede di rinunciare alla conduzione del TG1.  Dire no è possibile. Grazie Maria Luisa.
http://www.neropercaso.it/wp-content/uploads/2006/10/maria_luisa_busi1.jpg

Una scelta difficile ma obbligata

“Caro direttore ti chiedo di essere sollevata dalla mansione di conduttrice dell’edizione delle 20 del TG1, essendosi determinata una situazione che non mi consente di svolgere questo compito senza pregiudizio per le mie convinzioni professionali. Questa è per me - prosegue - una scelta difficile, ma obbligata. Considero la linea editoriale che hai voluto imprimere al giornale una sorta di dirottamento, a causa del quale il TG1 rischia di schiantarsi contro una definitiva perdita di credibilità nei confronti dei telespettatori.

Come ha detto il presidente della Commissione di Vigilanza Rai Sergio Zavoli: ‘la più grande testata italiana, rinunciando alla sua tradizionale struttura ha visto trasformare insieme con la sua identità, parte dell’ascolto tradizionale’.
Amo questo giornale, dove lavoro da 21 anni. Perchè è un grande giornale. È stato il giornale di Vespa, Frajese, Longhi, Morrione, Fava, Giuntella. Il giornale delle culture diverse, delle idee diverse. Le conteneva tutte, era questa la sua ricchezza. Era il loro giornale, il nostro giornale. Anche dei colleghi che hai rimosso dai loro incarichi e di molti altri qui dentro che sono stati emarginati. Questo è il giornale che ha sempre parlato a tutto il Paese. Il giornale degli italiani.

Il giornale che ha dato voce a tutte le voci. Non è mai stato il giornale di una voce sola. Oggi l’informazione del TG1 è un’informazione parziale e di parte.
Dov’è il paese reale? Dove sono le donne della vita reale? Quelle che devono aspettare mesi per una mammografia, se non possono pagarla? Quelle coi salari peggiori d’Europa, quelle che fanno fatica ogni giorno ad andare avanti perchè negli asili nido non c’è posto per tutti i nostri figli? Devono farsi levare il sangue e morire per avere l’onore di un nostro titolo. E dove sono le donne e gli uomini che hanno perso il lavoro? Un milione di persone, dietro alle quali ci sono le loro famiglie.

Dove sono i giovani, per la prima volta con un futuro peggiore dei padri? E i quarantenni ancora precari, a 800 euro al mese, che non possono comprare neanche un divano, figuriamoci mettere al mondo un figlio? E dove sono i cassintegrati dell’Alitalia? Che fine hanno fatto? E le centinaia di aziende che chiudono e gli imprenditori del nord est che si tolgono la vita perchè falliti? Dov’è questa Italia che abbiamo il dovere di raccontare? Quell’Italia esiste. Ma il tg1 l’ha eliminata.

Anche io compro la carta igienica per mia figlia che frequenta la prima elementare in una scuola pubblica. Ma la sera, nel TG1 delle 20, diamo spazio solo ai ministri Gelmini e Brunetta che presentano il nuovo grande progetto per la digitalizzazione della scuola, compreso di lavagna interattiva multimediale.
L’Italia che vive una drammatica crisi sociale è finita nel binario morto della nostra indifferenza. Schiacciata tra un’informazione di parte - un editoriale sulla giustizia, uno contro i pentiti di mafia, un altro sull’inchiesta di Trani nel quale hai affermato di non essere indagato, smentito dai fatti il giorno dopo - e l’infotainment quotidiano: da quante volte occorre lavarsi le mani ogni giorno, alla caccia al coccodrillo nel lago, alle mutande antiscippo.

Una scelta editoriale con la quale stiamo arricchendo le sceneggiature dei programmi di satira e impoverendo la nostra reputazione di primo giornale del servizio pubblico della più importante azienda culturale del Paese. Oltre che i cittadini, ne fanno le spese tanti bravi colleghi che potrebbero dedicarsi con maggiore soddisfazione a ben altre inchieste di più alto profilo e interesse generale.
Un giornalista ha un unico strumento per difendere le proprie convinzioni professionali: levare al pezzo la propria firma. Un conduttore, una conduttrice, può soltanto levare la propria faccia, a questo punto. Nell’affidamento dei telespettatori è infatti al conduttore che viene ricollegata la notizia. È lui che ricopre primariamente il ruolo di garante del rapporto di fiducia che sussiste con i telespettatori.

I fatti dell’Aquila ne sono stata la prova.
Quando centinaia di persone hanno inveito contro la troupe che guidavo al grido di vergogna e scodinzolini, ho capito che quel rapporto di fiducia che ci ha sempre legato al nostro pubblico era davvero compromesso. È quello che accade quando si privilegia la comunicazione all’informazione, la propaganda alla verifica.

Ho fatto dell’onestà e della lealtà lo stile della mia vita e della mia professione. Dissentire non è tradire. Non rammento chi lo ha detto recentemente.
Pertanto:

1) respingo l’accusa di avere avuto un comportamento scorretto. Le critiche che ho espresso pubblicamente - ricordo che si tratta di un mio diritto oltre che di un dovere essendo una consigliera della FNSI - le avevo già mosse anche nelle riunioni di sommario e a te, personalmente. Con spirito di leale collaborazione, pensando che in un lavoro come il nostro la circolazione delle idee e la pluralità delle opinioni costit uisca un arricchimento.

Per questo ho continuato a condurre in questi mesi. Ma è palese che non c’è più alcuno spazio per la dialettica democratica al TG1. Sono i tempi del pensiero unico. Chi non ci sta è fuori, prima o dopo.

2) Respingo l’accusa che mi è stata mossa di sputare nel piatto in cui mangio. Ricordo che la pietanza è quella di un semplice inviato, che chiede semplicemente che quel piatto contenga gli ingredienti giusti. Tutti e onesti.
E tengo a precisare di avere sempre rifiutato compensi fuori dalla Rai, lautamente offerti dalle grandi aziende per i volti chiamati a presentare le loro conventions, ritenendo che un giornalista del servizio pubblico non debba trarre profitto dal proprio ruolo.

3) Respingo come offensive le affermazioni contenute nella tu a lettera dopo l’intervista rilasciata a Repubblica, lettera nella quale hai sollecitato all’azienda un provvedimento disciplinare nei miei confronti: mi hai accusato di ‘danneggiare il giornale per cui lavoro’, con le mie dichiarazioni sui dati d’ascolto.
I dati resi pubblici hanno confermato quelle dichiarazioni.
Trovo inoltre paradossale la tua considerazione seguente: ‘il tg1 darà conto delle posizioni delle minoranze ma non stravolgerà i fatti in ossequio a campagne ideologiche’. Posso dirti che l’unica campagna a cui mi dedico è quella dove trascorro i week end con la famiglia. Spero tu possa dire altrettanto.

Viceversa ho notato come non si sia levata una tua parola contro la violenta campagna diffamatoria che i quotidiani Il Giornale, Libero e il settimanale Panorama - anche utilizzando impropriamente corrispondenza aziendale a me diretta - hanno scatenato nei miei confronti in seguito alle mie critiche alla tua linea editoriale. Un attacco a orologeria: screditare subito chi dissente per indebolire la valenza delle sue affermazioni.
Sono stata definita ‘tosa ciacolante - ragazza chiacchierona - cronista senza cronaca, editorialista senza editoriali’ e via di questo passo.
Non è ciò che mi disse il Presidente Ciampi consegnandomi il Premio Saint Vincent di giornalismo, al Quirinale. A queste vigliaccate risponderà il mio legale. Ma sappi che non è certo per questo che lascio la conduzione delle 20.

Thomas Bernhard in Antichi Maestri scrive decine di volte una parola che amo molto: rispetto. Non di ammirazione viviamo, dice, ma è di rispetto che abbiamo bisogno.
Caro direttore, credo che occorra maggiore rispetto. Per le notizie, per il pubblico, per la verità. Quello che nutro per la storia del TG1, per la mia azienda, mi porta a questa decisione. Il rispetto per i telespettatori, nostri unici referenti. Dovremmo ricordarlo sempre. Anche tu ne avresti il dovere.