Allons enfants du PD Paris: Grazie Sergio

Grazie Sergio

Questo disegno è il regalo di Sergio Staino per il Circolo PD e  l’Associazione Democratici Parigi. Abbiamo trascorso tre giorni bellissimi assieme, tra Università , Libreria Italiana e incontro di Circolo. Abbiamo incontrato tante persone e parlato di satira, libertà, laicità, di storia, di cultura, di disegni, di politica.
Un abbraccio a Sergio, a sua moglie Bruna. Grazie a loro,e grazie a tutti.

paris-1-sorbonne-2Sergio Staino a Parigi

 

Sergio Staino a Parigi

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locandina

Sergio Staino (celebre umorista, fumettista, vignettista, regista, giornalista, insomma tante cose) verrà presto a trovarci, a Parigi.  Ne siamo felici. Ne approfitteremo per parlare di tante cose. Satira, informazione, politica, cultura, Parigi, l’Italia.

Ius soli : facciamo ciò che è giusto. E facciamolo adesso!

La politica ha delle ragioni che la cosiddetta realpolitik non conosce. Lo Ius soli è stato cancellato (temporaneamente, si dice) dall’agenda delle cose da fare. Perché mancano i voti. Non quelli del PD; quelli degli altri partiti. Ne mancano 35, necessari all’approvazione del Senato. La realpolitik dice: inutile esporsi a una sconfitta che complicherebbe ancora più le cose, anche sulla legge di bilancio e le altre cose importanti da fare.
Ma la politica dice altro. Già a luglio si era invocato il “buon senso” rimandando l’appuntamento a ottobre. La prossima legislatura vedrà probabilmente un parlamento e una maggioranza più frammentate dell’attuale; e nulla assicura (anzi!) una futura maggioranza orientata in favore di leggi come questa. E allora, o lo si fa adesso, lo ius soli, o probabilmente non se ne parlerà più per anni. Questo dice la politica. E dice anche che, dietro le ragioni di buon senso e di contabilità parlamentare, ci deve essere anche un po’ di fifa. Paura di urtare la sensibilità di parti dell’elettorato sensibili al tema dell’immigrazione e che vedono nello ius soli una minaccia. Ma la paura è una pessima consigliera. La ragione d’essere del PD sta nel portare una proposta politica: cioè un progetto di società e di convivenza civile. Non nel fare calcoli e soppesare i presunti pro e contro elettorali di ogni scelta.

Lo ius soli che può essere approvato adesso (e che ius soli tout court non è, poiché richiederebbe condizioni precise, e stabili, per accordare la cittadinanza) è fondamentale per un progetto di integrazione civile e sociale. È un atto di civiltà, e di fiducia, verso ragazze e ragazzi che in Italia sono nati, crescono, vivono, che spesso non conoscono altro paese che l’Italia. Italiani in tutto, tranne che per la legge.

Non bisogna farsi guidare dalle paure. Oggi chi esulta? Esultano i giornali e i partiti della destra, e non di una destra liberal-democratica (che uno ius soli così lo approverebbe subito, altroché) ma di una destra ferocemente conservatrice, nazionalista, che dell’immigrazione fa uno spauracchio e un’ossessione.

E allora un po’ di coraggio! Rimettiamo subito lo ius soli nell’agenda. Adesso. Spieghiamone le ragioni. 35 voti non sono mille. Cerchiamoli uno a uno.

Facciamo ciò che è giusto e facciamolo adesso. Domani saremo contenti di averlo fatto. E a questo proposito segnaliamo la petizione lanciata da Paola Bocci e Andrea Burzacchini, che abbiamo già firmato in molti:

http://www.glistatigenerali.com/parlamento/nessun-passo-indietro-sullo-ius-soli-lappello-di-centinaia-di-membri-del-pd/

Potete aggiungere la vostra firma scrivendo a questo indirizzo:
ius.soli.subito@gmail.com

Circolo PD Parigi

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Il rapporto sulla nostra attività

Sabato 10 giugno c’è stata la nostra assemblea annuale. Abbiamo presentato il resoconto di tesoreria e il rapporto sull’attività dell’Associazione Democratici e del Circolo PD Parigi, da marzo 2016 (mese della precedente assemblea) fino a oggi. Quindici mesi pieni di cose. Di tante cose. Le trovate qui:
http://partitodemocraticoparigi.org/trasparenza/assemblea-generale-2016-2017/

E ci vediamo sabato 24 giugno al forum delle associazioni italiane, dalle 10 in poi, al Palais de la Porte Dorée (93 avenue Daumesnil – 75012 Paris).A presto.

Congratulazioni e buon lavoro a Matteo Renzi: per un futuro di partecipazione e confronto

partecipazioneCongratulazioni e auguri di buon lavoro, dal circolo PD Parigi, a Matteo Renzi, per la vittoria alle primarie del Partito Democratico. Un ringraziamento ad Andrea Orlando e Michele Emiliano; perché democrazia è soprattutto possibilità di scegliere.

Dentro questa vittoria ci sono tante cose: una bella partecipazione (anche se significativamente inferiore a quelle del passato, è giusto ricordarlo) tante persone che si sono adoperate per organizzare, tante altre che si sono mobilitate per partecipare, per scegliere liberamente. Come è accaduto anche qui a Parigi, una delle capitali d’Europa. Un rinnovato augurio a Matteo Renzi perché, impegnandosi al massimo nel  ruolo di segretario che gli è stato affidato, sappia – più e meglio degli scorsi anni – mettere al servizio del bene comune le culture politiche, e le tante capacità umane, che si ritrovano e si riconoscono nel Partito Democratico; e incoraggiare la partecipazione e il confronto.

Abbiamo bisogno, assolutamente bisogno, di partecipazione e di confronto. E anche di provare a riallacciare il filo con chi, a torto o a ragione, dal Partito Democratico si è allontanato e non si sente più rappresentato.

Circolo PD Parigi 

Ieri, oggi e domani: tra primarie, primo maggio e ferma opposizione al Front National

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Ieri, domenica 30 aprile, come sapete, ci sono state le primarie del Partito Democratico. Grazie, da parte del circolo PD Parigi, a tutti quelli che si sono mobilitati per permetterne l’organizzazione anche qui in Francia (i risultati dei seggi francesi li trovate qui:  http://partitodemocraticoparigi.org/2017/04/30/risultati-primarie-pd-2017-francia/). E grazie anche a chi è venuto ai seggi per esprimere la propria opinione. Come sempre, la libertà è (anche) partecipazione.

Oggi, è il primo maggio: buona festa del lavoro a tutti. A chi un lavoro ce l’ha, e a chi vorrebbe averlo e non riesce a trovarlo. L’immagine che trovate ricorda un primo maggio ormai lontano, quello del 1947: quando a Portella della Ginestra il comizio di Giacomo Schirò (segretario della sezione socialista di San Giuseppe Jato persone) fu interrotto dagli spari – morirono undici persone, ventisette furono ferite. Il primo maggio è stato anche questo.

Domani, invece, comincia la settimana che porta al secondo turno delle elezioni presidenziali francesi.  All’interno del nostro stesso circolo, esistono diverse “sensibilità” (come si diceva un tempo) politiche rispetto alle posizioni di Emmanuel Macron. Ne abbiamo già discusso e ci sarà ancora tempo di farlo. Ma adesso, è il momento della mobilitazione.  Riprendiamo allora le parole del segretario del nostro circolo, all’indomani del primo turno delle elezioni presidenziali francesi:

in vista del secondo turno delle elezioni presidenziali francesi previste per domenica 7 maggio, invitiamo le democratiche e i democratici presenti in Francia a mobilitarsi votando per Macron, per opporci con fermezza all’estrema destra xenofoba del Front National

A presto. Circolo PD Parigi.

Incontro con Laura Garavini, Ettore Rosato e Andrea Manciulli

Venerdì 31 marzo, alle ore 18, alla sede ACLI di Parigi (28, rue Claude Tillier, nel 12ème arrondissement) il circolo PD Parigi organizza un incontro con Laura Garavini (Componente Ufficio di Presidenza Pd Camera​), Ettore Rosato (Presidente di gruppo Pd Camera) e Andrea Manciulli (Vicepresidente Commissione Affari Esteri).

Con loro discuteremo in modo libero, aperto e spassionato dei tanti temi dell’attualità politica e sociale, ovviamente con un’attenzione particolare a quella italiana e quella francese. ​

Vi aspettiamo numerosi.

Circolo PD Parigi

Se non ora, quando?

Può darsi che questa fase della vita del Partito Democratico (faide, minacce di scissione, richiami da entrambe le parti a “fermarsi”) risulti appassionante per gli “addetti ai lavori” o qualche analista politico. Ma probabilmente non è appassionante e nemmeno molto comprensibile per gli altri. Quale è il problema su cui ci si accanisce? Le date del congresso? Decidere  chi comanda e chi sarà primo ministro del prossimo governo dopo l’immancabile (basta crederci) vittoria elettorale? Se di questo si tratta, e se è vero che Dio acceca coloro che vuol perdere, allora c’è da essere preoccupati.

Le sconfitte nelle amministrative del 2016,  l’esito del Referendum del dicembre scorso, il clima generale, richiederebbero l’avvio di una fase molto diversa. Il PD potrebbe (se solo spendesse meno energie in altre faccende) riemergere da quelle sconfitte coinvolgendo i suoi iscritti e dedicando un po’ di tempo a rielaborare una visione delle cose.  Il “sogno di una cosa” (per usare una potente espressione marxiana). E da quel “sogno” fare discendere una concreta, realistica proposta politica.

I temi non mancherebbero. Il disagio sociale, che è la più formidabile riserva per il cosiddetto “populismo” (etichetta con cui ormai si squalifica ogni posizione “urticante”). La riqualificazione del territorio, di cui i terremoti recenti hanno confermato la fragilità. Subito denunciata da tutti come intollerabile, poi progressivamente dimenticata, derubricata di fronte a priorità effettivamente epocali come il litigio sulla data del congresso. I diritti civili. Una persona divenuta cieca e tetraplegica ha chiesto aiuto al Presidente della Repubblica, poche settimane fa,  per sottrarsi a questa intollerabile condizione. Per quanto si tratti certamente di robetta di poco conto di fronte a problemi come la conta dei sostenitori delle diverse correnti, sarebbe magari possibile discutere per sapere come si pone il PD di fronte a queste cose, queste sofferenze, questi drammi? La politica del lavoro: come fare entrare nel mondo del lavoro chi ne è escluso, senza però rinunciare a difendere i diritti dei lavoratori (dipendenti o autonomi), cioè a quella che è la missione storica della sinistra? Il rapporto con l’Europa nel tempo del ritorno del “sovranismo” e del protezionismo. Immigrazione. Sicurezza. Riqualificazione dei servizi pubblici: sanità, pubblica amministrazione, scuola. E da qui – dalla scuola – chiedersi come rimettere in moto un “ascensore sociale” bloccatosi ormai da tempo. Politica ambientale ed energetica, investimenti pubblici, informazione nel tempo delle cosiddette “post-truths”. Bisogna continuare? Molte persone si sono avvicinate al PD perché lo hanno considerato, a torto o a ragione, uno spazio di rappresentanza democratica, forse l’unico davvero attivo e vitale in Italia, oggi.

Ma uno spazio di rappresentanza democratica serve a parlare di queste cose, di questi temi. Invece si parla di di congressi, di elezioni, di date, di Renzi, d’Alema, Bersani, di caminetti e di correnti. Di tutto, tranne che della società, dei problemi delle persone. Quale è, adesso e per il futuro prossimo, la visione, la proposta politica del PD? A oggi, non ve ne è una davvero univoca e condivisa. E mai vi sarà, senza un autentico confronto, perché il Partito Democratico è per sua nascita e definizione l’incontro di diverse culture politiche – o meglio, di culture politiche diverse. Per schematizzare, social-democratica, cristiano-sociale e liberal-democratica. Invece di litigare tra correnti, invece di scontrarsi tra tifoserie al servizio di aspiranti capi e capetti, sarebbe necessario confrontare, una buona volta, lo sguardo che queste diverse culture portano sui temi essenziali della nostra società. E capire se il perimetro comune giustifica lo stare assieme. Oppure se quella intersezione è troppo ridotta, e l’alterità irriducibile. In quel caso, eventuali scissioni non sarebbero il risultato un po’ grottesco di faide interne, ma l’accettazione di una diversità che porta a percorrere strade diverse. Così come decidere di continuare a “stare assieme” nel PD non sarebbe un vivere da separati in casa, un sopportarsi per poi spartirsi posti  di potere; ma un ritrovarsi tra diversi (nel segno del pluralismo culturale, cioè di una bella cosa) attorno a una proposta comune al servizio di un interesse generale.

Tornare a discutere dei temi della società e della vita, in modo partecipativo e non verticistico, sarebbe, anche, un modo di ridare un po’ di forza e dignità alla politica, di ritrovare “la bella politica”, magari di riavvicinare ad essa molte persone. Che non aspettano altro. Invece, come ha scritto pochi giorni fa Emanuele Macaluso: “se le cose non si modificheranno (…) andranno a sbattere tutti: Renzi e i suoi oppositori”.  Proprio così. Se vogliamo evitarlo, quel muro, è necessario tornare a discutere delle ragioni per cui il PD esiste e si propone di governare il paese, di cosa vogliamo fare. Alla scadenza naturale della legislatura manca poco più di un anno.Se non ora, quando?

 Circolo PD Parigi

Presidenziali francesi, le (diverse) ragioni della sinistra

Nei giorni scorsi il circolo del PD di Parigi ha espresso congratulazioni e appoggio a Benoît Hamon, vincitore delle primarie del PS (e dei suoi alleati radicali ed ecologisti) e quindi candidato alle prossime presidenziali francesi. Congratulazioni e appoggio che ci sarebbero state anche se il vincitore fosse stato diverso, e che nascono innanzitutto (al di là dei giudizi specifici sulle linee dei diversi candidati) da due elementi. Il primo, che è un dato di fatto, è la convinta appartenenza del PD e del PS francese alla stessa famiglia, quella del socialismo democratico; il secondo è il principio di accettazione del responso di primarie aperte, come espressione di una scelta libera e democratica.

Tuttavia, all’interno del circolo è emersa subito anche un’altra esigenza.Quella di misurarsi con la presenza di due candidati esterni al PS ma riconducibili, in modi e gradi diversi, alla tradizione progressista o di “centro sinistra”. Da una parte Jean-Luc Mélenchon, alla sinistra del PS, dall’altra Emmanuel Macron, su posizioni social-liberali, verso il centro dello schieramento.

Certamente lo spazio politico che parte da Mélenchon, attraversa Hamon e giunge fino a Macron è vasto. Ma sappiamo che questa frammentazione non nasce ex nihilo, sappiamo che corrisponde a una difficoltà di rappresentazione politica, da parte dei partiti storici, che è un dato del nostro tempo. Non possiamo ignorarne l’esistenza, e del resto sappiamo che ampio è anche lo spettro di posizioni e sensibilità esistenti all’interno del PD; per motivi storici e e culturali, probabilmente ben più di quello rappresentato dal PS. Così come non possiamo ignorare che la vittoria di Hamon sposta il baricentro della politica del PS, in alcuni casi su posizioni anche inedite (vedi il “revenu universel”). Un dato politico su cui ciascuno darà da sé il proprio giudizio, ma che in ogni caso è significativo e non può essere ignorato.

Per tutto questo complesso di cose (direbbe Paolo Conte), certo senza venire meno alla nostra fratellanza con il PS francese, abbiamo deciso che nei prossimi incontri del nostro circolo parigino cercheremo di ospitare, capire e discutere le ragioni di tutti coloro che, in modi anche molto diversi, si propongono di rappresentare in Francia i valori della sinistra, o se preferite del centro – sinistra (ci permetterete di non soffermarci sul dilemma se con trattino o senza).

Senza preclusioni, senza pregiudizi. Ma con la voglia di confrontarci, capire, conoscere, scegliere.

Circolo PD Parigi

Riunione di circolo – Lunedì 5 dicembre, alle ore 19 (sede ACLI)

Lunedì 5 dicembre, alle ore 19, il giorno dopo Il Referendum Costituzionale, ci incontriamo per una riunione del nostro circolo presso la sede ACLI (28 Rue Claude Tillier, 12ème, a due passi dalla stazione del metrò Reuilly – Diderot).

La riunione è aperta, come è ovvio, a tutti –

Naturalmente discuteremo, tutti assieme, i risultati del referendum. E anche di quello che verrà dopo (perché, come ha scritto Emanuele Macaluso qualche giorno fa, c’è vita oltre il Referendum). A presto.

Circolo PD Parigi