Il rapporto sulla nostra attività

Sabato 10 giugno c’è stata la nostra assemblea annuale. Abbiamo presentato il resoconto di tesoreria e il rapporto sull’attività dell’Associazione Democratici e del Circolo PD Parigi, da marzo 2016 (mese della precedente assemblea) fino a oggi. Quindici mesi pieni di cose. Di tante cose. Le trovate qui:
http://partitodemocraticoparigi.org/trasparenza/assemblea-generale-2016-2017/

E ci vediamo sabato 24 giugno al forum delle associazioni italiane, dalle 10 in poi, al Palais de la Porte Dorée (93 avenue Daumesnil – 75012 Paris).A presto.

Congratulazioni e buon lavoro a Matteo Renzi: per un futuro di partecipazione e confronto

partecipazioneCongratulazioni e auguri di buon lavoro, dal circolo PD Parigi, a Matteo Renzi, per la vittoria alle primarie del Partito Democratico. Un ringraziamento ad Andrea Orlando e Michele Emiliano; perché democrazia è soprattutto possibilità di scegliere.

Dentro questa vittoria ci sono tante cose: una bella partecipazione (anche se significativamente inferiore a quelle del passato, è giusto ricordarlo) tante persone che si sono adoperate per organizzare, tante altre che si sono mobilitate per partecipare, per scegliere liberamente. Come è accaduto anche qui a Parigi, una delle capitali d’Europa. Un rinnovato augurio a Matteo Renzi perché, impegnandosi al massimo nel  ruolo di segretario che gli è stato affidato, sappia – più e meglio degli scorsi anni – mettere al servizio del bene comune le culture politiche, e le tante capacità umane, che si ritrovano e si riconoscono nel Partito Democratico; e incoraggiare la partecipazione e il confronto.

Abbiamo bisogno, assolutamente bisogno, di partecipazione e di confronto. E anche di provare a riallacciare il filo con chi, a torto o a ragione, dal Partito Democratico si è allontanato e non si sente più rappresentato.

Circolo PD Parigi 

Ieri, oggi e domani: tra primarie, primo maggio e ferma opposizione al Front National

primo_maggio

Ieri, domenica 30 aprile, come sapete, ci sono state le primarie del Partito Democratico. Grazie, da parte del circolo PD Parigi, a tutti quelli che si sono mobilitati per permetterne l’organizzazione anche qui in Francia (i risultati dei seggi francesi li trovate qui:  http://partitodemocraticoparigi.org/2017/04/30/risultati-primarie-pd-2017-francia/). E grazie anche a chi è venuto ai seggi per esprimere la propria opinione. Come sempre, la libertà è (anche) partecipazione.

Oggi, è il primo maggio: buona festa del lavoro a tutti. A chi un lavoro ce l’ha, e a chi vorrebbe averlo e non riesce a trovarlo. L’immagine che trovate ricorda un primo maggio ormai lontano, quello del 1947: quando a Portella della Ginestra il comizio di Giacomo Schirò (segretario della sezione socialista di San Giuseppe Jato persone) fu interrotto dagli spari – morirono undici persone, ventisette furono ferite. Il primo maggio è stato anche questo.

Domani, invece, comincia la settimana che porta al secondo turno delle elezioni presidenziali francesi.  All’interno del nostro stesso circolo, esistono diverse “sensibilità” (come si diceva un tempo) politiche rispetto alle posizioni di Emmanuel Macron. Ne abbiamo già discusso e ci sarà ancora tempo di farlo. Ma adesso, è il momento della mobilitazione.  Riprendiamo allora le parole del segretario del nostro circolo, all’indomani del primo turno delle elezioni presidenziali francesi:

in vista del secondo turno delle elezioni presidenziali francesi previste per domenica 7 maggio, invitiamo le democratiche e i democratici presenti in Francia a mobilitarsi votando per Macron, per opporci con fermezza all’estrema destra xenofoba del Front National

A presto. Circolo PD Parigi.

Incontro con Laura Garavini, Ettore Rosato e Andrea Manciulli

Venerdì 31 marzo, alle ore 18, alla sede ACLI di Parigi (28, rue Claude Tillier, nel 12ème arrondissement) il circolo PD Parigi organizza un incontro con Laura Garavini (Componente Ufficio di Presidenza Pd Camera​), Ettore Rosato (Presidente di gruppo Pd Camera) e Andrea Manciulli (Vicepresidente Commissione Affari Esteri).

Con loro discuteremo in modo libero, aperto e spassionato dei tanti temi dell’attualità politica e sociale, ovviamente con un’attenzione particolare a quella italiana e quella francese. ​

Vi aspettiamo numerosi.

Circolo PD Parigi

Se non ora, quando?

Può darsi che questa fase della vita del Partito Democratico (faide, minacce di scissione, richiami da entrambe le parti a “fermarsi”) risulti appassionante per gli “addetti ai lavori” o qualche analista politico. Ma probabilmente non è appassionante e nemmeno molto comprensibile per gli altri. Quale è il problema su cui ci si accanisce? Le date del congresso? Decidere  chi comanda e chi sarà primo ministro del prossimo governo dopo l’immancabile (basta crederci) vittoria elettorale? Se di questo si tratta, e se è vero che Dio acceca coloro che vuol perdere, allora c’è da essere preoccupati.

Le sconfitte nelle amministrative del 2016,  l’esito del Referendum del dicembre scorso, il clima generale, richiederebbero l’avvio di una fase molto diversa. Il PD potrebbe (se solo spendesse meno energie in altre faccende) riemergere da quelle sconfitte coinvolgendo i suoi iscritti e dedicando un po’ di tempo a rielaborare una visione delle cose.  Il “sogno di una cosa” (per usare una potente espressione marxiana). E da quel “sogno” fare discendere una concreta, realistica proposta politica.

I temi non mancherebbero. Il disagio sociale, che è la più formidabile riserva per il cosiddetto “populismo” (etichetta con cui ormai si squalifica ogni posizione “urticante”). La riqualificazione del territorio, di cui i terremoti recenti hanno confermato la fragilità. Subito denunciata da tutti come intollerabile, poi progressivamente dimenticata, derubricata di fronte a priorità effettivamente epocali come il litigio sulla data del congresso. I diritti civili. Una persona divenuta cieca e tetraplegica ha chiesto aiuto al Presidente della Repubblica, poche settimane fa,  per sottrarsi a questa intollerabile condizione. Per quanto si tratti certamente di robetta di poco conto di fronte a problemi come la conta dei sostenitori delle diverse correnti, sarebbe magari possibile discutere per sapere come si pone il PD di fronte a queste cose, queste sofferenze, questi drammi? La politica del lavoro: come fare entrare nel mondo del lavoro chi ne è escluso, senza però rinunciare a difendere i diritti dei lavoratori (dipendenti o autonomi), cioè a quella che è la missione storica della sinistra? Il rapporto con l’Europa nel tempo del ritorno del “sovranismo” e del protezionismo. Immigrazione. Sicurezza. Riqualificazione dei servizi pubblici: sanità, pubblica amministrazione, scuola. E da qui – dalla scuola – chiedersi come rimettere in moto un “ascensore sociale” bloccatosi ormai da tempo. Politica ambientale ed energetica, investimenti pubblici, informazione nel tempo delle cosiddette “post-truths”. Bisogna continuare? Molte persone si sono avvicinate al PD perché lo hanno considerato, a torto o a ragione, uno spazio di rappresentanza democratica, forse l’unico davvero attivo e vitale in Italia, oggi.

Ma uno spazio di rappresentanza democratica serve a parlare di queste cose, di questi temi. Invece si parla di di congressi, di elezioni, di date, di Renzi, d’Alema, Bersani, di caminetti e di correnti. Di tutto, tranne che della società, dei problemi delle persone. Quale è, adesso e per il futuro prossimo, la visione, la proposta politica del PD? A oggi, non ve ne è una davvero univoca e condivisa. E mai vi sarà, senza un autentico confronto, perché il Partito Democratico è per sua nascita e definizione l’incontro di diverse culture politiche – o meglio, di culture politiche diverse. Per schematizzare, social-democratica, cristiano-sociale e liberal-democratica. Invece di litigare tra correnti, invece di scontrarsi tra tifoserie al servizio di aspiranti capi e capetti, sarebbe necessario confrontare, una buona volta, lo sguardo che queste diverse culture portano sui temi essenziali della nostra società. E capire se il perimetro comune giustifica lo stare assieme. Oppure se quella intersezione è troppo ridotta, e l’alterità irriducibile. In quel caso, eventuali scissioni non sarebbero il risultato un po’ grottesco di faide interne, ma l’accettazione di una diversità che porta a percorrere strade diverse. Così come decidere di continuare a “stare assieme” nel PD non sarebbe un vivere da separati in casa, un sopportarsi per poi spartirsi posti  di potere; ma un ritrovarsi tra diversi (nel segno del pluralismo culturale, cioè di una bella cosa) attorno a una proposta comune al servizio di un interesse generale.

Tornare a discutere dei temi della società e della vita, in modo partecipativo e non verticistico, sarebbe, anche, un modo di ridare un po’ di forza e dignità alla politica, di ritrovare “la bella politica”, magari di riavvicinare ad essa molte persone. Che non aspettano altro. Invece, come ha scritto pochi giorni fa Emanuele Macaluso: “se le cose non si modificheranno (…) andranno a sbattere tutti: Renzi e i suoi oppositori”.  Proprio così. Se vogliamo evitarlo, quel muro, è necessario tornare a discutere delle ragioni per cui il PD esiste e si propone di governare il paese, di cosa vogliamo fare. Alla scadenza naturale della legislatura manca poco più di un anno.Se non ora, quando?

 Circolo PD Parigi

Presidenziali francesi, le (diverse) ragioni della sinistra

Nei giorni scorsi il circolo del PD di Parigi ha espresso congratulazioni e appoggio a Benoît Hamon, vincitore delle primarie del PS (e dei suoi alleati radicali ed ecologisti) e quindi candidato alle prossime presidenziali francesi. Congratulazioni e appoggio che ci sarebbero state anche se il vincitore fosse stato diverso, e che nascono innanzitutto (al di là dei giudizi specifici sulle linee dei diversi candidati) da due elementi. Il primo, che è un dato di fatto, è la convinta appartenenza del PD e del PS francese alla stessa famiglia, quella del socialismo democratico; il secondo è il principio di accettazione del responso di primarie aperte, come espressione di una scelta libera e democratica.

Tuttavia, all’interno del circolo è emersa subito anche un’altra esigenza.Quella di misurarsi con la presenza di due candidati esterni al PS ma riconducibili, in modi e gradi diversi, alla tradizione progressista o di “centro sinistra”. Da una parte Jean-Luc Mélenchon, alla sinistra del PS, dall’altra Emmanuel Macron, su posizioni social-liberali, verso il centro dello schieramento.

Certamente lo spazio politico che parte da Mélenchon, attraversa Hamon e giunge fino a Macron è vasto. Ma sappiamo che questa frammentazione non nasce ex nihilo, sappiamo che corrisponde a una difficoltà di rappresentazione politica, da parte dei partiti storici, che è un dato del nostro tempo. Non possiamo ignorarne l’esistenza, e del resto sappiamo che ampio è anche lo spettro di posizioni e sensibilità esistenti all’interno del PD; per motivi storici e e culturali, probabilmente ben più di quello rappresentato dal PS. Così come non possiamo ignorare che la vittoria di Hamon sposta il baricentro della politica del PS, in alcuni casi su posizioni anche inedite (vedi il “revenu universel”). Un dato politico su cui ciascuno darà da sé il proprio giudizio, ma che in ogni caso è significativo e non può essere ignorato.

Per tutto questo complesso di cose (direbbe Paolo Conte), certo senza venire meno alla nostra fratellanza con il PS francese, abbiamo deciso che nei prossimi incontri del nostro circolo parigino cercheremo di ospitare, capire e discutere le ragioni di tutti coloro che, in modi anche molto diversi, si propongono di rappresentare in Francia i valori della sinistra, o se preferite del centro – sinistra (ci permetterete di non soffermarci sul dilemma se con trattino o senza).

Senza preclusioni, senza pregiudizi. Ma con la voglia di confrontarci, capire, conoscere, scegliere.

Circolo PD Parigi

Riunione di circolo – Lunedì 5 dicembre, alle ore 19 (sede ACLI)

Lunedì 5 dicembre, alle ore 19, il giorno dopo Il Referendum Costituzionale, ci incontriamo per una riunione del nostro circolo presso la sede ACLI (28 Rue Claude Tillier, 12ème, a due passi dalla stazione del metrò Reuilly – Diderot).

La riunione è aperta, come è ovvio, a tutti –

Naturalmente discuteremo, tutti assieme, i risultati del referendum. E anche di quello che verrà dopo (perché, come ha scritto Emanuele Macaluso qualche giorno fa, c’è vita oltre il Referendum). A presto.

Circolo PD Parigi

Incontro del 12 settembre sul referendum, con Sandro Gozi, all’Université Paris 1 Panthéon-Sorbonne

Qualche annotazione sull’incontro di lunedì scorso ( 12 settembre) sul referendum costituzionale, organizzato dal nostro circolo. All’Université Paris 1 Panthéon-Sorbonne.

Innanzitutto: grazie. Grazie a Isabel Violante che ci ha permesso di avere questo spazio magnifico, a Sandro Gozi (sottosegretario alla presidenza del consiglio), a Massimiliano Picciani segretario del nostro circolo, a Viola Ridolfi, a Laurence Riché e tutti quelli che assieme a loro hanno partecipato all’organizzazione dell’incontro.
Grazie a tutti quelli che sono venuti.
Eravamo in tanti (più di sessanta) e tanta la voglia di saperne di più, di provare a capire.
Ci siamo incontrati per parlare della riforma, del referendum che si avvicina, per ascoltare le ragioni del sì, portate da Sandro Gozi, e discuterne con lui. Laicamente, liberamente, criticamente. Cosa prevede la riforma? Cosa si propone? Come funzionerà la democrazia se sarà approvata? Ecco alcuni (solo alcuni) dei temi emersi nella discussione:

– La “qualità” legislativa, più che la “rapidità”. Sandro Gozi ha insistito sul fatto che la riforma dovrebbe produrre un benefico effetto proprio sulla “qualità” delle leggi, non tanto sulla “rapidità” (la riforma è tacciata da qualcuno di essere animata da uno spirito un po’ “produttivistico”). Nel sistema attuale, le leggi finali sono spesso il risultato di estenuanti negoziazioni, prodotte e incoraggiate dal bicameralismo perfetto e dai noti problemi nel “trovare una maggioranza” (anche se questo, ovviamente, è un punto che riguarda la legge elettorale più che la riforma costituzionale). È stato chiesto un esempio di legge la cui qualità sia stata “degradata” dalla pesantezza del processo attuale, e su questo Gozi ha avuto gioco facile nel rispondere: le unioni civili. Qualunque sia il giudizio sulla legge, certo essa è uscita ridimensionata rispetto alle ambizioni iniziali, e non tanto per risultato di un dibattito, quanto per effetto di alchimie politiche.
– Il Senato. Diventa un organo rappresentativo delle autonomie regionali (da cui il nome: “senato delle regioni”), composto da 100 senatori (invece di 315), di cui 95 scelti dai consigli regionali (più 5 nominati dal Presidente della Repubblica, ma in carica per 7 anni e non più a vita). Visto che la riforma si propone di superare le ambiguità e le sovrapposizioni tra governo e regioni, separandone le rispettive competenze, serve davvero un “senato delle regioni”? E nella pratica come saranno scelti, i senatori? Non era meglio abolirlo del tutto? La risposta di Gozi è che la riforma attuale è “anche” un punto di equilibro tra le forze parlamentari, e che “oggettivamente” (lo aggiungo io con lessico un po’ leninista) non c’era in parlamento una maggioranza disposta ad abolirlo del tutto, il senato. (Il che non è poi sorprendente, e fa pensare a quell’espressione idiomatica inglese: like turkeys voting for Christmas. Insomma, è un casino trovare tacchini che votano per il mangiar tacchino a Natale).
– I “costi della politica”. La riforma ne produrrà una riduzione. Il che è una buona cosa, ma non lo scopo della riforma. Nessuna “concorrenza” a istanze populiste e pulsioni anti – politiche. Diciamo che è un “effetto secondario” positivo.
– La riforma, soprattutto in “combinato disposto” (brutta espressione, secondo me) con la nuova legge elettorale, concentra più potere nelle mani del primo ministro, del partito di cui è espressione e del governo in genere. Cosa succede se questo potere finisce nelle “mani sbagliate”? E sappiamo che in Italia,di “mani sbagliate” ce ne sono sempre. Gli esempi non mancano. Gozi replica però che la riforma non altera il sistema complessivo di garanzie, che il ruolo del Presidente della Repubblica resta forte (la riforma proposta, poi bocciata, del governo Berlusconi dava al primo ministro la possibilità di sciogliere le camere), che il primo ministro non ha neppure la possibilità di “licenziare” i suoi ministri (cosa peraltro su cui, secondo Gozi, si potrebbe discutere e riflettere).
– Siamo attualmente in un sistema “tripolare”, con PD, M5S e centro-destra che hanno pesi elettorali se non equivalenti, certo paragonabili. Potremmo dire che più dei due terzi del sistema politico (M5S + centrodestra+ un “pezzo” di sinistra) si annunciano contrari: se la matematica non è un’opinione, come fa il sì a vincere? Domanda giusta, ma certo l’aritmetica politica non sempre restituisce la complessità dello scenario reale. E in politica la matematica è spesso un’opinione. Intanto bisogna vedere dove si concentrerà l’astensione, in un referendum che essendo confermativo non richiede il “quorum”; e poi una parte dell’elettorato “pentastellato” e di quello di centrodestra, almeno sulla carta, dovrebbero poter essere sensibili ai temi della riforma (modernizzazione, semplificazione, riduzione dei costi). La “personalizzazione” del referendum è stata un errore, dice Gozi, ora si cerca di riportare la discussione sul merito e questo potrebbe sparigliare le carte rispetto alla logica degli schieramenti.
– Decretazione d’urgenza: una delle obiezioni mosse alla riforma è quello di sminuire il ruolo del parlamento, in ragione dei molti strumenti dati al governo (fiducia, decreti, etc.). Secondo Gozi, in realtà dovrebbe avvenire proprio il contrario. Tutti i governi (almeno quelli che hanno provato a fare qualcosa) hanno in un certo senso “dovuto” fare ricorso a strumenti di decretazione d’urgenza proprio per sottrarsi alle “sabbie mobili” delle maggioranze fragili e del bicameralismo. Un processo più snello dovrebbe quindi ridurre intrinsecamente la necessità di fare ricorso a questi accorgimenti.
– elezione del Presidente della Repubblica: si alza la maggioranza richiesta, si riuscirà a trovarla, visto che già con le regole attuali spesso rappresenta un problema? (Gli esempi non mancano). Certo dipende anche dalla legge elettorale. Ma è un punto interessante.

Sono solo alcuni esempi dei temi discussi. Paolo (Sartini), ad esempio, presente e autore di un bell’intervento, potrà certo ricordarcene altri. E così le altre persone presenti.

In maggioranza, direi,la platea era composta da persone tendenzialmente favorevoli alla riforma, ma non per questo meno interessate a discuterne in modo franco.
In tutta la serata non ho sentito neppure uno slogan, una frase fatta, una contrapposizione tra “noi” e”voi”, un “W il sì” o “W il no” buttato lì come si fa allo stadio, nessuno ha accusato gli altri di essere “fascisti”, “stalinisti”, “servi dei poteri forti”, nessuno ha parlato di ” dittatura” o “fine della democrazia” o cose del genere per squalificare l’altro da sé, renderlo un mostro (il che è più facile e comodo, lo so bene, che informarsi, spiegare e argomentare).

È bello discutere del merito delle cose, cercare di saperne di più, mettere alla prova le proprie opinioni, essere pronti a cambiarle. Non sempre è così.

Grazie ancora a tutti quelli che c’erano. E che mostrano come sia ancora possibile parlare, discutere, senza “divorarsi”. Da qui al giorno del referendum avremo molti altri appuntamenti, Massimilano nel suo ultimo messaggio ne ha ricordato il calendario. E la possibilità di ascoltare voci diverse.

Non perdiamoci di vista ;)

Costituzione

Il PSE sia un vero partito trans-nazionale

Qui allegato potete trovare un articolo pubblicato sull’Unità di oggi (01/12/2015) scritto dal nostro segretario di Circolo Massimiliano Picciani  e da Barbara Revelli, già iscritta e fondatrice del nostro Circolo nonchè vice presidente di EuroCité, basato sul lavoro svolto nei mesi scorsi con EuroCité, Fondation Jaurès e rappresentanti dei partiti PSE a Parigi sul tema dell’europeizzazione dei partiti nazionali e del passaggio verso un’Europa politica.
Buona lettura.

Contributo per una riforma della scuola italiana all’estero

In data 13 luglio 2015 il Parlamento Italiano ha definitivamente approvato la Legge 107 dal titolo “Riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione e delega per il riordino delle disposizioni legislative vigenti.” La legge contiene diverse deleghe al governo e una di queste riguarda le scuole italiane all’estero (art. 180 e 181 comma h).

Questo è il documento, elaborato dal Partito Democratico di Parigi che riporta il contributo del circolo sul tema della riforma della scuola italiana all’estero a seguito di audizioni di gruppi e di singoli docenti, genitori e cittadini italiani che vivono e lavorano nella regione parigina.