Chiarezza sui Costi del Referendum Elettorale

di Stefano Zacchiroli

In questi giorni si è detto (di) tutto sul referendum elettorale ed in particolari sui presunti costi del suo scorporo dalle altre consultazioni elettorali in vista.  Con buon atteggiamento da pescatori («ho pescato una carpa di almeno 20 kg»), i sostenitori dell’accorpamento sono stati intenti a massimizzare le cifre (si è letto persino un “500 milioni di euro”), mentre i detrattori erano intenti a minimizzarle.

Buon ultimo, Silvio Berlusconi ha ieri dichiarato: “Siamo lontanissimi dalle cifre di cui si era parlato, che comprendevano anche i costi dell’andare e tornare dal voto, quelli dell’eventuale assenza dal lavoro per chi avesse deciso di andare a votare il lunedì”.

Peccato che pochi dei quotidiani, o dei ministri, che abbiamo letto e ascoltato in questi giorni si sia degnato di fornire le fonti a supporto delle cifre sbandierate. Ci siamo occupati del problema lo scorso Febbraio (ben prima della recente emergenza dell’Abruzzo) e ci teniamo a fornirvele, tali fonti, in modo da potere meglio valutare l’impatto economico del ricatto cui la Lega ha sottoposto il governo.

L’analisi iniziale dei costi dello scorporo del referendum elettorale da entrambe le altre consultazioni elettorale è stata condotta il 24 Febbraio dagli economisti di La Voce. Come osserva il premier, l’analisi è divisa in costi diretti (spese effettive di cassa che lo stato dovrebbe sostenere), e costi indiretti (costi cioè che ricadrebbero sui cittadini). La stima degli economisti è di un risparmio, in caso di accorpamento del referendum con le elezioni europee e primo turno delle amministrative, di circa 400 milioni di euro divisi equamente tra costri diretti ed indiretti.

Indubbiamente è stato improprio da parte dei sostenitori dell’accorpamento sbandierare in questi giorni il risparmio totale asserendo impropriamente che ci sarebbero stati 400 milioni in più da destinare alla ricostruzione de L’Aquila. Riconosciuto ciò, 200 milioni di euro sarebbe forse un importo “lontanissimo” da 400? In termini relativi è il 50%, ma come disponibilità extra per ricostruire una città non sarebbe male, specie considerando che l'”impeto di solidarietà” degli Italiani di questi giorni che ha rivolto donazioni via SMS al 48580 ha raccolto finora poco più di 10 milioni di euro. In termini relativi si tratta del 5% dei soli costi diretti che si risparmierebbero con l’accorpamento: “lontanissimissimi” dai 200 milioni.

Cosa figura nei costi indiretti? Gli economisti di La Voce ci informano che le voci principali sono il tempo richiesto per andare a votare (che non può essere impegnato per fare altro), il costo di un eventuale baby sitting ed il costo della giornata lavorativa persa dal personale presente ai seggi. Tutte queste voci, ove risparmiate, non fluirebbero nelle casse dello stato, ma resterebbero nelle tasche dei singoli cittadini. Se proprio non si vuole che i cittadini si tengano tali soldi, anziché farli pagare come Bossi-tax, si potrebbere suggerire di devolverli come donazione per la ricostruzione de L’Aquila …

Se ci va “fatta bene”, il referendum si terrà il 21 Giugno; messaggio mediatico quasi perfetto: facciamo (fallire) il referendum e in più risparmiamo! … quasi. Un’altra puntuale analisi economica apparsa il 10 Marzo, considera tale scenario. Come facilmente immaginabile, il risparmio dell’accorpamento con i ballottaggi è di molto inferiore a quello dell’accorpamento con le europee. La triviale motivazione è che solo una piccola fetta di elettori sarà coinvolta dai ballottaggi: il 23%. Risparmio mancato di 159 milioni di euro (costi diretti) + 154 milioni di euro (costi indiretti). Cifre indubbiamente “lontanissime”, e quindi chiaramente inutili, da quelle che serviranno per ricostruire L’Aquila …

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *