La crisi greca for dummies (Emanuele Dolce)

Io ho un reddito fisso, diciamo il mio stipendio. Riccardo ha un reddito aleatorio, diciamo ventimila azioni Telecom. Ecco, tra me e Riccardo ci possiamo mettere d’accordo e scrivere un contratto nel quale stabiliamo che tra il 2015 e il 2016 io gli verserò ogni mese il mio stipendio e lui in cambio mi verserà ogni mese una somma pari alla plusvalenza che lui ha realizzato in questi anni e fino al 2015, divisa per 12. Io ci guadagno se il mio stipendio non cresce molto e se lui fa una bella plusvalenza, lui ci guadagna se io vengo promosso e/o se le sue azioni vanno male. Questo contratto poi io lo metto sul mercato e Goffredo decide di comprarlo in cambio di soldi, pochi maledetti ma subito, perché lui nelle capacità d’investimento di Riccardo ci crede di brutto. Io a quel punto mi son tirato fuori dal rischio speculativo e ho convertito in soldi oggi un eventuale guadagno (magari maggiore, o almeno è quel che pensa Goffredo) domani.

Tempo dopo io sono al bar con Zack e dico “ma quel Goffredo là è proprio un pollo, eh. Mi ha comprato uno swap assurdo indicizzato sul mio stipendio e sul rendimento delle azioni di Riccardo”. Zack pero’ non solo non pensa che Goffredo sia un pollo, ma mi invita a scommetterci: facciamo quindi un nuovo contratto, in cui io scommetto che Goffredo finisca sul lastrico a causa del suo investimento sul titolo — che peraltro ho emesso io, e ne so qualcosa sulle possibilità che almeno il mio stipendio cresca — mentre Zack scommette che Goffredo abbia fatto un affare: lui mi offre quindi un contratto d’assicurazione, impegnandosi a pagarmi una certa somma se, nel 2016, dovesse venir fuori che Goffredo e Riccardo non son stati molto scaltri, io gli allungo dei soldi (pochi, maledetti, subito). Io poi questa particolare “polizza d’assicurazione” la posso ovviamente scambiare sul mercato ma non intendo farlo subito: non prima di aver parlato in giro di quanto sia scarso Goffredo e di quanto andrà male Telecom, in modo da farne salire un po’ il prezzo e farci una bella plusvalenza.

Nel frattempo Goffredo si rende conto che per comprare il mio titolo ha impegnato gli ultimi soldi che aveva in tasca e stasera per giunta c’è Pupo a Parigi e lui a un concerto di Pupo non può proprio mancare. Disperato, decide di venire alla riunione del Pd (quella ristretta, sui Comites) e ci viene con dei titoli del debito appena stampati: lo impegnano, in cambio di contante fresco, a pagare a chi li compra un tasso d’interesse mensile da oggi fino al giorno della scadenza, più il riscatto della somma (alla pari, cioé il 100%) alla scadenza. Per convincerci, visto che nessuno pare interessato all’acquisto, alza il tasso d’interesse, dal 3 al 5, infine al 7%. Quando sono arrivati al 9% io, Beatrice e il resto dell’assemblea ne compriamo un po’, Goffredo può andare al concerto di Pupo e per il momento tutto bene.

Il problema di Goffredo è che non avrebbe dovuto prendere anche due coche-cole alla modica cifra di 18 euro al baracchino fuori dalla sala dei concerti, perché adesso non ha sufficiente contante, anche calcolando gli interessi attivi che gli darebbe la banca sul suo capitale, per ripagare gli interessi passivi che ha contratto con me e con Bea. Allora inizia a emettere altro debito e — cosa ancor peggiore — si fa convincere da Bea sull’emissione di un altro derivato, soldi freschi in cambio dell’impegno a ripagare tutto tra il 2016 e il 2020. Bea — che ha su di me una certa autorità morale — mi consiglia di far finta di comprare questi titoli in modo da dare una mano a Goffredo, che altrimenti va in bancarotta e non pagherà né me né lei (ovviamente per questo lavoro Bea prende una commissione da Goffredo). Poi Bea (sempre lei) si impegna anche a coprire il fatto che Goffredo non ha ricevuto in realtà neanche una lira né da me ne da altri, ma l’ha scritto nelle sua contabilità comunque come un attivo. Quindi gli copre un falso di bilancio

Ecco uscendo di metafora questo è quello che è successo alla Grecia (Goffredo) per colpa degli hedge funds (io e Bea), per mezzo degli swap: il primo (il contratto tra me e Riccardo) era uno swap “semplice”; il secondo (quello tra me e Zack) era un CDS, Credit Default Swap. Si nota che la differenza è che mentre il primo swap era su due redditi che tutti possono verificare via via e che sono reali (è cioè uno swap con un sottostante), il secondo era uno swap sul niente, una pura scommessa.

Il mio interesse e quello di Bea è speculativo: a noi interessa dapprima che Goffredo emetta titolo con il più alto tasso possibile, e comprarlo. Poi ci conviene che la gente sappia che Goffredo non è solvibile, in modo che il mio titolo che scommette sull’insolvenza di Goffredo (il secondo swap) salga di valore. Infine, ci conviene che arrivi Maria Chiara che, su pressioni guardacaso mie e di Bea, dia a Goffredo i soldi che gli servono, cosi’ da un lato noi abbiamo il capitale dell’investimento garantito, dall’altro ci siamo assicurati un titolo che rende moltissimo e che pero’ non presenta rischi particolari (e noi lo sappiamo). Ovviamente venderemo lo swap che scommette sul fallimento di Goffredo non appena saremo sicuri che a Goffredo gli aiuti arrivano, ma prima che lo sappiano gli eventuali acquirenti. Li venderemo proprio quando tutti credono che Goffredo fallirà sicuramente. Mentre ci terremo stretti il suo BTP, che — quando le acque si saranno calmate — sarà un gran bell’investimento, sicuro sicuro, a medio-lungo.

Più seriamente: per gli hedge funds questo della Grecia è in realtà un obiettivo intermedio. La ciccia la fanno speculando sul valore dell’euro. Nel frattempo la Grecia ha dato una piccola, coraggiosa risposta: gli hedge non possono comprare i titolo del debito greco.

Da un punto di vista di policy la soluzione più seria mi pare:

1. impedire che gli swap siano scambiabili sui mercati, regolamentati o non – non tutti gli swap, solo quelli puramente speculativi
2. stabilire per legge che gli stati che aderiscono all’UE debbano avere un bilancio certificato da un’agenzia europea, e debbano essere in attivo, come in Germania (se la Merkel aiuta i greci non può farlo andando in rosso, loro il pareggio nei conti ce l’hanno nella costituzione)
3. far pagare le tasse a chi non le paga: in Grecia c’è un’evasione fiscale altissima, unita a una crisi economica strutturale: i soldi mancano per forza. Ah, by the way: vi ricorda qualcosa?
4. Impegnarsi pubblicamente a non aiutare proprio nessuno. I greci falliscono? Falliscano. Chi ci ha scommesso comprando titoli del debito, stavolta si attacca. Il popolo greco si rivalga su chi per anni non ha pagato le tasse, sulle banche, sui governanti.
5. Rispondendo con open market operations alle oscillazioni dell’euro. Abbiamo una base monetaria ampia, certo se non avessimo usato tutti quei soldi per aiutare le banche a fare i profitti che hanno fatto nel 2009, sarebbe stato meglio. Ma i soldi li abbiamo.

5 thoughts on “La crisi greca for dummies (Emanuele Dolce)

  1. Minchia! Ho beccato uno che si entusiasma per cose sovrumanamente contorte ed eticamente discutibili! Non capita facilmente: la maggior parte di quelli che fanno quello che fai tu è comprensibile che si vergognino di ammetterlo pubblicamente.
    Tentare le proprie fortune speculando sulle sfortune altrui la trovo una cosa da suicidio. Ad essere estremamente tollerante, è uno scheletro da mettere nell’armadio.
    Capisco quelli che mollano, si comprano un orto e decidono di condurre una vita socialmente e fisicamente più sana producendo patate, pomodori e uova quel tanto che basta per assicurarsi l’autosufficienza alimentare.
    Sono figlio di contadini abituati a vivere producendo col sudore della loro fronte e certamente mi scuserai per la domanda bruta, cruda ed ignorante che inevitabilmente sorge spontanea: alla fine delle tue giornate non ti capita mai di chiederti se valga la pena di affrontare un nuovo giorno o se non sia meglio togliersi di mezzo?
    Dato che mio figlio studia economia la cosa mi interessa non poco.

  2. Forse varrebbe la pena di risparmiare lo scrittore del post dal destino auspicato nel commento precedente, visto che stava facendo una descrizione assai figurata del meccanismo speculativo…

  3. Caro Roberto P, alla fine delle mie giornate in effetti non sono mai particolarmente felice — e non perché mi occupi di speculazione (l’azienda in cui lavoro fa consulenze alle imprese su aspetti non finanziari) — ma perché il lavoro che faccio mi annoia. Mi diverto di più, lo ammetto, a scrivere delle storielle assurde che provano a raccontare i meccanismi con i quali i grandi speculatori stanno provandoa mettere in ginocchio interi paesi. E se rileggi il mio articolo vedrai che il mio intento non è proprio per niente quello di giustificarli. Anzi, ti rivelero’ un retroscena: c’era anche un sensto punto nel post originale, che poi abbiamo deciso di “tagliare”. Nel sesto punto invitavo i greci a prendere il forcone e andare in piazza a farsi giustizia, perché penso che finché la gente non avrà il coraggio di usare la propria rabbia (e la tua sacrosanta indignazione!) per imporre il cambiamento, resterà schiava di speculatori, truffatori e berlusconi vari.

  4. Sì, rileggendo il tutto mi accorgo che l’autore non ha colpa ed anzi ha il pregio di essere riuscito a spiegare in maniera semplice dei meccanismi complicati.
    Chiedo quindi scusa.

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